Genova 2011

Pubblicato: luglio 24, 2011 in Uncategorized

“Dunque quello andato in scena ieri per le vie di Genova, più che un corteo commemorativo dei fatti orrendi del G8 del 2001 era un corteo funebre: si celebravano le esequie del popolo No Global.”

Ahime’, mi trovo a leggere proprio su Libero(!) una sintesi di quello che penso su Genova 2011.

Nel 2001 a Genova si e’ combattuta l’ultima battaglia del movimento No-Global. Movimento probabilmente spontaneo, anche se certamente ancorato sui vecchi movimenti di sinistra, internazionale, che si rivolgeva pero’ contro gli obiettivi veri: il WTO e soci e la globalizzazione in senso capitalistico/predatorio.
E a Seattle prima e a Genova poi il movimento ha perso. Non ha ottenuto i suoi obiettivi, le manifestazioni di protesta sono state definitivamente associate alla violenza e al pericolo di essere pestati dalla polizia stroncando drasticamente ogni iniziativa successiva o per mancanza di partecipazione o infiltrandola.
I movimenti gia’ ingabbiati dalla trappola(?) della non-violenza diventano ancora piu’ lievi, colorati, allegri. Scompare l’idea di attaccare qualcuno, anche solo simbolicamente violando la “Zona Rossa”: le manifestazioni diventano autorizzate, pacifiche e inutili(*).

Nessuno da allora e’ stato realmente incriminato per i reati commessi a Bolzaneto e di fatto, dopo 10 anni, la notizia continua a non esistere a livello mediatico (e’ trapelato al piu’ qualche dettaglio sulla scuola Diaz). A celebrare tutto cio’ gli stessi metodi di repressione fisica e mediatica continuano ad essere utilizzati proprio in questi giorni in Val di Susa.

Di fatto nel 2011 a Genova si dichiara la resa incondizionata di quel poco che resta del movimento (almeno per la parte italiana).

Consiglio il film-documentario The Corporation, in particolare per la ricostruzione “storica” della nascita recentissima del concetto stesso di corporation.

http://www.imdb.com/title/tt0379225/

(*) Ricorda il meccanismo descritto da Barnard rispetto ai sindacati e alla concertazione: nel momento in cui la protesta diventa meno concreta e piu’ indiretta, di immagine, di contenuti le persone non la capiscono piu’ e la abbandonano (a torto?).

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