Cos’e’ il denaro – parte 4

Pubblicato: dicembre 11, 2011 in economia

Se dovessi riassumere la tesi della MMT come riportata da Barnard in una sola frase suonerebbe cosi’: uno stato a moneta sovrana puo’ stampare quanta moneta vuole per arrivare alla piena occupazione senza che questo abbia conseguenze negative.
E’ possibile? La premessa e’ che se il nuovo denaro emesso viene speso per creare ricchezza non si crea inflazione. Insomma se ho 10mila disoccupati e li pago per coltivare mele e alla fine mi trovo 1000 tonnellate di mele in piu’ non dovrebbe esserci motivo per avere inflazione interna(1). Quelle mele sono ricchezza e le posso poi eventualmente esportare.
La mia moneta si svaluta rispetto alle altre? Direi di si’. Quello che pero’ viene poi detto e’ che un paese “sano” attira capitali esteri.

Faccio un esempio raccontando un episodio reale di cui ho sentito parlare pochi giorni fa. Un architetto, che chiameremo Anna, si occupa, tra le altre cose, di rispondere alle domande che vengono presentate all’azienda e che, per legge, devono ricevere risposta entro 30 giorni. Anna ha un figlio piccolo e quindi il tempo a disposizione e’ quello che e’. Adesso la mamma di Anna si e’ ammalata e tra il bambino, l’ospedale e il resto Anna deve fare un sacco di straordinari, ovviamente non pagati, la sera per riuscire a rispondere a queste richieste. Ovviamente il personale e’ ridotto al minimo. Se lo stato fornisse servizi di assistenza migliori (asili, assistenza sanitaria) l’efficienza lavorativa ne beneficerebbe. In questo momento la carenza di personale dell’azienda e di assistenza statale viene compensata dagli straordinari non pagati di Anna.
Il risultato e’ che l’azienda non appare efficiente e non attira capitali di investimento (le risposte arrivano tardi e probabilmente male).
Quando Barnard dice che i paesi che di fatto risultano piu’ interessanti per l’investimento di capitali sono quelli che hanno i maggiori servizi sociali (es. paesi scandinavi) penso si riferisca proprio a questo. Se lo stato (a spese dei cittadini) fornisce asili, sanita’ e dintorni il lavoro funziona meglio e io capitale straniero posso approfittare della cosa.
Quindi l’eventuale svalutazione della moneta causata dalle nuove emissioni sarebbe compensata nel tempo da un miglioramento generale del paese con tutto cio’ che implica e immediatamente dal favorire le esportazioni. Il principale difetto che vedo riguarda le importazioni, a partire da quelle energetiche.

Le tasse servono a diversi scopi, tra cui riassorbire liquidita’ da utilizzare per la spesa pubblica senza dover emettere nuovo denaro, quindi e’ un meccanismo che controlla anche l’inflazione. Un secondo scopo e’ quello di limitare l’arricchimento dei cittadini e delle imprese per evitare che acquisiscano troppo potere rispetto allo stato.
Se ci si pensa il sistema di tassazione ad aliquote e’ un po’ ingiusto. Se guadagno 1000 e pago il 20% di tasse pago gia’ il doppio di chi guadagna 500. Se la mia aliquota (media) arriva al 40% io mi trovo a pagare 4 volte di piu’. Prima di Regan negli usa l’aliquota piu’ alta arrivava al 70% (da lui ridotta al 28%). Era ingiusto? E’ diritto/dovere dello stato garantire che nessun cittadino diventi troppo potente?
Tutto il capitale raccolto dallo stato viene poi reimmesso in circolo, piu’ o meno come farebbe l’azienda se fosse stata tassata meno e lo avesse ancora in mano. Solo che nel primo caso il bene ricavato dalla spesa viene accumulato dallo stato, nel secondo dall’azienda.

Altro ramo: lo stato e’ l’unico a poter creare ricchezza? La risposta e’ no. Chiunque lavorando puo’ creare ricchezza. Se coltivo la terra e’ ottengo 100 mele quelle mele esistono, hanno valore e prima non esistevano. E le posso scambiare con denaro senza che nessuno si debba indebitare. Se lavoro creo un “credito di ricchezza” nei confronti del datore di lavoro, ovvero il mio stipendio.

Sto ripensando a questo dialogo del film “El concursante”

La domanda chiave al minuto 5:28 e’: se ci sono 100 monete in circolazione come posso pagarne 110? Impossibile no?
L’errore inizia al minuto 6:00. Il professore riscuote gli interessi da ogni cittadino e li immobilizza davanti al re. Piu’ il tempo passa e piu’ il denaro si accumula. Se avete seguito fin qui questo post forse dovreste intuire il problema: e’ una visione statica!
La banca, centrale o privata che sia, investira’ quei soldi e avra’ spese. Se fa imbiancare di nuovo gli uffici la pedina dell’imbianchino ricevera’ 3 monete. Poi la banca assume magari il poliziotto come guardia e questo riceve 5 monete all’anno. Con il resto delle monete acquista azioni, ovvero presta quelle monete ad una ditta.
Ok, immagino che molti non saranno convinti e penseranno che abbia intorbidito le acque per nascondere il trucco.

Proviamo con due pedine: Banca e contadino.
Il contadino non ha soldi e se ne fa prestare 10. Non si sa bene cosa se ne faccia e con chi li scambi visto che c’e’ solo lui ma sorvoliamo. A fine anno deve restituirne 11, giusto?
Durante l’anno il contadino ha lavorato e ha prodotto 5 pomodori e li puo’ vendere alla banca a 1 moneta ciascuno. Quindi ottiene 5 monete, e ne usa 3 per iniziare a ripagare il debito. Quindi il debito era 10+1-3 = 8 di debito e 10+2 monete in tasca. Il contadino ha guadagnato 5 monete e la banca ne ha guadagnata una.
L’anno successivo il debito sara’ su 8 monete e quindi sara’ ancora piu’ facile estinguerlo.

E se la banca non volesse comprare i pomodori? E’ possibile, ma di qualche servizio avra’ pur bisogno e magari paghera’ (stavolta non e’ un prestito) i soldi all’imbianchino e poi sara’ quest’ultimo a comprare i pomodori.

Ma supponiamo anche che la banca non abbia bisogno di servizi e si tenga i soldi in cassa unicamente per prestarli ad altri.
Quindi abbiamo 4 pedine: Banca, contadino, imprenditore, 1 dipendente.
La Banca presta 10 ad ognuno. A fine anno la banca raccoglie 3 monete di interessi. Nel frattempo il contadino ha venduto i suoi 5 pomodori. Il dipendente ha ricevuto 5 di stipendio. L’imprenditore ha venduto 2 libri a 2 monete l’uno. La banca presta le 3 monete all’imprenditore.
E qui tutto si complica se si vuole proseguire il gioco. Innanzi tutto va definito lo scopo che potrebbe essere estinguere il debito e trovarsi con 10 di contante.
Dopo un ora di tentativi su carta e con un foglio elettronico mi sono arreso: e’ impossibile a meno che la banca non spenda almeno tanto quanto gli interessi (in quel caso debito e contante restano stabili, se invece spende di piu’ il debito diminuisce e i contanti aumentano). Una banca ha dei dipendenti, utilizza corrente elettrica, ecc. quindi delle spese ci sono sicuramente. Non mi azzardo a dire se siano abbastanza o meno.
Un altro modo per rendersi conto che qualcosa non torna e’ sostituire la banca con il paniettiere: anche lui se non spende nulla accumulera’ in poco tempo tutto il denaro disponibile sulla scacchiera riducendo sul lastrico tutti gli altri.

Un’altra cosa ovvia che e’ emersa in modo concreto dalle prove e’ che e’ impossibile che uno dei tre protagonisti accumuli contante se non a spese di altri. Al piu’ possono pareggiare, indipendentemente dai prezzi delle loro merci (il contadino vende pomodori, l’imprenditore libri e paga lo stipendio al dipendente. Tutti consumano i prodotti degli altri) da quanti scambi avvengono e cosi’ via. Possono facilmente accumulare merci (il mio modello permetteva produzione infinta sia di libri che di pomodori). Insomma, se ci sono 30 monete in circolo quelle restano.
Altra “scoperta” e’ che tutti e 3, coordinandosi un po’, possono arrivare ad estinguere i loro debiti. Il problema e’ che possono farlo solo facendo scomparire tutto il denaro circolante (sempre nell’ipotesi in cui la banca non faccia spese, ovvero emissioni).

Uno spunto: una Spa e’ perennemente indebitata? Le azioni sono l’equivalente dei titoli di stato?

Piccola nota a margine: per ogni debito c’e’ un credito, tanto ovvio quanto sottovalutato. Se un paese ha un debito di 1000mila miliardi vuol dire che sta beneficiando di quella liquidita’. Su quel debito lo stato paga gli interessi di cui i debitori beneficiano. Il gioco si rompe nel momento in cui ci sia una corsa agli sportelli o nel momento in cui non possano piu’ essere pagati gli interessi, ma altrimenti tutti traggono un beneficio dalla situazione (liquidita’ per lo stato, guadagno per chi detiene i titoli).
Ma finche’ non si rompe il meccanismo e’ ottimo. Supponiamo che io abbia una ditta che importa merci dall’estero per rivenderle. Per tenere in piedi la mia attivita’ ho bisogno di molti fondi che non ho. Quindi chiedo un prestito con un tasso del 4%. Con questo denaro riesco ad acquistare molto materiale e nel tempo a rivenderlo. Se su questa vendita riesco ad avere un margine del 10% le cose sono ottime: restituisco il 4 alla banca e mi tengo il 6. Ho usufruito di un servizio, il prestito, lo pago e conservo il resto. Cosi’ come pago la logistica, l’affitto, ecc.
Se dovessi accumulare poco alla volta quella cifra prima di poter iniziare la mia attivita’ semplicemente non la inizierei mai o dovrei limitare di molto le potenzialita’ del mercato, un po’ come dover trasportare le merci con la mia automobile invece che utilizzare dei corrieri e delle navi.
Lo stato e’ in una situazione simile. Ogni anno uno stato spende ed e’ possibile che ci siano dei momenti in cui potrebbe spendere persino piu’ di quello che possiede. In questo modo acquista piu’ beni (servizi per i cittadini) di quelli che potrebbe altrimenti permettersi. Se a fine anno ha ricavato abbastanza tutto il giro gira.
Ma e’ possibile spendere senza indebitarsi? In senso stretto e’ molto difficile. Nel momento in cui affido un lavoro a qualcuno e lo pago a fine mese mi sto indebitando fin dal primo giorno. Se volessi avere la certezza di poterlo pagare a fine mese dovrei tenere immobilizzata per tutto il mese la cifra pattuita. Pensiamo ad una ditta con 1000 dipendenti e ci si rende conto che la cosa e’ un po’ paradossale.
Ma anche questa sarebbe una precauzione illusoria: cosa mi garantisce che la banca non fallisca proprio il 25 del mese?
Inoltre piu’ o meno per tutti i settori le entrate arrivano molto tempo dopo il momento in cui ho pagato il lavoratore. Nel frattempo devo anticipare io azienda il denaro.
In sintesi ad ogni debito e’ associato un rischio e tutto gira attorno alla gestione di questo rischio.
Ci sono diversi tipi di debito. Se io privato chiedo un prestito per comprarmi il televisore a 52 pollici sto facendo un debito “a perdere”, che non frutta il denaro per ripagare quel debito. Ma se il prestito lo chiedo per acquistare delle attrezzature per il lavoro che mi porteranno maggiori entrate quel debito si ripaghera’ “da solo”.

L’alternativa sarebbe risparmiare lo stesso denaro magari in 3 o 4 anni e poi, una volta che ho tutto il contante in banca, effettuare l’acquisto. Questo da’ l’illusione che il rischio sia minore. In realta’ il rischio c’e’ tanto quanto prima: il fatto di tenere fermo quel denaro sul conto corrente e’ di per se’ un rischio (inflazione, spese, crisi di liquidita’, ecc.). Il fatto di non aver speso oggi quel denaro a beneficio dell’azienda puo’ essere causa di danno o fallimento: se avessi aggiornato i macchinari magari non avrei perso 3 clienti.
In un finanziamento il rischio e’ molto esplicito e si traduce nel non riuscire a pagare la rata. Nel risparmio il rischio e’ meno evidente ma non meno presente. In diversi momenti il rischio maggiore potrebbe essere su una o l’altra alternativa.

Imporre il pareggio di bilancio a fine anno postula che il rischio sul debito pubblico sia IL rischio. Abolendo artificialmente questo strumento di gestione del rischio ci si trova a dover usare altri espedienti. Ad esempio pagare gli stipendi dei dipendenti a 60 giorni invece che a fine mese, tanto per fare un esempio al volo. Invece di indebitarmi con le banche o con i titoli di stato mi indebito con i lavoratori a interesse zero.

Ci sara’ una quinta parte? Al momento non mi viene in mente molto altro da aggiungere. Ci mettero’ un po’ anch’io per digerire questo nuovo punto di vista.

(1) Supponendo che ci sia domanda per quelle mele e che non restino invendute. In pratica l’eccesso di denaro crea si’ aumento di prezzi, ma contemporaneamente l’aumento di produzione di mele crea altrettanta svalutazione del prezzo delle mele dovuta all’aumento di offerta e le due cose si bilanciano. Oppure si puo’ pensare che parte del denaro extra viene speso per acquistare le mele prodotte in piu’ quindi non resta disponibile per altri tipi di merci facendone aumentare il prezzo.

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