Cos’e’ il denaro – parte 1

Pubblicato: novembre 26, 2011 in economia

In questi giorni, sulla scia degli articoli di Barnard sulla MMT e dintorni ho dedicato un po’ di tempo a studiare l’argomento moneta: cos’e’, chi la emette, perche’, cosa e’ cambiato dal 1970, ecc. Le banalita’ le sapevo gia’, ma stavolta volevo capirle davvero.

La questione del denaro, a causa della crociata signoraggista, giusta o sbagliata che sia, ha precipitato il tema nella fetida palude del complottismo vs anti-complottismo fine a se stesso, volto unicamente a demolire le tesi avversaria e non piu’ a fare chiarezza
Sorte condivisa da quasi tutti gli argomenti di contro-informazione di grande seguito. Del lavoro a volte ben fatto si puo’ trovare in entrambe le trincee, ma serve molta pazienza.

Purtroppo il risultato finale e’ strangolare il dibattito.

In questo articolo e nei successivi provo a riassumere quello che ho capito io. Sicuramente ci saranno molti errori, ma credo che comunque possa contenere numerosi spunti per approfondire l’argomento.

Il pregresso

La questione moneta e’ molto piu’ sfuggente di come appaia e non e’ solo questione di averne ben compreso i meccanismi tecnici.
La situazione monetaria attuale e’ frutto di una serie di passaggi storici: gli antichi Fiorini e Ducati sono stati sostituiti da non so cosa, poi sostituiti dalle Lire convertibili, poi si e’ persa la convertibilita’, infine l’Euro.
Nei 1000 passaggi di mano, di guerre e riconiature buona parte di quel denaro si e’ conservata passando da una forma all’altra.

Parte del denaro che circola oggi esiste perche’ qualcuno 1000 anni fa ha cavato oro da una miniera, non perche’ lo abbia creato la BCE e questo complica un po’ le cose quando si ragiona su modelli troppo astratti.

Come funziona uno scambio? Marco puo’ fare un lavoro per Luca e lo esegue solo se Luca ha i soldi per pagarlo. Se Luca non li ha niente lavoro. Facile. E Luca che fa? Va a lavorare e se li procura. Si’, ma da chi? Da qualcuno che li abbia. E cosi’ via.
Ok, ma in fondo in fondo alla catena, quel denaro da dove arriva? E’ sempre quello scavato dalla miniera 1000 anni fa che circola, con qualche aggiuntina, come vedremo tra un attimo.
E la BCE? E le banche private? Non c’entrano nulla. Anche se ritirano, distruggono e ristampano le banconote in modo da tenerle sempre nuove il loro ruolo nei normali scambi tra privati non va oltre.

Ma se Marco volesse aprire un’impresa e avesse bisogno di tanti soldi? Chiede un prestito a qualcuno, una banca o al vicino di casa. Se amministra bene l’investimento guadagnera’, ripaghera’ il debito e gli interessi e diventera’ piu’ ricco. Ricco con i soldi di chi? Con i soldi di qualcun’altro che diventera’ piu’ povero. Ma cosa fara’ poi Marco con quei soldi? Tipicamente li spendera’ acquisendo un bene e qualcun’altro diventera’ piu’ ricco in termini di moneta.

Emissione di denaro

Quando nascono i problemi? Quando qualcuno mette i soldi in cassaforte e se li tiene li’ ad esempio. Oppure quando i soldi continuano a circolare solo in alcuni circuiti e non in altri.
Quest’ultimo problema pero’ e’ limitato dalle tasse: tipicamente ogni scambio di denaro e’ gravato da una tassa che ne riassorbe una parte e la reimmette nel sistema sotto forma di spesa pubblica (stipendi degli statali e servizi/prodotti acquistati dallo stato).

In caso di crisi di liquidita’, perche’ tutti tengono i soldi sotto il materasso, la BCE fara’ un prestito alle banche private che a loro volta lo faranno ai privati. E qui c’e’ un primo passaggio delicato. Chi prende quel denaro si indebita. A fine crisi restituisce il denaro piu’ gli interessi. Da dove prende gli interessi? Lavora, li ottiene e li paga alla banca.
Che cosa fara’ la banca con quel denaro? Se acquista un immobile rimette subito in circolo il denaro e tutti siamo contenti: la massa circolante(7) e’ tornata quella pre-crisi.
Chi trova l’inghippo? 30 secondi a disposizione.

…28…29…30. La Banca si e’ ciucciata la casa! E questo e’ male, giusto? Di fatto no. La banca e’ un’attivita’ commerciale che ha un suo profitto, come il macellaio. Il fatto che abbia beneficiato della crisi puo’ essere al piu’ un po’ antipatico. Cosi’ come il fatto che eroghi un servizio cosi’ indispensabile, ma anche il panettiere lo fa.

Crescita demografica

Un altro passaggio delicato e’ questo. Se la massa circolante era adeguata per una popolazione di 25 milioni di persone e questa nel tempo e’ passata a 50 milioni cosa succede?


[A questa andrebbe aggiunta l’immigrazione non regolare]

a) la moneta si super-valuta. Prima guadagnavo 1000, adesso guadagno 500 ma in Italia ci compro le stesse cose. Bello. Pero’ psicologicamente non e’ molto accettabile vedere il proprio stipendio diminuire. Cosi’ come e’ complesso ridurre tutti i prezzi. E poi c’e’ il resto del mondo. Il rapporto con le altre monete impedisce che una moneta possa gonfiarsi in questo modo “senza motivo”. Insomma, difficilmente uno stato straniero accettera’ di vendermi petrolio o altri prodotti a meta’ del prezzo solo perche’ ci sono state tante nascite. Una moneta puo’ certamente rafforzarsi, ma come risultato di molti fattori e non come conseguenza della situazione di un singolo stato. Quindi rispetto all’estero diventiamo “poveri”. Buono per l’export, un problema per l’import.

Scartata la a passiamo alla b(6)

b) Tutti diventano piu’ poveri: quel poco denaro circolante ce lo si spartisce. I prezzi rimangono uguali, ognuno sul conto ha la meta’ dei soldi e compra la meta’ dei beni. Quando qualcuno riesce ad ottenere un po’ di denaro non lo spende e lo immobilizza sul conto come risparmio minimo di sopravvivenza. Questo scenario alla lunga porterebbe verso l’ipotesi precedente, ma concettualmente e’ un caso distinto.

c) Serve il doppio di moneta circolante. Ma non una tantum, ma in modo permanente. I prezzi rimangono uguali.
Ognuno dei nuovi nati avra’ bisogno dei suoi 1000 euro sul conto, i datori di lavoro avranno bisogno di aver in cassa ogni mese il doppio del contante, ecc.
Possono andar bene i prestiti delle banche a questo scopo? Di fatto si’, ma si creerebbe un super lavoro, con il relativo super ricavo, per le banche private verso cui tutti dovrebbero correre a farsi fare prestiti permanentemente.

Esistono in Europa altri meccanismi di emissione di denaro che non implichino prestiti da privati?
Si’, l’acquisto di titoli di stato(1). Questi titoli possono essere gia’ in circolo oppure no, per capire meglio il giro facciamo finta che vengano emessi ora.
Quindi lo stato crea 100 milioni di nuovi titoli al 5% con 10 anni di durata. La BCE, indirettamente, acquista i titoli dallo stato e questo ottiene in cambio contante. Dopo un anno lo stato paga 5 milioni alla BCE (facendo un conteggio semplificato per non perderci in tecnicismi) e cosi’ per altri 9 anni. Orrore? Ufficialmente la BCE riconsegna agli stati tutti i suoi redditi salvo le spese di gestione, quindi no, niente di male(2).

Ci sono due problemi nascosti qui, per uno dei due bisogna sapere il giro esatto di emissione dei titoli, l’altro e’ possibile intuirlo. Altri 30 secondi a disposizione.

L’emissione di denaro, se ho capito bene, avviene cosi’: lo stato emette/crea titoli (bot e affini) e li vende alle banche private in cambio di denaro(3). Le banche private poi tipicamente li vendono ai cittadini: escono i titoli entra il denaro in banca. Lo stesso denaro che le banche hanno dato prima allo stato, quindi le banche private tornano alla pari. Entra la BCE che acquista i titoli dai cittadini che riottengono cosi’ il loro denaro e magari nel frattempo hanno avuto dallo stato anche un po’ di interesse.
Alla fine del giro lo stato si trova in mano del contante in piu’ e la BCE dei titoli in piu’.

Stato:-titoli,+contante -> banche private:-contante,+titoli
banche private:-titoli,+contante -> cittadini: +titoli,-contante
cittadini: -titoli,+contante -> BCE: -contante,+titoli

Fin qui tutto bene.

Cosa succede se le banche private e poi i cittadini non vogliono comprare i titoli? Che le aste di vendita vanno a vuoto e lo stato tipicamente rischia il default. In quel caso puo’ intervenire la BCE e comprarli direttamente (grazie a una legge approvata da poco).
Il ruolo di intermediari delle banche private credo serva a permettere, nel bene e nel male, al mercato di equilibrare le emissioni dello stato: deve essere fatta un’offerta interessante in termini di interessi, altrimenti le banche non comprano. E la bonta’ dell’offerta dipende da come il mercato valuta l’affidabilita’ del paese.
Quindi di fatto lo stato puo’ ritrovarsi vittima dei “capricci” del mercato. La funzione delle banche private come passaggio intermedio non mi e’ pero’ del tutto chiara.

Prima di passare al secondo problema nascosto approfondisco un ultimo punto. Non e’ detto che i titoli di stato vadano ai cittadini e poi alla BCE. Le banche possono conservarli e incassare l’interesse(4) o venderli direttamente alla BCE per ottenere loro stesse del contante.

Il secondo problema nascosto e’ che nel momento in cui il nostro titolo a 10 anni scade si ha subito la necessita’ di emetterlo di nuovo visto che la popolazione e’ la stessa di prima. La crescita demografica causa quindi si per se’ la creazione di una quota di debito pubblico che non potra’ mai essere estinta.
Di questo “debito demografico” non sono certo non avendo avuto conferme da nessuno sulla correttezza del ragionamento.

Si noti che in questo caso non si tratta di un debito “brutto”, che si e’ creato a fronte di qualcosa di negativo, bensi’ di un debito originatosi a fronte del raddoppio della produttivita’.
Perche’ mai dovrebbe essere negativo? Forse perche’ gli investitori potrebbero fraintendere la cosa e farsi spaventare.
O forse la cosa e’ piu’ sottile: questa nuova emissione ha creato svalutazione della moneta rispetto all’estero? Probabilmente si'(5), quindi meno potere d’acquisto, buono per l’export ma non per l’import.

Il debito pubblico ovviamente non e’ dovuto esclusivamente all’aumento della popolazione. Per quanto riguarda l’Italia si puo’ leggere questo articolo (e commenti) che individua come causa principale la riforma della Banca d’Italia e l’evasione fiscale.

Tutto questo discorso ha assunto che le banche si comportino come soggetti onesti cioe’ che il loro ricavo sia proporzionale agli effettivi costi/rischi cosa su cui ho molti dubbi.
Se una banca se ne approfittasse con interessi molto alti non andrebbe pero’ a danneggiare direttamente lo stato. Quello che causerebbe sarebbe un suo accumulo di ricchezza eccessivo che implica un impoverimento di altri e/o un lavoro extra per ricreare quella ricchezza (es. la casa). Ma forse il tema dell’arricchimento e della circolazione di denaro e’ meglio trattarlo in un post separato.

La mia sensazione complessiva e’ che un aumento della popolazione e degli scambi possa richiedere un aumento permanente della massa monetaria. Non essendoci, che io sappia, meccanismi di emissione di denaro che non siano legati a emissione di titoli o prestiti ne deduco che una quota dei debiti, pubblici e privati, sia strutturale e non possa essere estinta a meno di ritrovarsi senza contanti.

Credo di aver fatto abbastanza confusione quindi mi fermo. Nei prossimi articoli provero’ ad approfondire in dettaglio i singoli argomenti.

(1) Uno dei motivi di questi due meccanismi di emissione, prestiti ed emissione legata ai titoli, e’ che entrambi permettono poi di riassorbire il denaro circolante nel caso questo diventasse eccessivo causando inflazione. C’e’ quindi un nocciolo duro (che non ho idea quanto sia grande, potrebbe essere anche zero!) piu’ una parte dinamica che puo’ essere controllata facilmente. Per i prestiti il meccanismo di controllo credo sia il tasso ufficiale di sconto, i titoli invece semplicemente scadono.
In base a questa pagina sul Quantitative easing l’emissione legata all’acquisto di titoli e’ la norma e il finanziamento diretto viene usato per le emergenze.
(2) se cosi’ non fosse si aprirebbe tutto il capitolo signoraggio che qui non voglio affrontare. Si veda qui per una descrizione approssimativa della situazione, partecipanti e distribuzione utili (tenendo conto dei limiti di wikipedia…).
(3) Credo sottocosto rispetto al valore nominale, un titolo da 100 lo pago 90, e qui forse c’e’ spazio per comprarsi un’altra casa, ma non voglio complicare le cose. E di nuovo potrebbe in fondo trattarsi di legittimo profitto.
(4) Ho letto che come investimenti i titoli non sono molto interessanti per una banca quindi e’ difficile che se li compri per “guadagnarci gli interessi”: la banca puo’ investire quello stesso capitale su attivita’ piu’ redditizie. Su questa affermazione ho qualche dubbio: se fossero cosi’ poco interessante perche’ gli altri investitori li comprerebbero? Inoltre quasi la meta’ dei titoli sono in mano alle banche italiane.
(5) Supponiamo che oggi con una lira possa comprare un franco o un barile di petrolio. Se domani raddoppio la moneta circolante mi ci vorranno 2 lire per un franco o per il petrolio. Altrimenti uno stato diventerebbe magicamente piu’ ricco istantaneamente semplicemente emettendo piu’ denaro.
(6) La realta’ e’ probabilmente un misto di tutte e 3 le ipotesi
(7) In realta’ in questo scambio il circolante in senso stretto non e’ mai cambiato: 1000 euro c’erano e 1000 sono rimasti. Pero’ un circolante immobilizzato sotto il materasso e’ una cosa, quello che passa dal conto e viene subito speso “circola” molto di piu’.

Annunci

E-cat: funziona?

Pubblicato: novembre 23, 2011 in Uncategorized

Se non sapete cosa sia l’e-cat inziate da qui

http://22passi.blogspot.com/

Il resto del post e’ per gli addetti ai lavori.

Ok, ormai l’e-cat e’ in vendita, niente piu’ segreti, giusto? Ma allora perche’ Rossi ancora non si degna di far fare una verifica indipendente ad una universita’?

Ipotesi 1: e’ una truffa. Questo spiegherebbe tutto, a parte il fatto che sarebbe la truffa piu’ idiota del mondo. Intendo dire, quanti e-cat spera di vendere prima che si sparga la voce che e’ tutto finto? Dieci? Venti? E poi che fa, scappa ai Caraibi? Bho.

Ipotesi 2: non e’ una truffa. L’e-cat funziona oppure non funziona ma lui e’ totalmente convinto del contrario. La discussione si sviluppa identica in entrambi i casi, per cui faccio riferimento al primo.
Secondo questa ipotesi perche’ non volere una verifica indipendente?
2a) Perche’ ha il prodotto migliore del mondo e puo’ venderne quanti ne vuole. Non ha bisogno di nessuno. Una verifica potrebbe far aumentare le vendite ma visto il prodotto che ha in mano semplicemente non ne ha bisogno.
2b) O lui e’ il genio piu’ genio del mondo oppure e’ ovvio che la ricerca sulle LENR e’ stata affossata per anni. E questo dove e’ avvenuto? Proprio nei luoghi di ricerca ufficiali. Quindi o questi hanno cambiato idea all’improvviso oppure sono i miei peggiori nemici. Una pubblicazione, falsa, in seguito ai test che dice che l’e-cat non funziona ucciderebbe del tutto il progetto.
Rivolgendosi ai privati per il verdetto finale forse cerca proprio la verifica realmente indipendente del suo lavoro.
Se dichiarasse di voler fare un ulteriore prova a gennaio tutti i coraggiosi primi clienti aspetterebbero l’esito di questa. Dichiarando che le prove sono finite costringe i clienti a muoversi nella speranza che almeno uno di questi possa comprare il dispositivo e testarlo in modo onesto. A quel punto azzittire tutti i singoli clienti diventerebbe molto piu’ complicato (siamo sempre nell’ipotesi 2b, dove il dispositivo funziona e quindi la ricerca e’ stata deliberatamente bloccata).

La contromossa di acquistare un e-cat a scopo di test da parte di una grande universita’ potrebbe essere una buona mossa (metterebbe in pausa gli acquisti e potrebbe poi pubblicare cio’ che vuole).
Qualcuno trovera’ folle che un’universita’ possa pubblicare qualcosa di falso. Stiamo pero’ parlando di un dispositivo di cui ne esiste praticamente un solo esemplare. La sperimentazione e i dati pubblicati non potrebbero essere contestati da nessuno e il nome prestigioso dell’universita’ farebbe il resto. Certo sarebbe un bel rischio: una seconda universita’ potrebbe fare lo stesso e trovare il trucco ma a quel punto, se non sono proprio fesso, potrei sempre nascondermi dietro a errori di misura e altre sfumature. Ma se il bluff riesce la partita e’ chiusa.
Discorso ancora piu’ valido se siamo nell’ipotesi 2b, dove quindi probabilmente le varie universita’ sono gia’ allineate rispetto a questo argomento e quindi difficilmente si farebbero la guerra.
2b bis) Versione soft della 2b. Se anche questi non pubblicassero un articolo falso sono comunque le persone che hanno preso in giro il mio progetto per anni come truffa. Da un lato sarebbe una bella rivincita costringerli a rimangiarsi tutto, dall’altro io sono un outsider e la mia vittoria la voglio conseguire fuori dal vostro mondo.

Una risposta, molto criticata, di Rossi fa propendere per gli scenari b:

Dear Ivan:
We are no more in the mode of public tests, the times of public tests are over. We are manufacturing plants for our Customers, and our Customers will test the plants they have bought.
The proposal of Celani is just a provocation, and an insult to all the people that already made tests.
We are working for our Customers, not for the curiosity of our competitors.[…]
Warm Regards,
A.R.

Qui il mondo scientifico ufficiale pretende di essere l’arbitro finale, l’unico possibile e autorevole giudice. Forse Rossi vuole sfuggire a questo meccanismo, per antipatia o per concreti timori.
Far fare una verifica significa di fatto dire: “gentili signori, voi che la sapete, mi confermate che non sono un truffatore? Si’, proprio voi che in questo momento affermate che la mia scatola non puo’ esistere.”.

Questo scambio di commenti sempre su JONP fa pensare ad un’ipotesi 2 (concreta o immaginaria):

Bernie Koppenhofer: Stay the course, concentrate on producing more E-cats for as many different parties and uses as you can and as fast(safely) as you can.
Rossi: Thank you really much. You have understood perfectly the situation.

Attendiamo aggiornamenti.

La beffa della non violenza

Pubblicato: ottobre 22, 2011 in Uncategorized

“La beffa più grande che il diavolo abbia mai fatto è stato convincere il mondo che con la non violenza si puo’ ottenere qualcosa.”

Articolo pericoloso, delicato, che va scritto con attenzione per non essere facilmente frainteso. E per evitare accuse per “apologia di reato” :)

Ma dopo la manifestazione di Roma non riesco a non metter giu’ due righe.

A scanso di equivoci ci tengo a precisare che non intendo incitare nessuno a nessun atto di violenza o altresi’ illegale. Questo articolo lo scrivo a puro scopo storico/speculativo. Don’t try this at home!

Roma: se si escludono i soliti episodi di vandalismo a fini mediatici (2 vetrine, 3 macchine e un palo della luce), a mio parere organizzati dai soliti sospetti, la manifestazione si e’ svolta in modo pacifico.
Gli atti vandalici non hanno fatto altro che rafforzare in tutti la necessita’ di essere pacifici, allegri e colorati. Di restare fermi con le mani alzate a farsi saltar via i denti a calci e pugni. In che modo una cosa del genere puo’ infastidire il soggetto contro cui protesto?

Se il vicino ha parcheggiato la macchina accanto alla mia impedendomi di uscire andro’ cortesemente a protestare. Ma senza canti e balli colorati. Alla terza volta comincero’ ad avere un’espressione meno serena e conciliante, soprattutto a fronte del suo menefreghismo.
Alla decima potrebbe persino venirmi la voglia di andare a suonare alla sua porta con un bastone.
Certo, potrei incatenarmi alla ringhiera davanti al suo pianerottolo, ma piu’ che a stimolare la sua comprensione penso che riuscirei solo a farmi deridere.
Perche’ le dinamiche con “il potere” dovrebbero essere diverse?

Non e’ necessario che poi io utilizzi davvero il bastone, ma almeno la mia posizione passa da quella di seccatura a quella di grave seccatura se non di pericolo. E il vicino la macchina la mettera’ accanto a quella dell’inquilino del piano di sotto.

Molte di quelle che oggi sono ritenute conquiste sono state fatte con le armi in pungo. Quando un centinaio di operai occupava la fabbrica con i fucili sottomano i 20 carabinieri che andavano a gestire la cosa non avevano molto da fare. E nessuno si faceva male.
Il datore di lavoro era costretto a negoziare e si trovava un nuovo equilibrio. Sbilanciato a favore dei lavoratori? Forse, ma chi stabilisce dove deve stare l’ago della bilancia? E se questi hanno la forza di imporre un diverso equilibrio significa che quella forza, data principalmente dal numero e dalla “coesione di classe”, la hanno davvero.

Si narra che in passato siano state vinte tante battaglie con la non-violenza. Questo e’ in parte vero, ma c’e’ da capire quali erano gli equilibri. Da un lato non e’ stata usata la violenza proprio perche’ c’e’ stata la vittoria e quindi non e’ stato necessario proseguire oltre, ma in molte occasioni questa era concretamente sul tavolo.
Un altro elemento e’ il diverso atteggiamento delle forze dell’ordine. La maggior parte di questi sono delle persone normali che di fronte ad una ragazza inerme, anni fa, non sarebbero stati in grado di pestarla a freddo e questo li paralizzava. A fronte di questo problema negli anni sono stati selezionate squadre di picchiatori specializzati privi di ogni remora.
Inoltre c’era un diverso ruolo della stampa, che amplificava in modo piu’ diretto e realistico gli avvenimenti e questo permetteva a questi movimenti di prendere forza.
Infine l’appoggio politico: una manifestazione popolare di 500mila persone promossa da un partito dava all’organizzatore la forza “politica” (accordi, contatti, voti) necessaria per concretizzare le loro richieste ai piani alti (perche’ da li’, volenti o nolenti, bisogna passare).

Le manifestazione di oggi sono pero’ orfane. Sono manifestazioni contro il potere tutto, che ormai nel mondo occidentale ha una sola faccia. Abbiamo quindi una mandria di mucche pacifiche, allegre e colorate che pascola, autorizzata, per le vie di Roma. Loro sono felici, noi siamo felici. Ci vediamo domenica prossima.

Non riesco a non chiedermi se questa apologia della non-violenza non sia stata opportunamente pilotata al fine di neutralizzare le proteste sul nascere. E che gli episodi di pseudo violenza che compaiono ogni tanto non servano a nient’altro che a rafforzare l’idea.

Ogni contrattazione nasce da un equilibrio di forze, e un equilibrio di forze porta ad evitare lo scontro perche’ l’esito sarebbe incerto e in ogni caso dannoso.
Nel momento in cui una delle due parti “depone le armi” diventa necessariamente preda dell’altra.

Le armi non sono necessariamente fucili e pistole. Le armi possono essere anche simboliche, come pomodori e uova marce. Ma ormai anche queste sono classificate come violenza. Appena appena sono tollerati i boicottaggi di prodotti (indipendentemente dallo loro effettiva efficacia). La minaccia puo’ essere quella dello sciopero, delle dimissioni (come hanno fatto i medici israeliani), un sit-in permanente che blocchi il traffico (ti voglio a trascinare via 500mila persone…).
Ma gia’ il sit-in e’ troppo violento: pensa a quei poveracci che sono andati al mare e non possono tornare a casa! E le ambulanze? E cmq non servirebbe a nulla se non ad attirarci l’odio degli automobilisti e a farci passare per cattivi.

Insomma la “protesta non-violenta” e’ diventata un dogma. Di certo anche per il validissimo motivo di evitare di essere arrestati o di farsi male. Pero’ forse qualcosa si e’ perso.

Si badi bene che non so affermando che in questa specifica manifestazione o in altre analoghe si sarebbe ottenuto qualcosa con la “potenziale violenza”. Forse si’, forse no, visto che non e’ chiaro quali fossero gli obiettivi e’ difficile dirlo. E poi il gioco dei “se” e’ un po’ inutile.
Sto solo dicendo che qualunque scontro/confronto in cui una parte non abbia a disposizione nessuna leva non puo’ portare nessun vantaggio per quest’ultima. Pare abbastanza ovvio.
Ipoteticamente la leva a disposizione sarebbe quella mediatica ma, nella mio opinione, questa oggi non c’e’ piu’.
Se siete di diverso parere e pensate che la stampa riporti in modo fedele e proficuo la vostra indignazione allora ok, il discorso fila. Resta solo da capire a chi debba riportarli, parrebbe proprio a quelle stesse persone contro cui si sta protestando che improvvisamente dovrebbero ravvedersi. Qualcosa del genere.

Le proteste passate che hanno ottenuto qualcosa avevano obiettivi chiari e pochi. Queste nuove “proteste” ne hanno fin troppi e spesso scritti in legalese. Non funziona cosi’ (a mio parere, ovviamente). Una battaglia alla volta, qualcosa che si possa dire lo abbiamo ottenuto si’/no.
Qualche piccola vittoria intermedia serve anche a far morale e rincuorare le truppe. Non si puo’ avere un documento di 24 punti che vanno dalle banche al lavoro alla politica estera.
Ma sto andando off-topic, quindi chiudo.

La strage di Utoya – aggiornamento 3

Pubblicato: settembre 8, 2011 in Uncategorized

Non sono l’unico a cercare ancora informazioni sulle famose armi usate.
Secondo Extrano’s Alley (http://extranosalley.com/?p=13936, http://extranosalley.com/?p=13973 e altri) sembra non si trovino tracce della licenza del famoso Ruger Mini, mente la Glock risulta effettivamente registrata.

Nel frattempo l’attentatore e’ stato portato sull’isola, per 5 ore, per ricostruire l’accaduto. Pare siano confermate numerose telefonate fatte da questo alla polizia e si parla anche di un video di 72 minuti che forse avrebbe girato (lui ha dichiarato di averlo girato ma la micro camera e il video non sono stati trovati(?)).

In questo link il percorso ricostruito con il killer.

http://bit.ly/ouQoZs

Avrebbe anche sospeso la sparatoria per “diversi minuti” in attesa della risposta della polizia, come confermato da molti testimoni. Si sarebbe identificato con nome e cognome e questo spiegherebbe una strana notizia circolata per un po’ di tempo ovvero che la polizia sarebbe arrivata sull’isola chiamando l’attentatore per nome, anche se pare che la notizia sia stata poi smentita e che fosse dovuta ad una cattiva traduzione.

Nel frattempo la polizia ha rilasciato il contenuto di due telefonate, la prima 26 minuti prima dell’arresto, la seconda 1 minuto prima. Non si capisce se ce ne siano altre o meno.
La testimonianza dell’attentatore parla di almeno 10. Durante il sopralluogo sull’isola gli e’ stata riconosciuta una memoria straordinaria per ogni dettaglio.

Articoli come questo http://tgr.ph/pK7YBh discutono del fatto che gli acquisti fatti su ebay siano difficili da tracciare. E’ uno scherzo? Magari pagati pure con carta di credito…

Un altro elemento di cui si discute e’ come mai non ci sia nessun filmato della cattura del killer e, a dire il vero, di ogni altra cosa. Abbiamo solo pochi minuti confusi durante i quali si vedono sbarcare i corpi speciali e poco altro, e circa 5 fotogrammi in cui vagamente si vede il killer.

Si discute anche su come mai il tragitto effettuato dalla polizia sia stato di 3,6 km quando la distanza piu’ breve e’ di 800/1200 metri.

http://www.newsinenglish.no/2011/08/11/police-answer-terror-critics/

Altro elemento, forse un po’ debole. Le foto ce lo presentano come un cretino: davvero ti fai una foto con la tuta da sub, un fucile con mirino e altri 100 gadget e…una baionetta?
Di nuovo non sono un esperto di armi, ma quel fucile e’ ridicolo. Non se ne rende conto? Eppure e’ cosi’ bravo da pianificare ed eseguire con successo due enormi attentati.

Si parla di un’altra coppia che avrebbe salvato 40 ragazzi effettuando 4 viaggi verso l’isola a volte sotto il fuoco del killer.

Altra novita’ e’ la pista cecena e il presunto addestramento paramilitare ricevuto

http://gatesofvienna.blogspot.com/2011/08/breivik-portfolio-part-two-chechen.html

La cosa strana e’ che questo pero’ non venga raccontato nel diario dove invece parla di ogni ricerca fatta su internet, di come tritare meglio le pastiglie di non ricordo cosa per fare l’esplosivo, dell’ipotesi di reperire armi atomiche :), ecc.

Le due udienze avvenute fino ad ora sono state a porte chiuse (credo fossero esclusi anche i giornalisti, non solo le telecamere) e l’attentatore viene tenuto ancora in isolamento. In giro ci sono pochissime foto, un paio dopo la cattura e alcune, scattate da molto lontano, della ricostruzione sull’isola.

Un piccolo aggiornamento anche sulla questione elicottero: pare che in ogni caso non fosse in grado di trasportare le squadra di intervento in quanto troppo piccolo e che non potesse essere comunque usato come piattaforma per sparare. L’unico beneficio sarebbe stata la scansione termica dell’isola.

http://theforeigner.no/pages/news/norway-police-in-more-utya-censure/

Questo fa un po’ a pugni con la testimonianza del capo dei corpi speciali riportata nell’aggiornamento precedente, in cui si diceva che si sono fermati in cima alla collina in attesa dell’elicottero. Che senso ha aspettare un elicottero che ha posto solo al piu’ per due persone? Perche’ non lasciare giu’ queste due persone in cima alla collina e proseguire?

Notizie sempre piu’ rare, sempre piu’ vaghe.

Banksy: una psyop post-moderna?

Pubblicato: agosto 21, 2011 in cinema

Impossible? Forse. Ma partiamo dall’inizio.

Chi e’ Banksy?

Bansky e’ probabilmente il piu’ famoso Street-artist al mondo. Un graffitaro direbbero alcuni ma sarebbe riduttivo. Diciamo un graffitaro 2.0: dopo gli illeggibili intrecci di colori degli anni 80 si passa a soggetti piu’ complessi, si utilizzano nuove tecniche, come gli stencil, e i messaggi diventano piu’ complessi e accessibili.
Ironia, intelligenza e protesta sociale sono le caratteristiche principali di Banksy. Oltre al completo anonimato.

Qui potete trovare una buona panoramica dei suoi lavori

Nonostante l’identita’ degli street-artist sia, per ovvi motivi, relativamente riservata di fatto non si tratta mai di un segreto assoluto. In molti casi nome e cognome sono persino presenti sul proprio sito. Nel caso di Banksy pero’, al di fuori di una ristretta cerchia di fedelissimi, nessuno ne conosce l’identita’. Nonostante ci siano state diverse indagini anche significative sulla sua identita’ non si e’ mai arrivati a individuarlo.

http://www.realnameofbanksy.com/
http://www.dailymail.co.uk/femail/article-1034538/Graffiti-artist-Banksy-unmasked—public-schoolboy-middle-class-suburbia.html

E parliamo di un personaggio che produce moltissimi lavori, ha un suo sito di riferimento, organizza mostre ben pubblicizzate, i suoi lavori sono venduti all’asta per centinaia di migliaia di euro e cosi’ via.

La cosa fino a questo punto e’ piuttosto anomala, sospetta, ma in fondo accettabile.

Il muro

Dove le cose si complicano, al solito, e’ in Palestina. Qui Banksy avrebbe realizzato diversi lavori, circa una dozzina, si discute sul numero esatto non essendo firmati, ma almeno 6 si ritiene siano sicuramente suoi

http://weburbanist.com/2008/12/28/banksy-graffiti-art/7-banksy-art-in-palestine1/
http://vostokzapad.wordpress.com/art/ (verso meta’ pagina)

L’altezza del muro varia dai 6 agli 8 metri e questo dovrebbe dare un’idea delle dimensioni dei lavori. Per quanto gli street-artist siano maestri nella rapidita’ di esecuzione e nel passare inosservati la realizzazione rimane non banale.
Qui si possono vedere i video della realizzazione

Il muro in questo momento dovrebbe essere lungo circa 500km il che rende di fatto impossibile pattugliarlo tutto facilitando la scelta dei posti adatti, magari dopo essere entrati in contatto con gli street-artist locali(?).
Alcuni lavori sono stati fatti a Ramallah o a Kalandia, all’interno della West Bank, il cui accesso dovrebbe essere rigorosamente controllato, seppure non interdetto.
Immagino che anche reperire carta, colori, colla e cartoni possa essere stato complicato.

Secondo questo articolo Banksy sarebbe stato individuato dalle autorita’ israeliane, sarebbero persino stati sparati alcuni colpi di arma da fuoco in aria. Ma a quanto sembra non sarebbe stato ne’ arrestato e la sua identita’ non sarebbe stata compromessa. Suona un po’ strano se lo si confronta con quanto avvenuto in altre occasioni di “proteste” straniere da quelle parti. Cosi’ come pare strano che le opere non siano state immediatamente rimosse (molte sono tutt’ora presenti) considerando proprio la loro popolarita’.

Nota: che cosa ho scoperto mentre cercavo materiale? Che “dipingere” il muro palestinese non e’ poi cosi’ difficile! Basta cercare “palestine wall graffiti” su flickr per trovare centinaia di esempi:

The Wall, near Qalandiya

Questo articolo era nato principalmente per la mia personale convinzione/pregiudizio che la cosa fosse molto difficile, cosa che invece si e’ rivelata falsa. Al tempo stesso altre delle considerazioni fatte rimangono per me valide, quindi in extremis salvo il post, considerando anche tutto lo sbattimento fatto :)

The movie

2010. Esce nelle sale Exit Through the Gift Shop, film-documentario su Banksy e dintorni, diretto da Banksy, che ottiene ottime recensioni.

Tra gli addetti ai lavori nascono alcune discussioni sul film: e’ vero? e’ uno scherzo dello stesso Banksy?

http://www.fastcompany.com/1616365/banksy-movie-prankumentary

(interessante il lungo commento di John Shorney)

Nota a margine: Shepard Fairey, famoso per aver realizzato il poster simbolo della campagna elettorale di Obama, e’ colui che, deus ex machina, introduce Banksy al protagonista del film.

I contenuti

I contenuti dei lavori di Bansky, per quanto ben presentati, sono “i soliti”, almeno visti nel 2011. Generici messaggi “no-global” sulla guerra, la polizia, la sorveglianza, la TV, Guantanamo, Paris Hilton, ecc.
A livello comunicativo puo’ essere efficace rifarsi a simboli condivisi ma al tempo stesso tutto rimane molto circolare: criticare i simboli del “sistema” significa comunque prendere come riferimento il “sistema”.

L’ipotesi

Puo’ trattarsi quindi di una grande Psyop? Se prendiamo a riferimento questo articolo (e quelli citati, fino al libro “La guerra fredda culturale” di Stonor Saunders), sappiamo che in passato la CIA ha utilizzato l’arte moderna come strumento di propaganda nell’ambito della Guerra Fredda per veicolare messaggi di “creativita’/liberta’” da opporre alla “rigidita’/oppressione” sovietica e per definire gli Stati Uniti come riferimento culturale/artistico mondiale.

Se si accetta la tesi che attivita’ di propaganda siano tutt’ora portate avanti da diversi organismi statali o para-statali in tutto il mondo non dovrebbe apparire cosi’ strano che anche la street-art venga utilizzata come canale di comunicazione.
A mio parere, la tv, i film e la musica vengono gia’ utilizzati in questo senso, quasi sicuramente lo sono anche i fumetti, la moda e cosi’ via.

Banksy presenta tutti i tratti dell’eroe anti-sistema hollywoodiano: eccellente, inafferrabile, intelligente, ironico e dall’identita’ segreta. Un super-eroe della street-art, una figura di riferimento per tutti i giovanissimi graffitari del mondo.
E, grazie all’anonimato, diventa anche un ideale strumento per chi volesse agire in modo appunto segreto, la stessa situazione che si crea con gruppi come i Black Block, Anonymous. Wikileaks e altre creature tanto amate dai media.

Visto che ormai non se ne parla piu’ tiriamo lo somme con quello che abbiamo.

L’intervista al capo della “swat” Norvegese.

http://www.spiegel.de/international/europe/0,1518,778026,00.html

in cui si parla del Ruger e della Glock. Ci sono alcuni passaggi un po’ surreali. A quanto pare l’elicottero ufficiale della swat era a riparare (“serviced”). Per cui contattano i militari per poter usare i due elicotteri che al momento erano in servizio su Oslo (dove si trovava anche la swat). Alla fine pero’ salgono tutti sul “Mercedes van” e si dirigono verso Utoya. Il capo rimane a Oslo a dirigere le operazioni(?). Nel frattempo sperano di incrociare l’elicottero che li sta inseguendo e che dovrebbe essere partito piu’ o meno nello stesso momento. A tre quarti del percorso si fermano in cima alla collina, GUARDANO in cielo (“gazed skywards”) e non vedendo l’elicottero decidono di ripartire.
Era il 1891 quando iniziarno i primi esperimenti di Tesla sulla trasmissione di onde elettromagnetiche. Circa 20 anni dopo Marconi effettuava le prime prove di trasmissione trans-atlantica. Da allora i sistemi di comunicazione radio hanno fatto passi da gigante e si suppone che la “swat” norvegese almeno un cellulare lo avesse.

Quindi dicevamo, scrutano il cielo, fanno segnali con gli specchietti, qualcuno appoggia l’orecchio sui binari della ferrovia e poi risalgono tutti sul furgone.
Arrivano quindi al molo dove il poliziotto locale ha preparato tutto quanto (quindi il telefono lo hanno!) ma ha scelto una barca troppo piccola(!):
– ma come Hans, non ti avevamo detto che eravamo in 8?
– No Andres, pensavo veniste con la Punto e che foste in 5.

Insomma salgono lo stesso, il motore si rompe(!), tornano indietro, spuntano fuori ben due motoscafi (“speedboat”) talmente fighi che Andres dice “We got to the island even faster by speedboat,”. Ricordo che la distanza terra/isola la si percorre in 1 minuto e mezzo di gommone.
Nel frattempo Marcel Gleffe effettua 4 o 5 viaggi avanti e indietro salvando 20 persone, prima di essere fermato dalla polizia (immagino per la sua sicurezza).

La swat arriva sull’isola, anche qui ci sono dei particolari discutibili ma ve li risparmio. Da quello che trovano comunque si deduce che l’attentatore si sia recato sull’isola nei giorni precedenti per preparare del materiale. Il campo estivo era iniziato il 19 luglio, tre giorni prima.

http://auf.no/-/page/show/utoya?sandbox_id=1063610&ref=mst

Una domanda che rimane e’: perche’ la polizia normale non e’ intervenuta? Era disarmata? Non aveva un’arma nemmeno nel cofano dell’auto? Un conto e’ la situazione dell’individuo barricato in casa dove aspetti la swat perche’ tanto la situazione e’ in stallo. Un’altro e’ avere una sparatoria in corso, con dei civili che prestano soccorso, e la polizia che resta sulla riva a guardare. Mi stupisce persino che i cacciatori della zona non abbiano preso i fucili e una barca e non siano andati a vedere.
Si puo’ pensare che essendo la swat gia’ in arrivo sia stato dato l’ordine di non intervenire, ma la cosa mi sembra quantomeno spietata da parte della polizia (considerando poi che sull’isola si trovavano anche i figli del presidente e di altre personalita’ politiche e regali).

Tornando alle armi in articoli come questo

http://www.wjla.com/articles/2011/07/anders-behring-breivik-norway-rampage-suspect-expects-life-in-jail-64166.html

troviamo frasi di questo tipo:

“Police have said Breivik used two weapons during the rampage – both of which were bought legally, according to the manifesto. ”

Al solito, la dichiarazione della polizia viene integrata con le informazioni del manifesto e alla fine non si capisce piu’ nulla.
Come gia’ detto sto cercando in ogni modo di non considerare le informazioni del “manifesto”, altrimenti sapremmo che la richiesta per il Ruger mini l’ha fatta nel settembre 2010 e ci si potrebbe chiedere: quindi aveva un fucile da meno di un anno? Prima con cosa sparava visto che pare sia andato al poligono per due anni? Armi a noleggio? La Glock arriva a gennaio 2011. Ma il “manifesto” non voglio prenderlo in considerazione come fonte.

Secondo quest’altro articolo

http://thetruthaboutguns.com/2011/07/robert-farago/notes-from-norway-anders-breivik-european-police-and-gun-control/

“The police still don’t want to give out details.”

– Police released few additional details about Breivik’s tactics or motives. Sponheim [il capo della polizia] declined to say what kind of weapons had been used or how Breivik reached the island, though some witnesses said he used a regular ferry to cross the fjord from the mainland.

(Nota a margine: in base agli orari del traghetto non erano previste corse verso le 17. Pero’ e’ possibile che essendoci il campo estivo avessero modificato gli orari, o che abbia fatto richiesta in quanto poliziotto, anche se a bordo c’erano altri passeggeri).

Da un lato e’ dettaglio poco importante sapere esattamente quali armi siano state usate e penso che sia normale che non compaia nei giornali mainstream. Ma quando poi anche su numerosi blog e forum di armi si discute della questione mi viene da pensare che ad oggi, effettivamente, non ci sia ancora stato un comunicato ufficiale della polizia a proposito.

Morale: non sappiamo che armi abbia usato.

La notizia di esplosivi trovati su Utoya nell’auto di Breivik e’ stata nel frattempo smentita(?).

Nella rubrica delle “speculazioni libere” riporto un paio di notizie:

– They [la polizia] meanwhile said earlier on Monday they had gathered all the mobile phones, computers and cameras found on Utoeya as evidence, and were analysing them to trace the killer’s movements on the island.

Perche’ sequestrano tutti i cellulari? La si puo’ leggere in tanti modi. O perche’ e’ normale pratica o per verificare se ci fossero coinvolte altre persone o per nascondere eventuali prove di eventuali cose da nascondere.

– Il super-terrorista che, secondo il memoriale, lavorava 9-10 ore al giorno, faceva due ore di palestra, studiava come costruire le bombe, andava al poligono, andava in giro per l’europa a cercare le armi, scriveva un diario in perfetto inglese di 1500 pagine e che, al primo tentativo, mette a segno due attentati di cui uno il piu’ grande della storia…sotto sotto era un cretino:

http://www.ilpaesenuovo.it/le-news/tempo-reale/22239-1141-norvegia-incidenti-ed-errori-hanno-impedito-strage-piu-grave.html

Insomma, sbaglia a mettere la bomba e un incidente stradale gli blocca la strada. Da un lato pero’ rende il tutto piu’ credibile: qualcosa ha sbagliato pure lui.
Si noti pero’ che l’incidente stradale e’ avvenuto mentre si recava a Oslo, quindi prima della bomba.
Quindi l’incidente stradale non serve a spiegare il buco di circa un’ora nella timeline dell’attentatore: che cosa ha fatto dalle 15.35 alle 16.57 quando poi ricompare per imbarcarsi sul traghetto? La distanza Oslo-Utoya si copre in circa 30 minuti.
Invece l’articolo precedente sulla “swat” ci diceva “A traffic jam prevented him from getting there quicker, and possibly killing even more people.”. Quindi si parla di un secondo “traffic jam”? Prima incidente stradale alle 14.19, poi traffico dopo le 15.35 andando verso Utoya (e questo ci puo’ stare visto che c’e’ appena stata una bomba, anche se le 16 non e’ un orario di punta).
Ma se c’era traffico sulla strada Olso-Utoya verso le 16 poi alle 17.30 era gia’ tutto libero? Infatti il Mercedes della swat viaggia libero e spedito.
Magari e’ un errore del giornalista che ha capito male.

– L’attentatore ha dichiarato di aver telefonato alla polizia dall’isola dicendo: “missione compiuta”

http://www.hindustantimes.com/Breivik–told-cops-mission-accomplished/H1-Article1-727759.aspx

– Le dichiarazioni dei presidenti:

– “You won’t destroy us,” he said. “You won’t destroy our democracy. We are a small but proud nation. No one can bomb us to silence. No one can scare us from being Norway. This evening and tonight, we’ll take care of each other. That’s what we do best when attacked.”

Con un enorme dubbio circa la correttezza della traduzione mi colpisce l’utilizzo della forma plurale: voi chi? Dichiarazione fatta a caldo, dopo la bomba, da parte del presidente Norvegese.
Da oltremare gli rispondono:

– President Barack Obama extended his condolences to the victims of the violence in Norway, saying the incidents are “a reminder that the entire international community has a stake in preventing this kind of terror from occurring.”

http://www.politico.com/news/stories/0711/59679.html

– Questo il video da cui e’ tratto il famoso fotogramma che ritrae l’attentatore

Dal secondo 23 compare per pochissimi istanti. Sembra che l’operatore non si sia reso conto di cosa stesse riprendendo e dopo pochissimi secondi cambia inquadratura. Fortunato e sfortunato allo stesso tempo.

Fine aggiornamento.

Confusione

Riassumo numerosi articoli scorsi in questi giorni in una parola sola: confusione.

Gli elementi “consolidati” di questa storia sono veramente pochi e, come si diceva, la maggior parte sono inquinati dal “mega diario” che descrive in dettaglio tutto cio’ che ci si possa domandare.
Se ci si fida di quello allora ottimo, sappiamo gia’ tutto: armi, munuzioni, in che data sono state acquistate e perche’. Altrimenti tutto diventa un gran casino perche’ queste informazioni vengono mescolate liberamente con quelle reali.

Prendiamo ad esempio l’arma. Dal diario sappiamo che possedeva un Ruger mini-14 che viene prodotto in diverse versioni e forse e’ proprio quello che compare nella foto con la muta da sub (foto presente in coda al diario). Sempre in questa foto il fucile monta un grosso caricatore e nella cintura potrebbe averne infilati altri. Che stesse facendo la prova bagagli?
Nelle testimonianze troviamo invece:

Then, witnesses say, he raises his assault rifle and opens fire with bursts of automatic fire.

cioe’ “raffiche di fuoco automatico” che fanno pensare ad un mitragliatore. Di fatto e’ possibile convertire il mini-14 per il fuoco a ripetizione ma in attesa di un rapporto della polizia che eventualmente lo confermi e delle foto delle armi usate questa rimane una prima incongruenza.

In tutto questo si inserisce il problema della traduzione dal norvegese:

“He had a machine gun, but it wasn’t set to automatic fire, it was on single shot. He wasn’t shooting like crazy or to make panic, he was shooting to kill people, with single bullets.”

Quanto e’ affidabile quel “machine gun”? Se il traduttore dal finlandese non ha una competenza specifica sulla terminologia delle armi e’ possibile che un fucile automatico, a colpo singolo, sia diventato una “machine gun” solo perche’ automatico.
L’espressione “bursts of automatic fire” pero’ sembra molto meno ambigua.

Abbiamo poi la testimonianza di Roberg-Larsen

People at the camp said the man arrived Friday on the boat that ferries visitors across the 3/4-mile of water from the mainland and told campers that he was carrying out a security check”[..].
“After just a few minutes, he took a handgun and started to shoot people,” Roberg-Larsen said. “A panic broke out; people tried to hide; some jumped into the water and tried to swim ashore.”

Dalla quale sembrerebbe che il primo attacco sia stato invece portato con una pistola.

L’informazione relativa al servizio militare e’ anche quella dibattuta: c’e’ chi dice abbia svolto il servizio di leva e c’e’ chi dice sia stato esentato.

E cosi’ per tutto il resto. Le vittime sono 68 e 66 feriti, ma io non ho trovato dettagli che si possano utilizzare per ripetere il calcolo iniziale in modo piu’ preciso.

Ci vorra’ probabilmente qualche settimana prima che arrivino informazioni piu’ precise.

Frammenti sparsi

Riporto un po’ di voci sparse trovate in giro:

Quanti erano?

Norwegian police have evidence that at least two terrorists have shot against the visitors on Utoya island, Norwegian public television announced.
Journalists from the television channel reported that many of the victims interviewed told for two strikers, not one, as considered so far.

– bt.no get last night announced that the perpetrator was talking in the headset during the massacre. This will be a number of eyewitnesses have observed. Whether this indicates that more can be shot, is still an open question.
– A 23-year-old neo-Nazi from Paradise is in custody after police found two pistols, one kg explosives and two police uniforms with him.

Lento o veloce?

– “He saw someone run into their tent and he just slowly went to the tent, opening it and shot the people in the tent. He had been very prepared for this. He said he would kill us all and everyone shall die.”
– He approached, two metres away. He was kicking people to see if they were alive or dead.
– Anche lui, come tanti altri testimoni, parla della freddezza con cui Breivik ha concretizzato il suo piano: “Era così calmo, camminava in giro, non ha mai corso, non ha mai urlato”
– Others who played dead were killed where they lay by the meticulous killer who checked his victims for signs of life before moving on, roaming the island and shooting everyone he could find
– Witnesses say the gunman enters a village of tents, the residential heart of the weeklong retreat, and spots desperate individuals hoping he’ll spare them if they run back inside their homes. But the killer is seen working his way tent by tent, shooting many point-blank, one by one.

Abbiamo poi la telefonata

– We were informed by radio of a bombing in Oslo, so we gathered all 700 people on the island together to tell them.
A couple of minutes later we got a phone call to say one policeman was coming on to the shore to see us[…]
I went to the coffee shop to get supplies for everyone. I then heard gun shots and could see people running. As they were running, they were shot in the back.[…]
I ran through the campus to the tent area. I saw the gunman – two people started to talk to him and two seconds later they were both shot.
– When he arrived, about 600 people were there, most gathered in the main assembly building for a briefing on the bombing. Many came from political families and were frantically trying to get a hold of relatives who worked at the site of the blast.
– When he arrived, about 600 people were there, most gathered in the main assembly building for a briefing on the bombing.

In qualche modo pare che la notizia non si sia diffusa immediatamente per l’isola, ma il “trucco del poliziotto” sia stato utilizzato piu’ volte.

La media

La media e’ una bestia strana. Riuscire a mantenere una buona media significa lavorare bene per tutto il tempo come chi abbia provato a fare un record di velocita’ sa bene. E basta un piccolo rallentamento per rovinarla in modo irreparabile.
Vediamolo con degli esempi. Se l’assassino avesse fatto 20 vittime nel primo minuto si sarebbe ritrovato con una media, fino a quel momento, di 20 al minuto. A quel punto avrebbe dovuto pero’ difenderla per i restanti 89 minuti eguagliando in ogni minuto il risultato.
Se gia’ avesse impiegato 2 minuti prima di trovare la vittima successiva sarebbe sceso a 7. Altri 4 minuti a vuoto e siamo a 3 di media. Di nuovo da conservare per 83 minuti.
In pratica il fatto che in alcuni momenti possa aver trovato piu’ persone raggruppate non esclude il fatto che nel resto del tempo debba di fatto aver conservato una media molto vicnia a quella finale.
Se ad esempio avesse fatto 20 vittime al primo minuto e poi una ogni minuto la media finale sarebbe stata di 1,21. Se anche aggiungessimo altri due gruppi da 10 la media diventerebbe 1,41. In pratica gli 87 minuti restanti sono talmente tanti rispetto ai 3 eccezionali che condizionano moltissimo il risultato finale.

Il punto del discorso e’ che una media di una vittima al minuto implica che questa sia stata “rispettata” per tutto il tempo. I “picchi” sicuramente aiutano, ma non riescono a stravolgere questo fatto.

In attesa di numeri piu’ precisi sospendo il giudizio: se tante cose adesso dubbie fossero andate in un certo modo (numerosi affogati, pochi feriti da arma da fuoco, ecc.) sarebbe in fondo anche possibile che abbia fatto tutto da solo.

Qui c’e’ una ricostruzione del percorso fatto (in giro ce ne sono altre leggermente diverse)

Un eventuale prossimo aggiornamento se e quando ci saranno informazioni migliori.

P.S.
Alcune citazioni non sono linkate perche’ mi sono dimenticato di farlo. Se volete risalire all’originale potete prendere un frammento significativo del testo e cercarlo su google.