Referendum: gli “intelligenti”

Pubblicato: giugno 15, 2011 in voto

Una caratteristica di questo referendum e’ la nascita del fronte degli “intelligenti” a cui ho gia’ accennato nel post precedente.

Si tratta di persone che ritengono di aver letto e capito i quesiti referendari meglio degli altri e che quindi possono permettersi di sputare in testa agli altri che ancora credono alla “propaganda” mediatica. Insulti piu’ o meno velati e disprezzo e’ piu’ o meno quello che questo gruppo produce.

Da un lato andrebbero anche stimati: almeno hanno fatto i compiti. Dall’altro il loro atteggiamento spocchioso e saccente li rende parecchio antipatici. Ma al di la’ della forma ci sono due errori importanti che commettono.

Il primo, di cui ho gia’ scritto, e’ interpretare il referendum come evento legale/legislativo piuttosto che come evento mediatico. Il referendum e’ un evento di massa, mediatico, simbolico e non puo’ essere altrimenti. Il 99% della popolazione non ha le conoscenze legali necessarie per orientarsi nel mare delle leggi italiane e non.
Pretendere che la gente si informi e contemporaneamente accusare tutti gli organi di informazione di essere falsi e’ paradossale. E dove dovrebbero informarsi? Con i filmati su facebook?

Ma e’ forse il secondo errore quello piu’ importante: essere convinti di aver capito. Le leggi italiane (nazionali, comunali, ecc.) per di piu’ in contesto europeo sono un casino. Leggere un singolo articolo significa molto poco a meno di avere davvero le capacita’ per comprenderne l’intero contenuto che, nella mia opinione, implica aver esercitato per qualche anno una professione legale (avvocato, magistrato, giudice, ecc.).
Prendiamo ora il famoso primo quesito che riguarda i “Servizi pubblici locali di rilevanza economica”. Che cos’e’ un servizio pubblico? Cosa vuol dire locale? Cosa vuol dire “di rilevanza economica”? Ai primi due magari e’ gia’ piu’ facile dare una risposta (ma quanti degli “intelligenti” saprebbero rispondere?), ma il terzo e’ piu’ fumoso. L’acqua e’ un servizio di rilevanza economica? La risposta non e’ scontata. La cosa e’ stata discussa nei tribunali e pare che la linea che sta emergendo sia effettivamente quella di considerarla a rilevanza economica. Dovrebbe esserci anche una nota della Cassazione in questa direzione.
Il problema e’ che questo vale per ogni singola riga di quella legge. Tra sentenze, ricorsi vari (tar, corti europee, ecc.) e nuove norme temo che forse in questo momento non sia chiaro a nessuno che cosa significhi tutto cio’. Da quel poco che ho capito delle leggi, spesso serve aspettare la prima sentenza e tutta la catena di ricorsi per arrivare a capire quale sia la giusta interpretazione che vera’ data ad una legge.

Cosa c’e’ di mal in tutto cio’? Che si perde di vista la foresta. L’acqua sta venendo privatizzata in tutto il mondo da anni. Pardon, la gestione dell’acqua. In Italia anche, ad esempio a Velleteri e’ gia’ stato fatto.
Quindi o si e’ davvero convinti che i privati possono risolvere tutti i problemi dell’acqua in Italia (acquedotti che perdono, ecc.) e quindi si e’ a favore della privatizzazione oppure l’occasione per esprimere il proprio dissenso era questo referendum.
Il procedimento legale che segue ad un referendum, cioe’ scrivere la nuova legge, sara’ guidato (si suppone…) dalla lettura mediatica del referendum che e’ l’unica indicazione che il popolo puo’ dare sulle sue aspettative (in un senso o nell’altro).

Nessuno al governo, anche volendo, fara’ caso che circa lo 0,7% dei SI’ sono dovuti al fatto di non gradire la lettera a) del comma 2 dell’articolo 23-bis, che il 2,3% degli astenuti sono dovuti non al bel tempo ma al fatto di preferire la legge attuale alla direttiva 93/38/CEE e che il 3,6% dei votanti non ha capito cosa significhi “abrogare”.

E il legittimo impedimento che scade a ottobre? Di nuovo il ruolo del popolo non e’ legislativo in senso stretto ma di opinione. Il popolo puo’ dire che quella legge non gli piace anche se dovesse scadere il giorno dopo, persino se fosse gia’ scaduta. Il fine non e’ abrogare la specifica legge, ma esprimersi su cio’ che quella rappresenta, quella legge e tutte le altre della stessa natura.

Non so come mai per il referendum siano stati scelti nello specifico alcuni articoli e non altri. Non ho trovato in giro articoli di “informazione vera” che lo spiegassero. E’ possibile che abbiano scelto quelli per motivi “legalesi”, ad esempio perche’ sono quelli rispetto ai quali sono state emesse alcune sentenze e che quindi si portano dietro molto piu’ di quello che c’e’ scritto nell’articolo.

Ma quindi con chi realmente se la prendono gli “intelligenti”? Con la gente “ignorante” o con chi ha fatto “disinformazione”? Se ci si fida di ByoBlu di informazione non e’ stata fatta proprio, di nessun tipo: “In oltre 150 giorni di informazione referendaria sui TG nazionali sono passate solo 81 notizie: 28 sul TG3, 16 sul TG di LA7, 15 sul TG2, 11 sul TG1, 7 sul TG5, 3 sul TG4 e una, che si è suicidata per solitudine, su Studio Aperto.“. Con tutti quindi? Ma questo silenzio non e’ a sua volta disinformazione? Certamente.
Quindi il sistema e’ cattivo e ci odia tutti? Macche’, da nessuna parte e’ anche solo implicita’ questa lettura: sarebbe da qualunquisti. E’ solo questo specifico referendum che e’ stato manipolato…

Si noti poi che per cambiare una legge non e’ ovviamente necessario abrogarla tramite referendum. Se si volesse scrivere una nuova legge per affidare la gestione unicamente a societa’ pubbliche, andando contro le indicazioni europee, basterebbe avere la maggioranza in parlamento. Tra parentesi non credo che questo sia l’obiettivo del centro-sinistra, da sempre a favore delle privatizzazioni.

Ma allora a che scopo fare i referendum? O perche’ si e’ di buon cuore e quindi si vuole davvero chiedere un’opinione al popolo oppure perche’ quella maggioranza non la si ha. Quindi inevitabilmente un referendum e’ sempre uno strumento politico di una minoranza contro la maggioranza. Oggi e’ piu’ evidente perche’ ci sono solo due partiti, tempo fa potevano esserci maggioranze/minoranze diverse a seconda dei temi. Si veda ad esempio il referendum del 74 sul divorzio dove la DC tenta di ribaltare la legge fatta da PSI, PLI e altri.

In questo senso e’ sicuramente stato un referendum politico e molti sono andati a votare unicamente per questo motivo. Facendolo sono stati abrogati alcuni articoli di legge: amen, li riapproveranno uguali nella prossima maxi-legge. Certo, questo ha un costo, ma sono i normali costi dell’impianto politico (a margine i costi li si poteva ridurre accorpando comunali e referendum…). Hanno sbagliato a dare una lettura politica all’evento? Sarebbero stati piu’ “intelligenti” se pedantemente avessero studiato riga per riga i singoli articoli di legge? Secondo me no, anzi.

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