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La Democrazia e’ quella cosa

Pubblicato: febbraio 14, 2013 in Uncategorized
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La Democrazia e’ una di quelle cose che ti insegnano da bambino e tu ci credi. Ci credi perche’ tutti la dicono cosi’, nessuno non e’ d’accordo. E ti dicono che il tuo voto conta, che fa la differenza!, e che non votare e’ sbagliato. E tu vuoi fare la cosa giusta.

Serve diventare grandi e trovare il tempo di prendere la calcolatrice per capire che forse non e’ proprio cosi’, che forse Babbo Natale non esiste.

Costa fatica capire l’ovvio. Perche’ e’ ovvio che se soffio contro una macchina questa non si muove. Ma un tornado la macchina la solleva come un fuscello per cui se soffiamo in 20 milioni e’ ovvio che la macchina la spostiamo. E questo e’ vero. Quello che sfugge, impalpabile, e’ che se soffiamo in 20milioni piuttosto che in 20milioni meno uno non cambia nulla.

E questa cosa e’ cosi’ evidente che si fa quasi fatica a dirla. Che se uno solo non va allo stadio lo stadio e’ pieno comunque e che se tutti non vanno allo stadio lo stadio e’ vuoto. Pero’ la differenza tra uno e tutti e’ non e’ che non ci sia.

Che se siamo in 5 e votiamo la cosa va bene. Se siamo 20 anche. Ma se siamo 100mila? 100mila sono quelli di un concerto a San Siro pieno pieno. Che se devo stringere la mano a tutti ci vogliono un giorno e una notte interi. E 20 milioni sono 200 volte 100mila. E forse ci se sente un po’ piccolini. Ed e’ anche giusto sentirsi piccolini.

 

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Sul voto 2

Pubblicato: aprile 13, 2008 in voto
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Sono andato a votare.

Ribadisco la mia posizione. Il voto e’ uno strumento di misura del
consenso acquisito nel periodo precedente al voto (giorni, mesi ma
anche anni). In quanto tale necessita solamente di un campione
significativo di votanti, diciamo 10 milioni, forse anche meno.
Visto che cmq tutto si basa solo su grandezze percentuali e mai
assolute basta definire quali siano i rapporti tra i vari partiti.

Ritenere determinante ogni voto inizio a pensare sia una variazione
del paradosso del sorite (quello del mucchio) dove 1000 voti sono
significativi, quindi anche 999, …, quindi anche 1.
Infatti di solito la contro argomentazione che viene fatta e’: se 1
voto non e’ significativo allora non lo sono nemmeno 2, …, e nemmeno
1000.
A volte riformulato in “se tutti facessero cosi’…”.

Comunque, dicevo, sono andato a votare. Ho donato un campionamento in
piu’ al conteggio, la precisione della misurazione aumentera’ di
qualche milionesimo (cmq molto al di sotto della soglia di errore, ma
non voglio divagare).
Perche’? Perche’ ieri mi ha chiamato mia mamma e mi ha detto che se va
su Berlusconi e’ per colpa di quelli che non vanno a votare e cosi’
via. Quindi sono andato a votare per far contenta la mamma. Direi un
voto utile :)

Inoltre ho avuto modo di guardarmi attorno con uno sguardo diverso e
di notare come tutto quanto, aiutato dal bel tempo, avesse dei tratti
evidentissimi di celebrazione collettiva. Il cittadino prende in mano
i propri diritti e doveri e si reca a decidere le sorti del paese.
Quasi una processione di paese, una via vai di persone, vestite spesso
a festa, che fanno una cosa giusta. Ci si incontra, ci si saluta, ci
si rassicura o ci si contesta scherzosamente.
Un plebiscito della democrazia stessa in cui la folla conferisce
autorita’ al sistema. In questo nulla di male in fondo, ma molto
rituale senza dubbio.
Accanto a questo un pacato meccanismo di tifoseria, noi contro loro,
progetti di festeggiamenti in caso di “vittoria”, dopo notti insonni
passate a chiedersi cosa sia meglio. Sara’ meglio che venga a votare
tanta gente o meno?
E’ un piacere, un diversivo, la speranza del cambiamento, il senso di
star facendo qualcosa.
Il tutto preceduto dai bagni di folla delle convention da sempre
animate da canti, applausi, colori e danze.

E c’e’ anche un chiaro “empowerment” del cittadino, che diventa
artefice del proprio destino, potente, decisivo tanto quanto tutti gli
altri, quindi al massimo livello possibile. Non e’ piu’ ultimo, ne’
penultimo. E diventa anche responsabile di quello che succede, diventa
poi moralmente complesso rifiutare la propria azione.

Insomma, le premesse per un gran bel rito ci sono tutte. E in fondo
molto lontani da quello non siamo andati. Se ci si pensa abbiamo
ancora l’altare della patria, gli imponenti palazzi del potere, le
parate militari, e’ cosi’ via. Un retaggio religioso/nobiliare dei
7000 anni precedenti. Difficile da cancellare.

Niente, tutto qui.

Sul voto

Pubblicato: febbraio 8, 2008 in voto
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Tra due mesi si andra’ a votare. Non e’ ancora chiaro se/come si assembleranno i partiti, se punteranno a ricostruire due schieramenti o a presentarsi come partiti unici e riunirsi poi alla fine oppure se distaccheranno alcuni partiti minori presentandoli come nuovi o come “autentici”.
Sono piuttosto confidente del fatto che, al di la’ degli abiti nuovi, i nomi e gli schieramenti restino i soliti: la cosiddetta “destra” contro la cosiddetta “sinistra”.
Uno scenario possibile e’ quello di presentarsi separati puntando poi alla Grande Coalizione alla tedesca. E’ possibile.

Voto vs non voto/nulla/bianca

Nessuno dei due schieramenti, sia in blocco sia come singoli partiti che ne fanno parte, e’ degno di stare al governo.
Viene quindi da chiedersi: ha senso andare a votare? Se un sacco di persone non andassero a votare dovrebbero certamente rendersi conto che qualcosa non va.
Io penso che questo sia un discorso assurdo: chi dovrebbe rendersene conto? Quegli stessi politici che uno non vuole votare che dovrebbero improvvisamentre redimersi di fronte a tanto scontento popolare? O forse gli altri italiani? C’e’ forse qualcuno che ancora non lo sa? E dopo che la sfiducia del popolo fosse stata “ufficializzata” da una presenza alle urne mettiamo anche del 50% che cosa dovrebbe succedere? Le elezioni sarebbero valide e i partiti eletti direbbero qualche parola ai loro nuovi tg appena conquistati rispetto al duro lavoro che c’e’ da fare per riconquistare la fiducia degli italiani. Nessun eroe mascherato che compaia e risolva le cose.
Idem per scheda nulla, idem per scheda bianca, idem per scheda con scritto Beppe Grillo o Padre Pio. Cio’ che viene scritto sulle schede resta nei seggi, non arriva certo in tv o altrove, e quindi e’ irrilevante.
C’e’ infine chi sceglie di non votare semplicemente per sentirsi a posto con la coscienza: legittimo, ma poco utile a cambiare la situazione.

Filosoficamente non votare puo’ significare un rifiuto intero del sistema democratico, scheda nulla un rifiuto dei candidati, scheda bianca un silenzio assenso. Nella realta’ il significato di queste scelte viene invece “impartito” dai media di turno, che possono reinterpretare o insabbiare questi elementi a seconda di come fa piu’ comodo. Diciamo che un eventuale distinguo tra queste posizioni resta di fatto nella sola testa del singolo elettore. Qualcuno sostiene che le schede bianche siano piu’ facili da riciclare per i brogli: ok, evitiamo le schede bianche allora.

Il meno peggio

Escluso il non voto resta la sola strada del voto. Se ho bisogno di comprare un maglione perche’ fa freddo e l’unico negozio ne ha solo 3 che non mi piacciono mi trovo costretto cmq a scegliere tra questi.
E su questo si articolera’ l’intera campagna elettorale prossima venutra. Critiche agli avversari, autocritica, promesse, ecc.
Andando ad istinto si scava nel marcio e si cerca la cosa di cui si possa salvare qualcosa. Si rivedono le proprie aspettative per adattarle alla “realta’”: “forse il verde scuro non mi sta poi cosi’ male”. In fondo il sistema deve andare avanti (uno dei tanti casi di falso dilemma, descritto in seguito).

Partiti minori

Un’alternativa in realta’ trova posto nei partiti minori: liste civiche, pensionati, non me ne vengono in mente molti, che si suppone siano meno corrotti degli altri ed e’ anche probabile che lo siano, resta da capire se sia per integrita’ morale o per mancanza di interesse da parte dei corruttori.
Ma supponiamo pure di trovare un partito fatto da persone ottime, che magari uno conosca personalmente, quanti voti ci si puo’ davvero aspettare che arrivino ad ottenere? Un dieci percento come quello della Lega di qualche anno fa? Non sarebbe male, ma si troverebbe pero’ comunque a dover lavorare avendo contro il restante 90% del governo.
Di certo sarebbe, questo si’, un messaggio forte per le prossime elezioni in quanto altri elettori che temevano di “sprecare il proprio voto” potrebbero rischiare e dirigere il loro prezioso voto verso questo nuovo partito.
Supponendo che questo si mantenga puro e limpido, supponendo che riesca a vincere la battaglia mediatica tramite mezzi alternativi (internet), supponendo che i terroristi non facciano attentati mirati e che riescano a barcamenarsi tra le varie trattative di governo, nel giro di 2 o 3 elezioni potrebbero arrivare a far passare delle leggi significative.
Questo significa pero’ allargare la propria rete di contatti sul territorio, trovare nuovi volontari, nuovi portavoce, ecc. richiede quindi una partecipazione attiva da parte della gente, che invece ritengo abbia piu’ facilmente la tendenza a cercare il candidato su cui puntare tutto nella speranza che questo risolva tutti i problemi senza doversi sbattere piu’ di tanto.
Supponendo comunque che questo scenario ideale sia la strada da seguire o almeno una di quelle ragionevoli a cui vale la pena dare “qualche spicciolo” questa puo’ essere un’opzione. Ma quante possibilita’ ci sono che si verifichi davvero?
Il punto e’ che si tratta cmq di una strategia minore (l’onesta’) che deve invadere un territorio nemico (corruzione) partendo dal piccolo. Se sin da subito non ha caratteristiche vincenti verra’ schiacciata per una semplice questione numerica.
Sinceramente questa strada non e’ certamente tra le prime della mia personale lista, pero’ l’unica critica che posso farle e’ che rischia di restare un ideale illusorio e irraggiungibile e che nel frattempo precluda altre strade: sereni e rincuorati da questo lontano traguardo si lascia di fatto che tutto resti come prima.

Brogli e bugie

Su tutto cio’ si aggiunge pero’ una piccola complicazione. Brogli e bugie.
I brogli avvengono sempre: chi ha maggior controllo su uno specifico territorio riesce a farne di piu’. Ma qui possiamo supporre che i rispettivi brogli in fondo si compensino, magari schiacciando un po’ i partiti minori, ma che tutto sommato la cosa non sia rilevante.
Il secondo problema sono le bugie: con tanta pazienza scelgo il mio candidato ideale, maggiore o minore che sia. Da bravo studio, mi leggo il programma, vado ai comizi. Ne trovo uno che mi convince. Che cosa mi garantisce pero’ che poi fara’ quello che ha promesso? Nulla. Niente, davvero, nulla. Ufficialmente, ci insegnano i tg, se non mantengo le promesse perdo voti alle prossime elezioni. Nella pratica la cosa e’ molto piu’ indiretta. Prodi puo’ dire che non ha fatto nulla del programma perche’ e’ durato poco, Berlusconi puo’ dire che e’ stata colpa dei suoi alleati e dell’euro.
Ma allora su cosa mi posso basare per scegliere chi votare? A livello oggettivo credo molto poco, di sicuro non su quello che dichiarano i politici.
Un po’ facile, un po’ nichilista come discorso, forse eccessivo, ma e’ certo che tra quello che viene promesso e quello che poi viene realizzato resta sempre una differenza molto grossa, spesso sostanziale.

Il falso dilemma

Siamo vittime di falsi dilemmi. Si puo’ solo votare o non votare, non ci sono alternative. O voti a destra o voti a sinistra, altrimenti e’ un voto sprecato. Questo ci insegnano i media.
In realta’ questo e’ un modo per ridurre artificialmente le opzioni possibili.
In tutti i casi in realta’ basta allargare il contesto e reinquadrare gli obiettivi per vedere le alternative. Qual’e’ il mio obiettivo? Cosa vorrei veramente ottenere tramite il mio voto o il mio non voto? Leggi piu’ giuste? Pagare meno tasse? Ci sono mille altre strade che si possono seguire per perseguire questi obiettivi: proteste, iniziative civiche, organizzare mostre, scrivere articoli, CENSURATO, ecc.
Il fatto di proporre il voto come unica occasione in cui si possa, e si debba, agire per esprimere la propria opinione in ambito civico e’ strumentale.
Anche il concetto di “voto sprecato” e’ ingannevole e al piu’ denuncia l’esigenza di un sistema di voto a preferenza multipla che risolverebbe il problema. E’ possibile che il mio voto non faccia eleggere poi nessun rappresentante ma almeno ho potuto indicare una preferenza reale e non una gia’ preimpostata dalla situazione attuale. In fondo e’ davvero improbabile che sia proprio il mio singolo voto mancante a far perdere una coalizione piuttosto che l’altra.

Il voto della massa

Dopo queste considerazioni puo’ sembrare che la scelta del voto sia comunque qualcosa che meriti attenzione e un minimo di riflessione. In realta’ purtroppo il proprio voto e’ assolutamente irrilevante.
Cio’ che conta e’ unicamente e solo il voto delle masse e pensare che questo sia costituito dai voti delle singole persone e’ giusto, ma credere che il proprio singolo voto lo possa influenzare e’ illusorio.
Di solito a questo punto viene spontaneo chiedersi cosa succederebbe “se tutti ragionassero come me…” e utilizzare la risposta come critica a questo ragionamento. Di certo pero’ non tutti faranno come me, quindi di nuovo si tratta di un trucco, visto che ognuno ragionera’ con la sua testa senza farsi condizionare dalla mia scelta. Di fatto il mio voto non e’ visibile prima che io lo esprima, quindi di certo non puo’ influenzare nessuno. Al piu’ potrebbe influire sulle elezioni successive. Il punto e’ che il mio voto diventerebbe rilevante solo se unito a moltissimi altri voti concordi, ma se cosi’ fosse diventerebbe di nuovo immediatamente irrilevante proprio per la grande massa di altri voti presenti.
In pratica se esiste un “sentire condiviso” in una certa direzione allora i voti lo possono evidenziare, ma questo non e’ creato dai voti, anonimi e poco eloquenti, ma da qualcosa che esiste nella vita reale, qualcosa che viene prima del voto.
Il rumore dovuto a errori di conteggi, errori di voto, brogli, ecc. inoltre fa in modo che il blocco minimo rilevabile alle urne sia nell’ordine delle migliaia.

Se quindi non e’ il singolo voto a determinare l’esito delle elezioni, che cosa lo determina? Lo determinano delle entita’ in grado di attrarre voti (idee, personaggi, aspettative) presenti nella mente delle persone, costruite dai media e dal dialogo tra le persone. Il voto svolge solo il ruolo di “metro”, uno strumento che permette di misurare quanto queste entita’ siano forti. Non le determina, ma le evidenzia solamente. Quindi, di fatto, quando ci si trova a dover esprimere la propria opinione tramite il voto di fatto e’ gia’ troppo tardi per poterlo fare. Non e’ il termometro che fa salire la temperatura dell’acqua ma il fuoco (l’entita’) che ha bisogno di tempo per agire.

Quindi il proprio voto va in realta’ espresso mesi o anni prima delle elezioni, ogni giorno, con lo scopo di andare a rafforzare le proprie “entita’” che, se sufficientemente forti, si concretizzeranno in un partito che potra’ a quel punto ricevere i voti.

Due mesi di certo non sono abbastanza.