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Le fonti…ah…le fonti…

Pubblicato: agosto 4, 2009 in media

In molte discussioni ad un certo punto viene fuori il tema delle fonti, piu’ che un “tema” direi un “dogma”.

Qual’e’ la fonte di questa notizia che affermi? E’ una fonte affidabile? E sembra che tutta la discussione si riduca alla capacita’ di trovare delle fonti adatte per sostenere le proprie argomentazioni, quasi un ricorso ad auctoritatem.

E apparentemente nulla di male, lo studio delle fonti e’ una cosa giusta, no? Vediamo.

Nella storiografia le fonti sono molto importanti: si differenziano tra primarie, secondarie poi tra volontarie e involontarie, ecc. Insomma, c’e’ effettivamente una certa attenzione, o almeno dovrebbe esserci.

Ma nelle “discussioni da web” siamo su tutt’altro piano. Nel 99% dei casi l’analisi delle fonti si riduce a guardare il dominio del sito linkato e valutare quello: new york times va bene, guerriglia blog e’ fuffa, e cosi’ via. Insomma, le fonti vengono selezionate in base alle proprie preferenze e ai propri preconcetti.

Altro aspetto e’ la contestazione delle fonti di cui maestro e’ Attivissimo: i lavori pubblicati dai sostenitori della teoria ufficiale sono tutti firmati da professori serissimi che pubblicano sulle migliori riviste del mondo. Ma non appena i sostenitori delle teorie delle demolizioni riescono a farsi pubblicare un articolo peer reviewed su riviste di settore ecco che subito scatta la contestazione sulla qualita’ della rivista stessa e poi ovviamente l’attacco personale contro gli autori (i cui curriculum con centinaia di pubblicazioni non si capisce come mai siano meno rilevanti di quelli valutati in precedenza). Insomma, ognuno la gira come gli pare.

Infine c’e’ l’aspetto piu’ importante di cui ci si accorge solo facendo un po’ di ricerca personale su vari argomenti: su pressoche’ qualsiasi argomento e’ possibile trovare fonti in qualche modo a sostegno su qualsiasi quotidiano di rilievo. Non sono rari gli articoli sulle demolizioni le cui uniche fonti siano le relazioni di indagine ufficiali (Fema, Nist e Commissione ufficiale). E quello di cui non ci si accorge esaminando la singola fonte (cosa cmq fatta piuttosto raramente)  e’ di quante altre “fonti” concordi od opposte possano esserci in giro.

Ormai e’ diventato di moda citare fonti quanto piu’ avverse possibile alla propria tesi, come per dire: e’ talmente vero che lo dicono persino loro.

A creare un ulteriore paradosso c’e’ il fatto che le fonti su cui ci si basa sono spesso fonti di terza, quarta o anche quinta mano. Quello che pubblica il New York Times e’ magari quanto riferito al giornalista dal portavoce della polizia al quale ha relazionato il responsabile dell’interrogatorio condotto. Oppure, se si pensa alle notizie di guerra, si tratta quasi sempre delle dichiarazioni ufficiali dei militari fatte in conferenza stampa.

Infine il quadro diventa persino surreale nel momento in cui si inizi, a torto o a ragione, a sostenere che alcune notizie siano manipolate. A quel punto posso arbitrariamente scartare un articolo del Boston Globe, ma citarne uno del Guardian a favore della mia tesi.

Infine ci sono le “meta-fonti” come ad esempio il sito di Attivissimo. Mi e’ capitato piu’ volte di sentire dire “quella cosa e’ una balla, lo ha detto Attivissimo”. La cosa buffa qui non e’ tanto l’infinita fiducia riposta nel personaggio, ma il fatto di essere andati a consultare proprio quella “fonte”. In pratica, che cosa mai posso aspettarmi di leggere su un sito del genere? Nel momento in cui vado a consultarlo so gia’ esattamente che tipo di spiegazione trovero’, in pratica l’unico motivo per cui lo vado e leggere e’ per trovare esattamente le conferme che sto cercando. Lo stesso vale per la scelta di siti di contro-informazione.

Soluzione? Cercare, valutare, selezionare da soli le fonti delle informazioni che si leggono, perche’ se io in primis non mi fido del tizio che sta scrivendo, al punto da volerne verificare le fonti, non potro’ nemmeno fidarmi delle fonti da lui selezionate e citate.

Ci sono dei casi, come ad esempio i riferimenti a documenti ufficiali, dove la citazioni delle fonti torna utile allo scopo di consultazione immediata e per approfondire gli argomenti discussi, ma mai dovrebbero servire in modo specifico per dare credibilita’ e sostegno ai contenuti al di la’ di quanto le argomentazioni stesse possano fare e sostengano in modo esplicito. Insomma, al lettore l’onere di verificare/falsificare, con i suoi propri strumenti, quanto affermato.

E’ finita, o meglio non e’ mai esistita, l’era in cui ci si poteva fidare e si poteva affermare “l’ho letto sul giornale”, “lo ha detto la tv”. Ognuno deve faticosamente esaminare e valutare ogni cosa. La nota positiva e’ che piu’ lo si fa e piu’ si diventa bravi.

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