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Cos’e’ il denaro – parte 4

Pubblicato: dicembre 11, 2011 in economia

Se dovessi riassumere la tesi della MMT come riportata da Barnard in una sola frase suonerebbe cosi’: uno stato a moneta sovrana puo’ stampare quanta moneta vuole per arrivare alla piena occupazione senza che questo abbia conseguenze negative.
E’ possibile? La premessa e’ che se il nuovo denaro emesso viene speso per creare ricchezza non si crea inflazione. Insomma se ho 10mila disoccupati e li pago per coltivare mele e alla fine mi trovo 1000 tonnellate di mele in piu’ non dovrebbe esserci motivo per avere inflazione interna(1). Quelle mele sono ricchezza e le posso poi eventualmente esportare.
La mia moneta si svaluta rispetto alle altre? Direi di si’. Quello che pero’ viene poi detto e’ che un paese “sano” attira capitali esteri.

Faccio un esempio raccontando un episodio reale di cui ho sentito parlare pochi giorni fa. Un architetto, che chiameremo Anna, si occupa, tra le altre cose, di rispondere alle domande che vengono presentate all’azienda e che, per legge, devono ricevere risposta entro 30 giorni. Anna ha un figlio piccolo e quindi il tempo a disposizione e’ quello che e’. Adesso la mamma di Anna si e’ ammalata e tra il bambino, l’ospedale e il resto Anna deve fare un sacco di straordinari, ovviamente non pagati, la sera per riuscire a rispondere a queste richieste. Ovviamente il personale e’ ridotto al minimo. Se lo stato fornisse servizi di assistenza migliori (asili, assistenza sanitaria) l’efficienza lavorativa ne beneficerebbe. In questo momento la carenza di personale dell’azienda e di assistenza statale viene compensata dagli straordinari non pagati di Anna.
Il risultato e’ che l’azienda non appare efficiente e non attira capitali di investimento (le risposte arrivano tardi e probabilmente male).
Quando Barnard dice che i paesi che di fatto risultano piu’ interessanti per l’investimento di capitali sono quelli che hanno i maggiori servizi sociali (es. paesi scandinavi) penso si riferisca proprio a questo. Se lo stato (a spese dei cittadini) fornisce asili, sanita’ e dintorni il lavoro funziona meglio e io capitale straniero posso approfittare della cosa.
Quindi l’eventuale svalutazione della moneta causata dalle nuove emissioni sarebbe compensata nel tempo da un miglioramento generale del paese con tutto cio’ che implica e immediatamente dal favorire le esportazioni. Il principale difetto che vedo riguarda le importazioni, a partire da quelle energetiche.

Le tasse servono a diversi scopi, tra cui riassorbire liquidita’ da utilizzare per la spesa pubblica senza dover emettere nuovo denaro, quindi e’ un meccanismo che controlla anche l’inflazione. Un secondo scopo e’ quello di limitare l’arricchimento dei cittadini e delle imprese per evitare che acquisiscano troppo potere rispetto allo stato.
Se ci si pensa il sistema di tassazione ad aliquote e’ un po’ ingiusto. Se guadagno 1000 e pago il 20% di tasse pago gia’ il doppio di chi guadagna 500. Se la mia aliquota (media) arriva al 40% io mi trovo a pagare 4 volte di piu’. Prima di Regan negli usa l’aliquota piu’ alta arrivava al 70% (da lui ridotta al 28%). Era ingiusto? E’ diritto/dovere dello stato garantire che nessun cittadino diventi troppo potente?
Tutto il capitale raccolto dallo stato viene poi reimmesso in circolo, piu’ o meno come farebbe l’azienda se fosse stata tassata meno e lo avesse ancora in mano. Solo che nel primo caso il bene ricavato dalla spesa viene accumulato dallo stato, nel secondo dall’azienda.

Altro ramo: lo stato e’ l’unico a poter creare ricchezza? La risposta e’ no. Chiunque lavorando puo’ creare ricchezza. Se coltivo la terra e’ ottengo 100 mele quelle mele esistono, hanno valore e prima non esistevano. E le posso scambiare con denaro senza che nessuno si debba indebitare. Se lavoro creo un “credito di ricchezza” nei confronti del datore di lavoro, ovvero il mio stipendio.

Sto ripensando a questo dialogo del film “El concursante”

La domanda chiave al minuto 5:28 e’: se ci sono 100 monete in circolazione come posso pagarne 110? Impossibile no?
L’errore inizia al minuto 6:00. Il professore riscuote gli interessi da ogni cittadino e li immobilizza davanti al re. Piu’ il tempo passa e piu’ il denaro si accumula. Se avete seguito fin qui questo post forse dovreste intuire il problema: e’ una visione statica!
La banca, centrale o privata che sia, investira’ quei soldi e avra’ spese. Se fa imbiancare di nuovo gli uffici la pedina dell’imbianchino ricevera’ 3 monete. Poi la banca assume magari il poliziotto come guardia e questo riceve 5 monete all’anno. Con il resto delle monete acquista azioni, ovvero presta quelle monete ad una ditta.
Ok, immagino che molti non saranno convinti e penseranno che abbia intorbidito le acque per nascondere il trucco.

Proviamo con due pedine: Banca e contadino.
Il contadino non ha soldi e se ne fa prestare 10. Non si sa bene cosa se ne faccia e con chi li scambi visto che c’e’ solo lui ma sorvoliamo. A fine anno deve restituirne 11, giusto?
Durante l’anno il contadino ha lavorato e ha prodotto 5 pomodori e li puo’ vendere alla banca a 1 moneta ciascuno. Quindi ottiene 5 monete, e ne usa 3 per iniziare a ripagare il debito. Quindi il debito era 10+1-3 = 8 di debito e 10+2 monete in tasca. Il contadino ha guadagnato 5 monete e la banca ne ha guadagnata una.
L’anno successivo il debito sara’ su 8 monete e quindi sara’ ancora piu’ facile estinguerlo.

E se la banca non volesse comprare i pomodori? E’ possibile, ma di qualche servizio avra’ pur bisogno e magari paghera’ (stavolta non e’ un prestito) i soldi all’imbianchino e poi sara’ quest’ultimo a comprare i pomodori.

Ma supponiamo anche che la banca non abbia bisogno di servizi e si tenga i soldi in cassa unicamente per prestarli ad altri.
Quindi abbiamo 4 pedine: Banca, contadino, imprenditore, 1 dipendente.
La Banca presta 10 ad ognuno. A fine anno la banca raccoglie 3 monete di interessi. Nel frattempo il contadino ha venduto i suoi 5 pomodori. Il dipendente ha ricevuto 5 di stipendio. L’imprenditore ha venduto 2 libri a 2 monete l’uno. La banca presta le 3 monete all’imprenditore.
E qui tutto si complica se si vuole proseguire il gioco. Innanzi tutto va definito lo scopo che potrebbe essere estinguere il debito e trovarsi con 10 di contante.
Dopo un ora di tentativi su carta e con un foglio elettronico mi sono arreso: e’ impossibile a meno che la banca non spenda almeno tanto quanto gli interessi (in quel caso debito e contante restano stabili, se invece spende di piu’ il debito diminuisce e i contanti aumentano). Una banca ha dei dipendenti, utilizza corrente elettrica, ecc. quindi delle spese ci sono sicuramente. Non mi azzardo a dire se siano abbastanza o meno.
Un altro modo per rendersi conto che qualcosa non torna e’ sostituire la banca con il paniettiere: anche lui se non spende nulla accumulera’ in poco tempo tutto il denaro disponibile sulla scacchiera riducendo sul lastrico tutti gli altri.

Un’altra cosa ovvia che e’ emersa in modo concreto dalle prove e’ che e’ impossibile che uno dei tre protagonisti accumuli contante se non a spese di altri. Al piu’ possono pareggiare, indipendentemente dai prezzi delle loro merci (il contadino vende pomodori, l’imprenditore libri e paga lo stipendio al dipendente. Tutti consumano i prodotti degli altri) da quanti scambi avvengono e cosi’ via. Possono facilmente accumulare merci (il mio modello permetteva produzione infinta sia di libri che di pomodori). Insomma, se ci sono 30 monete in circolo quelle restano.
Altra “scoperta” e’ che tutti e 3, coordinandosi un po’, possono arrivare ad estinguere i loro debiti. Il problema e’ che possono farlo solo facendo scomparire tutto il denaro circolante (sempre nell’ipotesi in cui la banca non faccia spese, ovvero emissioni).

Uno spunto: una Spa e’ perennemente indebitata? Le azioni sono l’equivalente dei titoli di stato?

Piccola nota a margine: per ogni debito c’e’ un credito, tanto ovvio quanto sottovalutato. Se un paese ha un debito di 1000mila miliardi vuol dire che sta beneficiando di quella liquidita’. Su quel debito lo stato paga gli interessi di cui i debitori beneficiano. Il gioco si rompe nel momento in cui ci sia una corsa agli sportelli o nel momento in cui non possano piu’ essere pagati gli interessi, ma altrimenti tutti traggono un beneficio dalla situazione (liquidita’ per lo stato, guadagno per chi detiene i titoli).
Ma finche’ non si rompe il meccanismo e’ ottimo. Supponiamo che io abbia una ditta che importa merci dall’estero per rivenderle. Per tenere in piedi la mia attivita’ ho bisogno di molti fondi che non ho. Quindi chiedo un prestito con un tasso del 4%. Con questo denaro riesco ad acquistare molto materiale e nel tempo a rivenderlo. Se su questa vendita riesco ad avere un margine del 10% le cose sono ottime: restituisco il 4 alla banca e mi tengo il 6. Ho usufruito di un servizio, il prestito, lo pago e conservo il resto. Cosi’ come pago la logistica, l’affitto, ecc.
Se dovessi accumulare poco alla volta quella cifra prima di poter iniziare la mia attivita’ semplicemente non la inizierei mai o dovrei limitare di molto le potenzialita’ del mercato, un po’ come dover trasportare le merci con la mia automobile invece che utilizzare dei corrieri e delle navi.
Lo stato e’ in una situazione simile. Ogni anno uno stato spende ed e’ possibile che ci siano dei momenti in cui potrebbe spendere persino piu’ di quello che possiede. In questo modo acquista piu’ beni (servizi per i cittadini) di quelli che potrebbe altrimenti permettersi. Se a fine anno ha ricavato abbastanza tutto il giro gira.
Ma e’ possibile spendere senza indebitarsi? In senso stretto e’ molto difficile. Nel momento in cui affido un lavoro a qualcuno e lo pago a fine mese mi sto indebitando fin dal primo giorno. Se volessi avere la certezza di poterlo pagare a fine mese dovrei tenere immobilizzata per tutto il mese la cifra pattuita. Pensiamo ad una ditta con 1000 dipendenti e ci si rende conto che la cosa e’ un po’ paradossale.
Ma anche questa sarebbe una precauzione illusoria: cosa mi garantisce che la banca non fallisca proprio il 25 del mese?
Inoltre piu’ o meno per tutti i settori le entrate arrivano molto tempo dopo il momento in cui ho pagato il lavoratore. Nel frattempo devo anticipare io azienda il denaro.
In sintesi ad ogni debito e’ associato un rischio e tutto gira attorno alla gestione di questo rischio.
Ci sono diversi tipi di debito. Se io privato chiedo un prestito per comprarmi il televisore a 52 pollici sto facendo un debito “a perdere”, che non frutta il denaro per ripagare quel debito. Ma se il prestito lo chiedo per acquistare delle attrezzature per il lavoro che mi porteranno maggiori entrate quel debito si ripaghera’ “da solo”.

L’alternativa sarebbe risparmiare lo stesso denaro magari in 3 o 4 anni e poi, una volta che ho tutto il contante in banca, effettuare l’acquisto. Questo da’ l’illusione che il rischio sia minore. In realta’ il rischio c’e’ tanto quanto prima: il fatto di tenere fermo quel denaro sul conto corrente e’ di per se’ un rischio (inflazione, spese, crisi di liquidita’, ecc.). Il fatto di non aver speso oggi quel denaro a beneficio dell’azienda puo’ essere causa di danno o fallimento: se avessi aggiornato i macchinari magari non avrei perso 3 clienti.
In un finanziamento il rischio e’ molto esplicito e si traduce nel non riuscire a pagare la rata. Nel risparmio il rischio e’ meno evidente ma non meno presente. In diversi momenti il rischio maggiore potrebbe essere su una o l’altra alternativa.

Imporre il pareggio di bilancio a fine anno postula che il rischio sul debito pubblico sia IL rischio. Abolendo artificialmente questo strumento di gestione del rischio ci si trova a dover usare altri espedienti. Ad esempio pagare gli stipendi dei dipendenti a 60 giorni invece che a fine mese, tanto per fare un esempio al volo. Invece di indebitarmi con le banche o con i titoli di stato mi indebito con i lavoratori a interesse zero.

Ci sara’ una quinta parte? Al momento non mi viene in mente molto altro da aggiungere. Ci mettero’ un po’ anch’io per digerire questo nuovo punto di vista.

(1) Supponendo che ci sia domanda per quelle mele e che non restino invendute. In pratica l’eccesso di denaro crea si’ aumento di prezzi, ma contemporaneamente l’aumento di produzione di mele crea altrettanta svalutazione del prezzo delle mele dovuta all’aumento di offerta e le due cose si bilanciano. Oppure si puo’ pensare che parte del denaro extra viene speso per acquistare le mele prodotte in piu’ quindi non resta disponibile per altri tipi di merci facendone aumentare il prezzo.

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E’ sempre curioso quando improvvisamente diversi personaggi pubblici si schierano a favore di un tema nuovo, ognuno di sua iniziativa, condividendo in modo forte la stessa visione.
In questo caso ho in mente Monti e la Gabanelli entrambi sostenitori del “no contante”, il primo con la proposta di rendere obbligatori i dispositivi per i pagamenti elettronici in tutti i negozi, la seconda con la decisa proposta di abolire il contante per risolvere tutti i problemi economici, e non, che affliggono l’Italia.

Questo e’ l’articolo del 14 novembre a cui faccio riferimento che provo ad analizzare in dettaglio, partendo da quanto detto nelle puntate precedenti. L’analisi non e’ solo in termini “economici” ma anche di comunicazione.

Il titolo afferma deciso “Fine del contante, fine del sommerso” come equivalenza matematica e il resto del testo segue questo stile.

L’incipit chiarisce che si tratta di un proprio personalissimo contributo che la Gabanelli si sente di poter dare, magari proprio al Professor Monti, che forse a queste cose non ha pensato.

Il primo argomento e’ quello del disavanzo primario, spiegato al lettore in 15 parole frettolose che io onestamente non ho capito. Per fortuna qui ho trovato una bella introduzione che vi consiglio.
L’Italia quindi ricava “netto” piu’ di tutti gli stati del G7? Immagino si parli di percentuali ma nonostante questo mi pare incredibile: piu’ di USA, Giappone, UK e Germania? E questo nonostante grande evasione e lavoro sommerso? Resto di stucco: non abbiamo un conto economico sano, abbiamo la piu’ straordinaria economia del mondo. Possibile?

Cmq sia il nostro problema e’, rullo di tamburi, il debito pubblico, non in senso assoluto ma in rapporto al PIL. Infatti la Gran Bretagna con “un deficit più che doppio rispetto al nostro” non ha problemi.
Al che mi sono detto: ma se il rapporto debito pubblico/PIL dell’Italia e’ 120% e quello della Gran Bretagna e’ 70% come fa avere un deficit piu’ del doppio? Significa che il suo PIL deve essere altissimo. Ma il PIL inglese e’ superiore al nostro di un 20%, e infatti il loro debito pubblico, a spanne e’ circa 1200 miliardi di euro.
Insomma, qualcosa non torna.
Che stia parlando del debito pubblico + privato? Potrebbe essere, ma un attimo prima parlava di bilancio dello stato. Se cosi’ fosse pero’ la cosa sarebbe ancor piu’ strana: in termini di debito pubblico + privato l’Italia e’ uno dei paesi messi meglio in Europa.
Insomma, poco chiaro, a dir poco.

Poi iniziano gli “ipse dixit”, affermazioni buttate li’ nel mezzo del discorso non come punto di arrivo, ma come premesse gia’ implicitamente accettate.

più è alto il rapporto debito/PIL, più è necessario tagliare la spesa pubblica, più diventa più difficile evitare una recessione.

No, aspetta, banalmente potrebbe anche andar bene aumentare il PIL. Insomma, un po’ frettoloso come passaggio. E’ anche poco chiaro se con tagli si intenda “tagli” o “riduzione degli sprechi”.

In presenza di forti tagli alla spesa pubblica la crescita può derivare solo dal settore privato, in altre parole: o da maggiori investimenti, o da maggiori consumi dei cittadini, o da maggiori esportazioni.

A implica B che implica C. Quindi la soluzione erano i tagli e i tagli implicano che il settore privato o i consumi o le esportazioni possano risollevare l’economia.
Riassumo il seguito del paragrafo: per vari motivi gli investitori non investono, i cittadini non consumano e le esportazioni ce le siamo dimenticate.
Pertanto” ne segue inevitabilmente che il rapporto debito/PIL debba tornare a 100, numero magico deciso dagli “economisti”. Insomma, dipendera’ anche un po’ dall’interesse che c’e’ su quel debito e poi il povero Giappone con il suo 225% dove lo mettiamo?
Dettagli, il primo paragrafo si conclude con la premessa per il successivo: trovare 350 miliardi.
Notare come l’obiettivo non sia contenere la crescita del debito (per cui ne basterebbero 70) ma risolvere in una botta sola il “problema” del debito pubblico, mica una cosa da poco!

Prima di analizzare il seguito isolo solo una frase che merita:

è più probabile che decida di rendere più efficiente la propria azienda facendo dei tagli

A mio parere i tagli di personale possono rendere piu’ “efficiente” un’azienda solo in due casi: o se si sono fatte le assunzioni sbagliate o se l’azienda vende meno di prima e quindi si ritrova con troppo personale. Nel primo caso si puo’ parlare di efficienza, nel secondo si parla di salvarsi dal fallimento.
Ma mi sembra chiaro che il messaggio qui sia un altro: tagliare il personale, in generale, implica un aumento di efficienza che tradotto significa: se hai 200 operai e produci 20 macchine l’anno, licenziane 100 e produrrai 50 macchine. Non fa una piega.

Altro ipse dixit: AUMENTARE IL GETTITO IRPEF NON DAREBBE MOLTO. In questo paragrafo di 4 righe scarse si dimostra la tesi, con un po’ di conticini spicci. Con una mano spalma uniformemente su tutti i cittadini i 350 miliardi, con l’altra afferma che il reddito non e’ distribuito in modo uniforme.
Perche’ non spalmarli seguendo la stessa curva del reddito? O anche solo con una proporzione lineare. Se guadagno 10mila euro magari ne pago 50, se guadagno 20mila pago 100 e cosi’ via. O magari con un sistema a scaglioni come fatto con le imposte sul reddito.
Il 10% delle famiglie piu’ ricche detiene il 45% della ricchezza.
Il 50% delle famiglie piu’ povere detiene il 10% della ricchezza che implica che il restante 50% delle famiglie detenga il 90%.
Insomma, o la disparita’ nella distribuzione del reddito viene presa in considerazione oppure no.

Cmq sia il discorso tassazione e’ archiviato e si passa alla patrimoniale su cui viene fatto lo stesso giochino: totale dei beni immobili diviso popolazione: 6400 euro a famiglia. Ehi, ma io non c’ho manco un box!
Comunque sia, 6400 euro su 12 mesi sono 500 euro al mese, magari diviso due sono 250 a testa, su 3 anni sono 80 euro al mese…bhe, gia’ piu’ accettabile.
E si sta parlando di passare al 100% del debito/PIL cioe’ il trionfo del bene. Quasi quasi…
Ovviamente la patrimoniale la pagherebbero anche le aziende sulle loro proprieta’, giusto? Mi sa di no…
Cmq sia niente da fare, nemmeno la patrimoniale va bene.

Si arriva per esclusione alla “caccia ai grandi evasori” che deve fare i conti con gli stati canaglia(!), “i tempi lunghi delle procure e delle rogatorie” ma noi “di tempo ne abbiamo poco” (altro slogan di moda).

Insomma, deus ex machina, entra la soluzione tecnologica: L’UNICA VIA È LA TRACCIABILITÀ DEI PAGAMENTI ovvero l’abolizione del contante.

Quali categorie hanno assolutamente bisogno di contante? Lo spacciatore, il tangentista, il riciclatore. Tutte le attività criminali esistono solo grazie all’uso del contante, e non contribuiscono alla ricchezza dello Stato, ma generano un costo in termini sociali, di polizia, di burocrazia, ecc.[…]Anche l’evasione fiscale e l’economia sommersa esistono solo grazie all’uso del contante.

Insomma, senza contante non solo si recupera il 20% del PIL ma si sconfigge anche tutto il crimine e si abbattono cosi’ i costi delle forze dell’ordine e dei processi! Sticazzi!
Adesso, posso accettare che lo spacciatore di strada faccia un po’ piu’ fatica, ma davvero non sarebbe in grado di trovare un’alternativa? E il riciclaggio elettronico non esiste? E davvero le tangenti sono tutte pagate con la busta con dentro i contanti? Mi pare un po’ approssimativo come discorso…

Se è vero che negli ultimi decenni si è cominciato a tassare di più quei beni e quelle attività che più costano alla collettività (pensiamo al tabacco, agli alcolici, all’ingresso dell’auto in città), allora esiste anche un principio sulla base del quale si possa tassare chi utilizza il contante, in quanto fattore generante costi e ingiustizia sociale.

A implica B, non si tratta di un articolo, ma di una dimostrazione. Il paragrafo precedente ha dimostrato come il contante sia la causa di tutti i mali, quindi e’ lecito tassare cio’ che daneggia la collettivita’.

Il resto del paragrafo e’ puro rumore: aneddoti su Starbucks, l’idraulico che non fa la fattura e acrobazie bancarie. In fondo a questa confusione pero’ spicca una frase ben precisa: “i regolamenti attuativi del trattato di Lisbona prevedono che l’uso del contante possa essere fortemente compresso “purchè si rispetti il principio di proporzionalità”“. Siamo passati da Starbucks ad affermare che il Trattato di Lisbona in qualche modo gia’ prevede la tassazione (compressione?) del contante?

Prima di proseguire con il paragrafo successivo vorrei analizzare la composizione dell’evasione fiscale come descritta dallo stesso giornale su cui la Gabanelli pubblica:

il 78% circa delle società di capitali italiane dichiara redditi negativi (52%) o meno di 10 mila euro (26%). In pratica su un totale di circa 800 mila società di capitali il 78% non versa quanto dovuto di imposte dirette. […]La quarta area è quella composta delle big company. Una su tre chiude il bilancio in perdita e non paga le tasse.

Davvero tutto cio’ avviene “solo grazie all’uso del contante”? Parliamo di bilanci di aziende. Si scambiano i soldi con le valigette come nei film? Io pensavo facessero bonifici.
Secondo questo articolo il 60% delle evasione e’ fatto da industriali, banche e assicurazioni. Seguono commercianti, artigiani, professionisti e dipendenti con circa il 10% a testa, a scendere.

Affinche’ la “lotta al crimine” funzioni e’ implicita la tracciabilita’ non anonima di tutte le spese fatte. Se ad esempio qualcuno lanciasse sul mercato un carta di credito anonima, ricaricabile dal proprio conto corrente, tutto il meccanismo si romperebbe perche’ diventerebbe lo strumento principe dei “criminali”.
In pratica la Guardia di Finanza deve poter vedere che il datore di lavoro mi da’ 1000 euro, che io ne spenda 500 per l’affitto, 30×4 al Conad, 11 alla Feltrinelli, 100 per gas e luce e 120 alla palestra.

Non e’ chiaro cosa garantisca che la palestra in cambio di quei 120 euro non mi dia invece ella droga. Probabilmente il fatto che gli eccessivi incassi attirerebbero l’attenzione e a sua volta la palestra dovrebbe spendere grosse cifre presso “il tappezziere” per procurarsi la materia prima.
Non ho la sensazione che ad oggi quello che ostacoli il lavoro della GdF sia la mancanza di dati di dettaglio. Forse si ipotizza un gigantesco cervello elettronico che possa scoprire tutto. Da professionista del settore posso dire che queste cose tendono a succedere piu’ che altro nei film.

Il penultimo paragrafo, Proteggere i ceti deboli, e’ di nuovo un elenco a ruota libera di chiacchiere quasi deliranti, dove lo sviluppo di carte di credito prepagate determina una crescita per l’economia(!) e immagino nuovi posti di lavoro.
Sorvoliamo.

Ultimo passo: solo un’utopia? (che implicitamente e’ qualcosa di meraviglioso e desiderabile). E spunta a sorpresa la Tobin Tax la quale meriterebbe un post a parte.
La frase successiva forse spiega come mai l’articolo si ostini a parlare di G7 e non del piu’ famoso G8: la Russia (il paese di differenza tra G7 e G8 e che ha fatto default nel 98)! Insomma, nessun paese del G7 e’ mai finito sull’orlo del baratro (i paesi fuori dal G7 ovviamente non contano un cavolo visto che stanno su Marte) quindi non sappiamo che cosa possa succedere e quindi, nel dubbio, dobbiamo fare presto!

Per chiudere mi chiedo solo una cosa: ma tutti i paesi in cui c’e’ meno evasione e meno criminalita’ e che hanno altrettanto contante come fanno?

Questo e’ stato un post un po’ estemporaneo per seguire l’attualita’, dal prossimo ritorno a temi piu’ generali.

Cos’e’ il denaro – parte 2

Pubblicato: dicembre 3, 2011 in economia

Scrivendo la prima parte mi sono trovato a dover omettere o sintetizzare un sacco di spunti secondari per far si’ che il discorso non si perdesse in mille rivoli. In questa seconda puntata provo ad recuperarli.
Per chi si fosse sintonizzato solo ora chiarisco che si tratta mi mie personali riflessioni e deduzioni basate su quello che ho letto.
La verita’ rivelata la potete trovare altrove.

Tasse

Il primo di questi e’ l'”anomalia” delle tasse. Marco guadagna 100 euro con cui compra un’auto. Il venditore riceve il denaro e su questo paga le tasse, diciamo un bel 50%, che vanno allo stato. Gli rimangono 50 euro con cui compra un viaggio. Il venditore riceve i soldi e su questi paga 25 euro di tasse. E cosi’ via(1). In pratica ad ogni passaggio una quota di denaro va sempre in tasse e torna allo stato: Irpef, iva, tasse sulla benzina, alcool, ecc.
La prima volta che me ne sono reso conto sono ci sono rimasto male.
Di fatto la pressione fiscale determina solo la rapidita’ con cui il denaro tutto ritorna nelle casse dello stato, non la quantita’ che, a tendere, e’ sempre il 100%.
Ovviamente in ogni scambio qualcuno ha beneficiato di un bene (l’auto, il viaggio, ecc.) quindi di fondo non c’e’ nulla di realmente anomalo o negativo.

Da un altro punto di vista si puo’ pensare che la pressione fiscale determini la quantita’ media di denaro che lo stato riesce a raccogliere con le imposte in un certo periodo. Quantita’ che pero’ non e’ direttamente proporzionale alla pressione fiscale, come si potrebbe pensare, ma dipende da quanto rapidamente il denaro viene speso da ognuno e da quanti passaggi di mano avvengono(2).

La cosa quindi e’ molto distante dalla percezione immediata che io, penso come molti, avevo della questione.
Persino l’evasione fiscale cambia aspetto: se guadagno 100 euro in nero prima o poi mi tocchera’ spenderli. Se li spendo per un’attivita’ non in nero le tasse verranno pagate allo step successivo. E anche solo l’acquisto di benzina e sigarette e’ tassato e quindi riassorbe un parte di quel contante. Insomma e’ difficile che quel contante resti al riparo dalle grinfie dello stato molto a lungo.
Quindi l’evasione e’ un non-problema? Non esattamente, ci torno in seguito.

Spesa a cascata

Un altro elemento poco intuitivo e’ la spesa a cascata del denaro. Un tale guadagna 1 milione di euro al mese. Per quanto mi riguarda trovo la cosa poco equa. Ma poi mi dico: il riccone spendera’ tutto per acquistare uno yacht e i soldi andranno ai costruttori che ne saranno felicissimi. Per festeggiare si compreranno un’auto a testa e i venditori di auto andranno in vacanza con la famiglia. Tutti quanti pagheranno la loro quota di tasse e un sacco di soldi torneranno subito allo stato. Io vedo solo un sacco di sorrisi in questo scenario.
Verrebbe da pensare che il passaggio intermedio del riccone non sia poi cosi’ nocivo. Ma come si dice: il saggio indica la luna e lo stolto guarda il dito. Il riccone si e’ comprato lo yacht la cui costruzione ha magari richiesto il lavoro di 20 persone per 1 anno piu’ tutti i materiali. E questa ricchezza rimane tutta e solo a lui, indipendentemente da come prosegue il flusso di denaro, tasse e tutto il resto(3).
In soldoni :) significa che quei 20 anni uomo sono stati impiegati per lui e non per altri. E gli anni uomo non sono una grandezza riciclabile e trasferibile.

La prossima volte che sentite dire che riducendo le tasse dei ricchi questi spendono e in cascata il denaro arriva a tutti ripensate a questo esempio.

La circolazione perenne del denaro non e’ condivisa dagli altri beni (salvo magari l’oro e dintorni). Se baratto 3 mele con 3 pere potrei potenzialmente barattare la 3 pere con 3 uova ma tipicamente entrambi mangiamo quello che abbiamo acquistato e la cosa finisce li’. Dopo cena entrambi non abbiamo piu’ nulla.

C’e’ un altro problema con la distribuzione impari del denaro. Se guadagno 1 milione di euro significa che ogni mese sul conto del mio datore di lavoro dovra’ arrivare quella cifra, da li’ andra’ sul mio conto corrente e magari impieghero’ qualche giorno prima di spenderla/investirla. Per quanto rapido io possa essere attorno a me si crea comunque un “contesto” che attrae quella massa di denaro e la mantiene localizzata in quel punto in modo praticamente permanente visto che ogni mese la cosa si ripete.
E’ la versione dinamica dell’idea che io mi tenga il mio milione bloccato sotto il materasso.
Se quindi io riservo dinamicamente per il mio stipendio una grande quota di denaro significa che ce ne sara’ a disposizione meno in altri “luoghi” e questo puo’ costringere lo stato a dover emettere nuova moneta.
Ipotizziamo che affinche’ gli scambi funzionino in modo efficiente ognuno debba avere 1000 euro sul conto. Se ad un certo punto una persona comincia ad accumulare 10mila euro significa che gli altri si avvicinano alla soglia critica di denaro circolante e quindi lo stato se non vuole che gli scambi dei “poveri” non si arrestino deve oliarli. Questo crea inflazione, sia a livello del riccone che degli altri.
In sostanza e’ la versione dinamica dell’antica conoscenza che se uno si tiene tutti i soldi agli altri non resta niente. Se anche, come detto prima, quei 10mila verranno spesi il ritardo tra incasso e spesa avvicina la visione dinamica a quella statica.
Se si volesse sintetizzarlo si potrebbe dire che la concentrazione di capitali/disuguaglianza sociale crea inflazione.

Evasione

L’evasione fiscale ha un effetto simile: trattiene il contante in alcuni “luoghi” che possono quindi prosperare da un punto di vista della liquidita’ rendendo carenti altri.
Tipicamente il pagamento in nero viene fatto a fronte di un servizio realmente realizzato, come per i pagamenti regolari. In questa parte non c’e’ danno. Il denaro prima o poi arrivera’ comunque allo stato, sebbene piu’ lentamente, e spendendo la mia quota evasa mi saro’ appropriato di un bene in piu’ degli altri. E quando il denaro raggiungera’ lo stato beneficero’ anche dei servizi statali(4).
In senso stretto quello che ho sottratto allo stato e’ liquidita’ oltre al mio arricchimento in termini di beni che necessariamente implica un impoverimento (o almeno un mancato arricchimento) per il resto delle comunita’.

Un breve esempio per chiarire meglio il concetto. Ho uno stato che raccoglie 1000 euro di tasse senza che nessuno evada. L’anno successivo una persona inizia a evadere pagando allo stato 100 euro di tasse in meno rispetto all’anno precedente. Quanto sara’ il gettito? Probabilmente sara’ 950 o anche 980, difficilmente 900.
Altro caso di studio: se il governo raddoppia le tasse il gettito raddoppia? Verrebbe da dire che aumenta persino piu’ del doppio. Ma se l’aumento eccessivo fosse arrivato a strangolare gli scambi e’ persino possibile che il gettito diminuisca(!) cioe’ che si riduca unicamente alla tassazione “di prima mano” e alla fetta minima di scambi di sopravvivenza (cibo, affitto, ecc.)(5).

Ok, direi che e’ abbastanza per la seconda parte. Prossima puntata su tasse, prestiti bancari e debito.

(1) Ovviamente le tasse pagate tengono conto di reddito, aliquote, detrazioni, e di mille altri dettagli ma questi meccanismi non cambiano la sostanza.
(2) Supponiamo ci sia una sola tassa del 50% e 3 cittadini. Ognuno guadagna 100 euro. Se tutti li mettono sotto il materasso la raccolta sara’ di 150 euro. Ma se tutti ne spendono la meta’ il gettito diventa di 150+(25*3)=225. I concetti di “liquidity trap“, “time preference” e dintorni descrivono questi casi.
(3) Con il tempo lo yacht si rovina, decade e affonda, ma questo e’ tutt’altro discorso.
(4)Nella paggiore delle ipotesi e’ possibile che il denaro resti bloccato per molto tempo nel circuiti illegali: con il ricavato della vendita di droga compro armi e cosi’ via. In questo modo il riassorbimento di quel contante da parte dello stato e’ molto lento.
(5) Riprendo l’esempio della nota (2). Se la tassazione passa al 75% la prima raccolta e’ di 75*3=225. Ma i restanti soldi da spendere sono innanzitutto solo 25 e non 50 ed e’ possibile che non vengano spesi ma risparmiati. Se anche venissero spesi di avrebbe 17,5*3=53. Quindi 225+53=278, rispetto al 225 del caso precedente. Quindi la tassazione e’ aumentata del 50% e il gettito del 24%. E questo ipotizzando che non ci sia stata nessuna riduzione dei consumi.

Cos’e’ il denaro – parte 1

Pubblicato: novembre 26, 2011 in economia

In questi giorni, sulla scia degli articoli di Barnard sulla MMT e dintorni ho dedicato un po’ di tempo a studiare l’argomento moneta: cos’e’, chi la emette, perche’, cosa e’ cambiato dal 1970, ecc. Le banalita’ le sapevo gia’, ma stavolta volevo capirle davvero.

La questione del denaro, a causa della crociata signoraggista, giusta o sbagliata che sia, ha precipitato il tema nella fetida palude del complottismo vs anti-complottismo fine a se stesso, volto unicamente a demolire le tesi avversaria e non piu’ a fare chiarezza
Sorte condivisa da quasi tutti gli argomenti di contro-informazione di grande seguito. Del lavoro a volte ben fatto si puo’ trovare in entrambe le trincee, ma serve molta pazienza.

Purtroppo il risultato finale e’ strangolare il dibattito.

In questo articolo e nei successivi provo a riassumere quello che ho capito io. Sicuramente ci saranno molti errori, ma credo che comunque possa contenere numerosi spunti per approfondire l’argomento.

Il pregresso

La questione moneta e’ molto piu’ sfuggente di come appaia e non e’ solo questione di averne ben compreso i meccanismi tecnici.
La situazione monetaria attuale e’ frutto di una serie di passaggi storici: gli antichi Fiorini e Ducati sono stati sostituiti da non so cosa, poi sostituiti dalle Lire convertibili, poi si e’ persa la convertibilita’, infine l’Euro.
Nei 1000 passaggi di mano, di guerre e riconiature buona parte di quel denaro si e’ conservata passando da una forma all’altra.

Parte del denaro che circola oggi esiste perche’ qualcuno 1000 anni fa ha cavato oro da una miniera, non perche’ lo abbia creato la BCE e questo complica un po’ le cose quando si ragiona su modelli troppo astratti.

Come funziona uno scambio? Marco puo’ fare un lavoro per Luca e lo esegue solo se Luca ha i soldi per pagarlo. Se Luca non li ha niente lavoro. Facile. E Luca che fa? Va a lavorare e se li procura. Si’, ma da chi? Da qualcuno che li abbia. E cosi’ via.
Ok, ma in fondo in fondo alla catena, quel denaro da dove arriva? E’ sempre quello scavato dalla miniera 1000 anni fa che circola, con qualche aggiuntina, come vedremo tra un attimo.
E la BCE? E le banche private? Non c’entrano nulla. Anche se ritirano, distruggono e ristampano le banconote in modo da tenerle sempre nuove il loro ruolo nei normali scambi tra privati non va oltre.

Ma se Marco volesse aprire un’impresa e avesse bisogno di tanti soldi? Chiede un prestito a qualcuno, una banca o al vicino di casa. Se amministra bene l’investimento guadagnera’, ripaghera’ il debito e gli interessi e diventera’ piu’ ricco. Ricco con i soldi di chi? Con i soldi di qualcun’altro che diventera’ piu’ povero. Ma cosa fara’ poi Marco con quei soldi? Tipicamente li spendera’ acquisendo un bene e qualcun’altro diventera’ piu’ ricco in termini di moneta.

Emissione di denaro

Quando nascono i problemi? Quando qualcuno mette i soldi in cassaforte e se li tiene li’ ad esempio. Oppure quando i soldi continuano a circolare solo in alcuni circuiti e non in altri.
Quest’ultimo problema pero’ e’ limitato dalle tasse: tipicamente ogni scambio di denaro e’ gravato da una tassa che ne riassorbe una parte e la reimmette nel sistema sotto forma di spesa pubblica (stipendi degli statali e servizi/prodotti acquistati dallo stato).

In caso di crisi di liquidita’, perche’ tutti tengono i soldi sotto il materasso, la BCE fara’ un prestito alle banche private che a loro volta lo faranno ai privati. E qui c’e’ un primo passaggio delicato. Chi prende quel denaro si indebita. A fine crisi restituisce il denaro piu’ gli interessi. Da dove prende gli interessi? Lavora, li ottiene e li paga alla banca.
Che cosa fara’ la banca con quel denaro? Se acquista un immobile rimette subito in circolo il denaro e tutti siamo contenti: la massa circolante(7) e’ tornata quella pre-crisi.
Chi trova l’inghippo? 30 secondi a disposizione.

…28…29…30. La Banca si e’ ciucciata la casa! E questo e’ male, giusto? Di fatto no. La banca e’ un’attivita’ commerciale che ha un suo profitto, come il macellaio. Il fatto che abbia beneficiato della crisi puo’ essere al piu’ un po’ antipatico. Cosi’ come il fatto che eroghi un servizio cosi’ indispensabile, ma anche il panettiere lo fa.

Crescita demografica

Un altro passaggio delicato e’ questo. Se la massa circolante era adeguata per una popolazione di 25 milioni di persone e questa nel tempo e’ passata a 50 milioni cosa succede?


[A questa andrebbe aggiunta l’immigrazione non regolare]

a) la moneta si super-valuta. Prima guadagnavo 1000, adesso guadagno 500 ma in Italia ci compro le stesse cose. Bello. Pero’ psicologicamente non e’ molto accettabile vedere il proprio stipendio diminuire. Cosi’ come e’ complesso ridurre tutti i prezzi. E poi c’e’ il resto del mondo. Il rapporto con le altre monete impedisce che una moneta possa gonfiarsi in questo modo “senza motivo”. Insomma, difficilmente uno stato straniero accettera’ di vendermi petrolio o altri prodotti a meta’ del prezzo solo perche’ ci sono state tante nascite. Una moneta puo’ certamente rafforzarsi, ma come risultato di molti fattori e non come conseguenza della situazione di un singolo stato. Quindi rispetto all’estero diventiamo “poveri”. Buono per l’export, un problema per l’import.

Scartata la a passiamo alla b(6)

b) Tutti diventano piu’ poveri: quel poco denaro circolante ce lo si spartisce. I prezzi rimangono uguali, ognuno sul conto ha la meta’ dei soldi e compra la meta’ dei beni. Quando qualcuno riesce ad ottenere un po’ di denaro non lo spende e lo immobilizza sul conto come risparmio minimo di sopravvivenza. Questo scenario alla lunga porterebbe verso l’ipotesi precedente, ma concettualmente e’ un caso distinto.

c) Serve il doppio di moneta circolante. Ma non una tantum, ma in modo permanente. I prezzi rimangono uguali.
Ognuno dei nuovi nati avra’ bisogno dei suoi 1000 euro sul conto, i datori di lavoro avranno bisogno di aver in cassa ogni mese il doppio del contante, ecc.
Possono andar bene i prestiti delle banche a questo scopo? Di fatto si’, ma si creerebbe un super lavoro, con il relativo super ricavo, per le banche private verso cui tutti dovrebbero correre a farsi fare prestiti permanentemente.

Esistono in Europa altri meccanismi di emissione di denaro che non implichino prestiti da privati?
Si’, l’acquisto di titoli di stato(1). Questi titoli possono essere gia’ in circolo oppure no, per capire meglio il giro facciamo finta che vengano emessi ora.
Quindi lo stato crea 100 milioni di nuovi titoli al 5% con 10 anni di durata. La BCE, indirettamente, acquista i titoli dallo stato e questo ottiene in cambio contante. Dopo un anno lo stato paga 5 milioni alla BCE (facendo un conteggio semplificato per non perderci in tecnicismi) e cosi’ per altri 9 anni. Orrore? Ufficialmente la BCE riconsegna agli stati tutti i suoi redditi salvo le spese di gestione, quindi no, niente di male(2).

Ci sono due problemi nascosti qui, per uno dei due bisogna sapere il giro esatto di emissione dei titoli, l’altro e’ possibile intuirlo. Altri 30 secondi a disposizione.

L’emissione di denaro, se ho capito bene, avviene cosi’: lo stato emette/crea titoli (bot e affini) e li vende alle banche private in cambio di denaro(3). Le banche private poi tipicamente li vendono ai cittadini: escono i titoli entra il denaro in banca. Lo stesso denaro che le banche hanno dato prima allo stato, quindi le banche private tornano alla pari. Entra la BCE che acquista i titoli dai cittadini che riottengono cosi’ il loro denaro e magari nel frattempo hanno avuto dallo stato anche un po’ di interesse.
Alla fine del giro lo stato si trova in mano del contante in piu’ e la BCE dei titoli in piu’.

Stato:-titoli,+contante -> banche private:-contante,+titoli
banche private:-titoli,+contante -> cittadini: +titoli,-contante
cittadini: -titoli,+contante -> BCE: -contante,+titoli

Fin qui tutto bene.

Cosa succede se le banche private e poi i cittadini non vogliono comprare i titoli? Che le aste di vendita vanno a vuoto e lo stato tipicamente rischia il default. In quel caso puo’ intervenire la BCE e comprarli direttamente (grazie a una legge approvata da poco).
Il ruolo di intermediari delle banche private credo serva a permettere, nel bene e nel male, al mercato di equilibrare le emissioni dello stato: deve essere fatta un’offerta interessante in termini di interessi, altrimenti le banche non comprano. E la bonta’ dell’offerta dipende da come il mercato valuta l’affidabilita’ del paese.
Quindi di fatto lo stato puo’ ritrovarsi vittima dei “capricci” del mercato. La funzione delle banche private come passaggio intermedio non mi e’ pero’ del tutto chiara.

Prima di passare al secondo problema nascosto approfondisco un ultimo punto. Non e’ detto che i titoli di stato vadano ai cittadini e poi alla BCE. Le banche possono conservarli e incassare l’interesse(4) o venderli direttamente alla BCE per ottenere loro stesse del contante.

Il secondo problema nascosto e’ che nel momento in cui il nostro titolo a 10 anni scade si ha subito la necessita’ di emetterlo di nuovo visto che la popolazione e’ la stessa di prima. La crescita demografica causa quindi si per se’ la creazione di una quota di debito pubblico che non potra’ mai essere estinta.
Di questo “debito demografico” non sono certo non avendo avuto conferme da nessuno sulla correttezza del ragionamento.

Si noti che in questo caso non si tratta di un debito “brutto”, che si e’ creato a fronte di qualcosa di negativo, bensi’ di un debito originatosi a fronte del raddoppio della produttivita’.
Perche’ mai dovrebbe essere negativo? Forse perche’ gli investitori potrebbero fraintendere la cosa e farsi spaventare.
O forse la cosa e’ piu’ sottile: questa nuova emissione ha creato svalutazione della moneta rispetto all’estero? Probabilmente si'(5), quindi meno potere d’acquisto, buono per l’export ma non per l’import.

Il debito pubblico ovviamente non e’ dovuto esclusivamente all’aumento della popolazione. Per quanto riguarda l’Italia si puo’ leggere questo articolo (e commenti) che individua come causa principale la riforma della Banca d’Italia e l’evasione fiscale.

Tutto questo discorso ha assunto che le banche si comportino come soggetti onesti cioe’ che il loro ricavo sia proporzionale agli effettivi costi/rischi cosa su cui ho molti dubbi.
Se una banca se ne approfittasse con interessi molto alti non andrebbe pero’ a danneggiare direttamente lo stato. Quello che causerebbe sarebbe un suo accumulo di ricchezza eccessivo che implica un impoverimento di altri e/o un lavoro extra per ricreare quella ricchezza (es. la casa). Ma forse il tema dell’arricchimento e della circolazione di denaro e’ meglio trattarlo in un post separato.

La mia sensazione complessiva e’ che un aumento della popolazione e degli scambi possa richiedere un aumento permanente della massa monetaria. Non essendoci, che io sappia, meccanismi di emissione di denaro che non siano legati a emissione di titoli o prestiti ne deduco che una quota dei debiti, pubblici e privati, sia strutturale e non possa essere estinta a meno di ritrovarsi senza contanti.

Credo di aver fatto abbastanza confusione quindi mi fermo. Nei prossimi articoli provero’ ad approfondire in dettaglio i singoli argomenti.

(1) Uno dei motivi di questi due meccanismi di emissione, prestiti ed emissione legata ai titoli, e’ che entrambi permettono poi di riassorbire il denaro circolante nel caso questo diventasse eccessivo causando inflazione. C’e’ quindi un nocciolo duro (che non ho idea quanto sia grande, potrebbe essere anche zero!) piu’ una parte dinamica che puo’ essere controllata facilmente. Per i prestiti il meccanismo di controllo credo sia il tasso ufficiale di sconto, i titoli invece semplicemente scadono.
In base a questa pagina sul Quantitative easing l’emissione legata all’acquisto di titoli e’ la norma e il finanziamento diretto viene usato per le emergenze.
(2) se cosi’ non fosse si aprirebbe tutto il capitolo signoraggio che qui non voglio affrontare. Si veda qui per una descrizione approssimativa della situazione, partecipanti e distribuzione utili (tenendo conto dei limiti di wikipedia…).
(3) Credo sottocosto rispetto al valore nominale, un titolo da 100 lo pago 90, e qui forse c’e’ spazio per comprarsi un’altra casa, ma non voglio complicare le cose. E di nuovo potrebbe in fondo trattarsi di legittimo profitto.
(4) Ho letto che come investimenti i titoli non sono molto interessanti per una banca quindi e’ difficile che se li compri per “guadagnarci gli interessi”: la banca puo’ investire quello stesso capitale su attivita’ piu’ redditizie. Su questa affermazione ho qualche dubbio: se fossero cosi’ poco interessante perche’ gli altri investitori li comprerebbero? Inoltre quasi la meta’ dei titoli sono in mano alle banche italiane.
(5) Supponiamo che oggi con una lira possa comprare un franco o un barile di petrolio. Se domani raddoppio la moneta circolante mi ci vorranno 2 lire per un franco o per il petrolio. Altrimenti uno stato diventerebbe magicamente piu’ ricco istantaneamente semplicemente emettendo piu’ denaro.
(6) La realta’ e’ probabilmente un misto di tutte e 3 le ipotesi
(7) In realta’ in questo scambio il circolante in senso stretto non e’ mai cambiato: 1000 euro c’erano e 1000 sono rimasti. Pero’ un circolante immobilizzato sotto il materasso e’ una cosa, quello che passa dal conto e viene subito speso “circola” molto di piu’.

La concorrenza aiuta il mercato?

Pubblicato: aprile 21, 2009 in economia

Decine di economisti si saranno gia’ posti questa domanda e avranno dato le loro risposte. Stasera non ho voglia di cercarle e provo a dare la mia.

I monopoli uccidono il mercato: se sono l’unico a fornire un certo servizio posso deciderne liberamente prezzo e qualita’. Se il bene non e’ assolutamente indispensabile dovro’ cmq tener conto della domanda per definire un prezzo ragionevole, ma posso cmq approfittare un po’ di questa situazione.

La soluzione a tutto cio’ sembra essere la concorrenza. Mettere in conflitto tra loro piu’ societa’ porta a ridurre i prezzi e a migliorare la qualita’. In pratica devo essere migliore del mio concorrente per potergli “fregare i clienti”.

Ma e’ davvero cosi’?

Faccio un passo indietro. Supermercato: offerte. Nel 90% dei casi non ho una marca preferita, magari su alcune cose preferisco spendere di piu’, su altre meno, ma in fondo una o l’altra pari sono (detersivo, dentifricio, marmellata, biscotti, ecc.). Su questi prodotti quindi le offerte hanno la meglio: la mia scelta e’ guidata pesantemente da quale prodotto sia in offerta (nella fascia piu’ o meno di qualita’ a seconda dei casi). E qui mi sono detto: le offerte dei grossi supermercati uccidono la concorrenza.
Io infatti non compro un prodotto per la sua qualita’ e/o per la sua reale economicita’ ma perche’ un accordo commerciale di una grossa catena di distribuzione ha deciso il prezzo per quel prodotto.

E qui mi fermo perche’ il discorso sarebbe lungo. Da qui pero’ mi sono trovato a chiedermi: ma la concorrenza per cui mi sto preoccupando tanto, serve davvero?

Mettiamo che Mario e Luigi :) aprano due ditte molto simili. Entrambi investono in infrastruttura, ricerca e sviluppo, promozione, distribuzione, ecc. Ed entrambi cominciano ad applicare diverse strategie di vendita per attirare i clienti.
Una strada e’ ridurre i prezzi e le leve su cui lavorare per farlo non sono moltissime: ridurre la qualita’, sfruttare le persone o il territorio, ridurre i guadagni e, unica virtuosa, ridurre gli sprechi.
L’altra strada e’ puntare sulla qualita’, ma a meno di entrare nella fascia di oggetti di super lusso che lascio da parte, cmq ci si scontrera’ con il problema del prezzo. All’interno di ogni fascia di qualita’ paragonabile e’ alla fine sul prezzo che ci si scontra (nella realta’ credo sia piu’ sulla qualita’ della campagna pubblicitaria, ma qui la considero equivalenti).

Mario e Luigi si scontrano quindi sul mercato, risicano un po’ sulla qualita’, un po’ sui guadagni, spendono in pubblicita’, spendono per tenere le loro ricerche segrete e in brevetti, ma alla fine escono sul mercato con un buon prezzo/qualita’ e Claudio, il consumatore, e’ contento.

In questa descrizione rassicurante ci sono due passaggi secondo me critici: il costo della concorrenza e chi e’ Claudio.

In questo scenario sia Mario che Luigi hanno avuto costi extra: pubblicita’, segretezza, brevetti, ecc. Se quindi Mario avrebbe potuto produrre con un costo di 50 e vendere a 80, adesso si trova ad avere un costo in piu’, supponiamo di 20, da gestire. Potra’ quindi decidere di fare un 40 + 20 + 20: in pratica riduco un po’ i costi (materie prime, stipendi, qualita’, ecc.), riduco il mio guadagno a 20 e riesco a tenere fisso il prezzo. Oppure potrei decidere di fare 40 + 20 + 25 portando il prezzo a 85. In questo caso Mario guadagna 5 in meno, la qualita’ e’ inferiore o ci sono persone pagate meno e Claudio paga 5 in piu’.
Riassunto: Mario prende meno e Claudio paga di piu’ per un prodotto peggiore oppure i dipendenti di Mario prendono meno. Sembrerebbe una disfatta totale. In compenso pero’ le ditte di promozione e brevetti si portano a casa il loro 20.

Se Mario e Luigi lavorassero assieme potrebbero invece ridurre alcuni costi fissi (sede, ricerca, ecc.) aumentare i volumi ottenendo quindi prezzi migliori dai fornitori in modo da poter produrre a 30 invece che a 50. Poi ci sarebbero i due stipendi, in pratica 30 + 30 + 30 quindi il prezzo al pubblico sarebbe 90 e probailmente la qualita’ sarebbe migliore.
Riassumendo:
Mario da solo: 80
Mario vs Luigi: 85 (con qualita’ inferiore o stipendi inferiori)
Mario con Luigi: 90

Rimane solo da chiedersi: ma chi e’ Claudio? Claudio non e’ altri che un Mario o un Luigi: in questo esempio e’ consumatore, ma di certo sara’ anche produttore rispetto a qualcun’altro. Se quindi Mario e Luigi si devono strozzare (loro o i loro dipendenti) per fare un buon prezzo a Claudio di fatto anche Claudio viene danneggiato. Localmente il prezzo e’ inferiore, ma nel complesso ne risultera’ danneggiato.
La terza ipotesi, che sembra quella piu’ svantaggiosa, permette invece a Mario e a Luigi di avere gli stipendi giusti, anche se Claudio deve pagare forse un po’ di piu’ ma per un prodotto di qualita’ maggiore. Ma visto che Claudio e’ Mario, Claudio stesso viene premiato dallo stipendio piu’ alto e con il costo extra “pareggia”.
Lasciando stare i numeri, buttati li’ a caso, il discorso e’ semplice: la collaborazione paga.

Il rischio qui e’ che Mario e Luigi possano diventare un monopolio e approfittarsene. Per prevenire questo rischio si decide di danneggiare Mario, Luigi e quindi Claudio (oltre al fatto di non gestire poi molto il problema dei monopoli).

Morale: la concorrenza basandosi sul fatto di lavorare in una situazione di conflitto e quindi sfavorevole non puo’ far bene a nessuno. Le parti piu’ deboli (dipendenti, territorio, ecc.) sono quelle che pagano il costo del conflitto, oppure questo viene nascosto con l’inganno (qualita’ inferiore, pubblicita’, ecc,). Infine non permette alla societa’ nel suo insieme di svilupparsi al pieno delle sue possibilita’.

Esagerato?