Sul voto: redux

Pubblicato: maggio 12, 2011 in voto

Nuovo post, su un argomento gia’ trattato, per provare a sintetizzare ed approfondire lo stesso tema.

Tesi: il voto e’ uno strumento di misura del consenso elettorale acquisito dai candidati nel mesi/anni precedenti le elezioni. Non e’ quindi uno strumento che determina il consenso, cosi’ come un termometro non determina la temperatura dell’acqua che misura. Di conseguenza il singolo voto e’ irrilevante, in quanto una misurazione accurata e’ gia’ possibile con solo parte dei voti e i singoli voti ulteriori non la influenzano piu’.
Questo e’ inoltre evidente da un punto di vista numerico: il peso di 1 voto su 1 milione o piu’ e’ di fatto nullo.

Inoltre l’errore dello strumento di misura e’ ben al di sopra del singolo voto (errori di conteggio, brogli, ecc.). Se anche un cadidato dovesse perdere per un singolo voto non sarebbe in realta’ direttamente attribuibile ad un singolo voto di un elettore mancante. Un inevitabile riconteggio infatti porterebbe sicuramente ad un risultato diverso, magari opposto, pur aggiungendo l’ipotetico voto in piu’ a favore del candidato sconfitto.

Se tutti facessero cosi’. Questo e’ uno strumento retorico molto efficace quanto vuoto. Un paio di esempi:

– non puoi buttare la carta in quel cestino: se tutti facessero cosi’ la via sarebbe invasa di cartacce
– al supermercato: non puoi comprare lo yogurt alla fragola: se tutti facessero cosi’ non ce ne sarebbe abbastanza per gli altri e il prezzo salirebbe alle stelle

Qualunque azione amplificata di un milione di volte diventa paradossale e condannabile. Notate come non ci sia nessun difetto logico o sostanziale in queste frasi, ma solo una premessa ipotetica enorme. Il motivo per cui il mondo non collassa e’ perche’ “non tutti fanno cosi'”, ognuno ha la sua testa, fa le sue scelte e la possibilita’ di un singolo di influenzare gli altri, senza strumenti di comunicazione di massa, e’ infinitesima, tanto piu’ quanto la mia proposta fosse lontana dal loro modo di pensare.
Condannare un comportamento per il solo fatto che la sua ipotetica e artificiale amplificazione di un milione di volte creerebbe situazioni insostenibili e’ da idioti.

Votare significa delegare qualcuno ad agire in propria vece. Non votare significa non accettare come propria le future decisioni che verranno prese da queste persone, sulla base delle proprie personali aspettative nei loro confronti. Il non voto, cosi’ come il voto, non influenza il risultato elettorale, rimane quindi una scelta che ricade nella sfera personale.
Non votare non significa dire a queste stesse persone che ci “stanno antipatiche” che ci “stanno antipatiche”. Non avrebbe senso sperare di ottenere in questo modo un miglioramento proprio da queste stesse persone tenendo il broncio. Il ragionamento tipicamente ipotizza che ci sia un meccanismo altro, il partito o “qualcun’altro”, che a fronte del mancato supporto popolare prenda dei provvedimenti a noi favorevoli, al prossimo giro.
In linea di principio quest’ipotesi puo’ essere ragionevole e va valutata, restando pronti pero’ a rifiutarla quando per 10, 15, 20 anni questa aspettativa continui a venir delusa.

La situazione politica attuale, e forse di sempre, ipotizza che ci siano dei buoni, noi, e dei cattivi, loro. I cattivi sono terroristi e drogati piuttosto che corrotti e mafiosi. Il nostro paladino al contrario e’ “una persona per bene”. Questa tipo di ragionamento, abusato in tutte le campagne elettorali, non penso dovrebbe mai uscire dalle aule delle elementari e, preferibilmente, neppure entrarci.

Ipotizzando per un attimo di accettare il meccanismo democratico come valido, non sono contro chi si candida, non sono contro che fa campagna elettorale seria (dai 100/1000 voti in su), ma contro l’illusione popolare del voto come strumento decisionale. Non lo e’, prendiamone atto. Il meccanismo elettorale e’, nella piu’ candida delle ipotesi, un meccanismo per verificare chi ha convinto il maggior numero di persone della validita’ delle proprie tesi.
La differenza e’ sottile, ma sostanziale. Il motivo e’ che l’elettore non ha tipicamente preso parte in nessun modo alla campagna elettorale. Quando viene consultato i giochi sono fatti.
Cosi’ come se su un gruppo di 100 piante venissero provate due marche di fertilizzante: dopo un mese si guarda quali sono cresciute meglio e questo determina chi vince. In un certo senso si puo’ dire che sono state le piante a scegliere.

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