Il tormentone del referendum

Pubblicato: giugno 11, 2011 in voto

Su Facebook e dintori ci si sta accanendo molto circa il referendum. Buono no? Il cittadino si attiva, partecipa, fa politica.

Quello che pero’ io vedo e’ una gran confusione e basta.

Da un lato abbiamo i paladini del SI’: per l’acqua pubblica, contro il nucleare e per far condannare SB.
Da un’altro i paladini del “non voto”: di matrice destrorsa rifiutano il referendum prima di tutto perche’ sinistroide.
Poi ci sono gli informati: quelli che sono andati a vedere esattamente su che cosa si stia votando, ad esempio su questo sito o qui.

Apparentemente la terza categoria e’ quella che sembra piu’ rispettabile, almeno “ha fatto i compiti”, almeno dice cose vere. Il problema e’ che dice cose si’ vere ma irrilevanti e fuorvianti.

Rispetto all’acqua sostengono che si tratta di due leggi relative all’affidamento della gestione dell’acqua e non della sua privatizzazione. Come giustamente dice Messora il concetto di acqua privata sta tutto nella sua gestione. Che significato avrebbe altrimenti? Recintare tutte le sponde dei fiumi e proibire di avere cisterne per raccogliere la pioggia? Magari un giorno si arrivera’ anche a questo, ma oggi e’ tutto molto piu’ banale. Invece di pagare lo stato per fare in modo che l’acqua che esce da NonSoDove e finisca nel mio rubinetto mi trovero’ a pagare un’altro soggetto. Ma sia ben chiaro, l’acqua, tecnicamente, e’ di mia proprieta’: non la compro, ne pago il trasporto, analisi, filtrazione, ecc.. In soldoni mi arrivera’ una bolletta della “H2O” oltre a luce e gas. Questa bolletta oggi esiste gia’ e finisce nel grande calderone delle spese statali, regionali, provinciali, comunali. Separandola in modo esplicito tutto diviene piu’ trasparente, proporzionale al consumo/spreco, ecc.
Dove casca l’asino? Banalmente nel fatto che la “H2O” e’ una societa’ privata che deve quindi fare profitto. E in base all’enciclica “De societatibus privatis” questa e’ piu’ efficiente di un ente statale e quindi, al netto del suo ricavo, e’ comunque conveniente. E in ogni caso se questa se ne approfittasse troppo lo stato puo’ sempre dare la gestione ad un’altra, no?
A margine pare che lo stato oggi non abbia i soldi per la gestione dell’acqua e quindi sia costretto a chiedere prestiti o a darla in gestione a privati. Notare il paradosso: quella stessa risorsa che per un privato sarebbe una fonte di guadagno per lo stato e’ un costo? Come e’ possibile? Tutta colpa della stato sprecone e inefficiente?

Che cosa succede se vince il si’? Vengono abrogate due leggi e ad una ne subentra una europea piu’ o meno dello stesso stampo. Ma allora hanno ragione gli “informati” a dire che non si sa per cosa si vota e che il si’ per l’acqua pubblica e’ tutta propaganda/disinformazione?

La mia sensazione e’ che guardando le foglie si sia persa di vista la foresta. Il pacchetto di leggi che regolamenta la gestione dell’acqua e’ piu’ ampio di quelle due singole leggi e loro stessi lo notano. Perche’ quindi proprio quelle due? Semplicemente perche’ sono “simboliche”.

Ricordiamoci per un attimo che cosa e’ un referendum abrogativo: si tratta di abolire una legge e questo quasi sempre implica che ne verra’ fatta poi una diversa, sostitutiva. Diversa in che termini? Non e’ dato sapere, visto che il referendum puo’ solo dire “NO”. Diventa quindi secondo me fondamentale l’interpretazione mediatica che sia stata data al voto, la “propaganda”, piu’ che la specificita’ delle singole leggi che di per se’ non contano molto.
Quello che si tenta di fare con questi referendum e’ di istituire dei finti referendum consultivi/propositivi: in pratica di dire SI’ a qualcosa. La gente andra’ o meno a votare in quest’ottica e il gioco e’ fatto.

Prendiamo il referendum sul nucleare: le due leggi in esame riguardavano chi decide la localizzazione delle centrali e la possibilita’ per l’ENEL di costruire centrali all’estero.
In altre parole non si stava abrogando la legge che autorizza la costruzione di centrali (che magari in modo cosi’ esplicito non e’ mai esistita), ma un piccolo frammento. Esaminando bene le leggi si dovrebbe dire che il referendum fosse SOLO contro la specifiche procedure di assegnamento (vi ricorda qualcosa?).
Nonostante cio’ l’interpretazione che ne e’ stata data e’ stata No al programma nucleare italiano. E non potrebbe essere altrimenti: si poteva davvero fare un referendum su tutti i singoli articoli di legge e aspettarsi che i votanti li studiassero uno a uno?

Come contro esempio il referendum sul divorzio ha potuto invece puntare contro una legge molto specifica.

Rimane poi il solito macigno a pesare sul referendum: in diverse occasioni il risultato del referendum e’ stato di fatto ignorato

1987: responsabilita’ dei magistrati
1993: finanziamento pubblico ai partiti rinominato in “rimborso elettorale”, maggioritario
1995: privatizzazione rai, “Mattarellum”

In alcuni casi si puo’ discutere se le aspettative referendarie siano state davvero deluse o meno ma in alcuni casi lo spazio e’ poco.

Il processo per la privatizzazione dell’acqua e’ in corso in tutto il mondo. Se davvero l’Italia a questo giro ne restasse fuori al prossimo creerebbe una societa’ statale che si occupi della gestione. Poi accetterebbe partecipazioni private come da direttive europee e infine la privatizzerebbe in nome dell’efficienza e del libero mercato. Vi ricorda qualcosa?

Prendiamo nota e stiamo a vedere…

A margine, gia’ oggi al supermercato compriamo abitualmente l’acqua da aziende private….

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