Cos’e’ il denaro – parte 2

Pubblicato: dicembre 3, 2011 in economia

Scrivendo la prima parte mi sono trovato a dover omettere o sintetizzare un sacco di spunti secondari per far si’ che il discorso non si perdesse in mille rivoli. In questa seconda puntata provo ad recuperarli.
Per chi si fosse sintonizzato solo ora chiarisco che si tratta mi mie personali riflessioni e deduzioni basate su quello che ho letto.
La verita’ rivelata la potete trovare altrove.

Tasse

Il primo di questi e’ l'”anomalia” delle tasse. Marco guadagna 100 euro con cui compra un’auto. Il venditore riceve il denaro e su questo paga le tasse, diciamo un bel 50%, che vanno allo stato. Gli rimangono 50 euro con cui compra un viaggio. Il venditore riceve i soldi e su questi paga 25 euro di tasse. E cosi’ via(1). In pratica ad ogni passaggio una quota di denaro va sempre in tasse e torna allo stato: Irpef, iva, tasse sulla benzina, alcool, ecc.
La prima volta che me ne sono reso conto sono ci sono rimasto male.
Di fatto la pressione fiscale determina solo la rapidita’ con cui il denaro tutto ritorna nelle casse dello stato, non la quantita’ che, a tendere, e’ sempre il 100%.
Ovviamente in ogni scambio qualcuno ha beneficiato di un bene (l’auto, il viaggio, ecc.) quindi di fondo non c’e’ nulla di realmente anomalo o negativo.

Da un altro punto di vista si puo’ pensare che la pressione fiscale determini la quantita’ media di denaro che lo stato riesce a raccogliere con le imposte in un certo periodo. Quantita’ che pero’ non e’ direttamente proporzionale alla pressione fiscale, come si potrebbe pensare, ma dipende da quanto rapidamente il denaro viene speso da ognuno e da quanti passaggi di mano avvengono(2).

La cosa quindi e’ molto distante dalla percezione immediata che io, penso come molti, avevo della questione.
Persino l’evasione fiscale cambia aspetto: se guadagno 100 euro in nero prima o poi mi tocchera’ spenderli. Se li spendo per un’attivita’ non in nero le tasse verranno pagate allo step successivo. E anche solo l’acquisto di benzina e sigarette e’ tassato e quindi riassorbe un parte di quel contante. Insomma e’ difficile che quel contante resti al riparo dalle grinfie dello stato molto a lungo.
Quindi l’evasione e’ un non-problema? Non esattamente, ci torno in seguito.

Spesa a cascata

Un altro elemento poco intuitivo e’ la spesa a cascata del denaro. Un tale guadagna 1 milione di euro al mese. Per quanto mi riguarda trovo la cosa poco equa. Ma poi mi dico: il riccone spendera’ tutto per acquistare uno yacht e i soldi andranno ai costruttori che ne saranno felicissimi. Per festeggiare si compreranno un’auto a testa e i venditori di auto andranno in vacanza con la famiglia. Tutti quanti pagheranno la loro quota di tasse e un sacco di soldi torneranno subito allo stato. Io vedo solo un sacco di sorrisi in questo scenario.
Verrebbe da pensare che il passaggio intermedio del riccone non sia poi cosi’ nocivo. Ma come si dice: il saggio indica la luna e lo stolto guarda il dito. Il riccone si e’ comprato lo yacht la cui costruzione ha magari richiesto il lavoro di 20 persone per 1 anno piu’ tutti i materiali. E questa ricchezza rimane tutta e solo a lui, indipendentemente da come prosegue il flusso di denaro, tasse e tutto il resto(3).
In soldoni :) significa che quei 20 anni uomo sono stati impiegati per lui e non per altri. E gli anni uomo non sono una grandezza riciclabile e trasferibile.

La prossima volte che sentite dire che riducendo le tasse dei ricchi questi spendono e in cascata il denaro arriva a tutti ripensate a questo esempio.

La circolazione perenne del denaro non e’ condivisa dagli altri beni (salvo magari l’oro e dintorni). Se baratto 3 mele con 3 pere potrei potenzialmente barattare la 3 pere con 3 uova ma tipicamente entrambi mangiamo quello che abbiamo acquistato e la cosa finisce li’. Dopo cena entrambi non abbiamo piu’ nulla.

C’e’ un altro problema con la distribuzione impari del denaro. Se guadagno 1 milione di euro significa che ogni mese sul conto del mio datore di lavoro dovra’ arrivare quella cifra, da li’ andra’ sul mio conto corrente e magari impieghero’ qualche giorno prima di spenderla/investirla. Per quanto rapido io possa essere attorno a me si crea comunque un “contesto” che attrae quella massa di denaro e la mantiene localizzata in quel punto in modo praticamente permanente visto che ogni mese la cosa si ripete.
E’ la versione dinamica dell’idea che io mi tenga il mio milione bloccato sotto il materasso.
Se quindi io riservo dinamicamente per il mio stipendio una grande quota di denaro significa che ce ne sara’ a disposizione meno in altri “luoghi” e questo puo’ costringere lo stato a dover emettere nuova moneta.
Ipotizziamo che affinche’ gli scambi funzionino in modo efficiente ognuno debba avere 1000 euro sul conto. Se ad un certo punto una persona comincia ad accumulare 10mila euro significa che gli altri si avvicinano alla soglia critica di denaro circolante e quindi lo stato se non vuole che gli scambi dei “poveri” non si arrestino deve oliarli. Questo crea inflazione, sia a livello del riccone che degli altri.
In sostanza e’ la versione dinamica dell’antica conoscenza che se uno si tiene tutti i soldi agli altri non resta niente. Se anche, come detto prima, quei 10mila verranno spesi il ritardo tra incasso e spesa avvicina la visione dinamica a quella statica.
Se si volesse sintetizzarlo si potrebbe dire che la concentrazione di capitali/disuguaglianza sociale crea inflazione.

Evasione

L’evasione fiscale ha un effetto simile: trattiene il contante in alcuni “luoghi” che possono quindi prosperare da un punto di vista della liquidita’ rendendo carenti altri.
Tipicamente il pagamento in nero viene fatto a fronte di un servizio realmente realizzato, come per i pagamenti regolari. In questa parte non c’e’ danno. Il denaro prima o poi arrivera’ comunque allo stato, sebbene piu’ lentamente, e spendendo la mia quota evasa mi saro’ appropriato di un bene in piu’ degli altri. E quando il denaro raggiungera’ lo stato beneficero’ anche dei servizi statali(4).
In senso stretto quello che ho sottratto allo stato e’ liquidita’ oltre al mio arricchimento in termini di beni che necessariamente implica un impoverimento (o almeno un mancato arricchimento) per il resto delle comunita’.

Un breve esempio per chiarire meglio il concetto. Ho uno stato che raccoglie 1000 euro di tasse senza che nessuno evada. L’anno successivo una persona inizia a evadere pagando allo stato 100 euro di tasse in meno rispetto all’anno precedente. Quanto sara’ il gettito? Probabilmente sara’ 950 o anche 980, difficilmente 900.
Altro caso di studio: se il governo raddoppia le tasse il gettito raddoppia? Verrebbe da dire che aumenta persino piu’ del doppio. Ma se l’aumento eccessivo fosse arrivato a strangolare gli scambi e’ persino possibile che il gettito diminuisca(!) cioe’ che si riduca unicamente alla tassazione “di prima mano” e alla fetta minima di scambi di sopravvivenza (cibo, affitto, ecc.)(5).

Ok, direi che e’ abbastanza per la seconda parte. Prossima puntata su tasse, prestiti bancari e debito.

(1) Ovviamente le tasse pagate tengono conto di reddito, aliquote, detrazioni, e di mille altri dettagli ma questi meccanismi non cambiano la sostanza.
(2) Supponiamo ci sia una sola tassa del 50% e 3 cittadini. Ognuno guadagna 100 euro. Se tutti li mettono sotto il materasso la raccolta sara’ di 150 euro. Ma se tutti ne spendono la meta’ il gettito diventa di 150+(25*3)=225. I concetti di “liquidity trap“, “time preference” e dintorni descrivono questi casi.
(3) Con il tempo lo yacht si rovina, decade e affonda, ma questo e’ tutt’altro discorso.
(4)Nella paggiore delle ipotesi e’ possibile che il denaro resti bloccato per molto tempo nel circuiti illegali: con il ricavato della vendita di droga compro armi e cosi’ via. In questo modo il riassorbimento di quel contante da parte dello stato e’ molto lento.
(5) Riprendo l’esempio della nota (2). Se la tassazione passa al 75% la prima raccolta e’ di 75*3=225. Ma i restanti soldi da spendere sono innanzitutto solo 25 e non 50 ed e’ possibile che non vengano spesi ma risparmiati. Se anche venissero spesi di avrebbe 17,5*3=53. Quindi 225+53=278, rispetto al 225 del caso precedente. Quindi la tassazione e’ aumentata del 50% e il gettito del 24%. E questo ipotizzando che non ci sia stata nessuna riduzione dei consumi.

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