Generazione 1000 euro

Pubblicato: dicembre 14, 2010 in cinema

Lasciamo gli studi cinematografici di Los Angeles e torniamo a casa nostra, con un film uscito nelle sale nel 2009.

Generazione 1000 euro

Film tranquillo, piacevole, sulle difficolta’ e gli imprevisti della vita da precario a Milano.
Il film e’ distribuito da 01 Distribution, ovvero Rai Cinema.

Vediamo di capire quali messaggi, se presenti, questo film cerca di veicolare in modo non esplicito.

Ovviamente nel seguito verranno descritti in dettaglio diversi elementi del film, siete avvisati.

Matteo, il protagonista, laureato in matematica con tanto di master lavora scontento come precario facendo marketing. Non riassumo oltre la trama, la si trova facilmente in giro.

il professore

Uno dei personaggi di riferimento di Matteo, e in seguito di Beatrice (notare il nome, guida verso il paradiso di Dantesca memoria), e’ il Professore (Paolo Villaggio), docente di ruolo all’universita’.
Scontento del proprio lavoro e’ felice della pensione imminente, ricorda con affetto e nostalgia i primi anni da professore precario, definti: “i migliori della mia vita”.
Una frase “detta e non detta” ex-catedra dal professore e’ “non bisogna assolutamente cercare di capire in quale direzione noi dobbiamo andare” (min 117).

il mondo del lavoro

Il mondo del lavoro che viene rappresentato e’ orribile: licenziamenti, tradimenti tra amici, capi spregevoli (Balasso) e cosi’ via.
Insomma, non stupitevi se il vostro capo si comportera’ esattamente in quel modo.

l’arte dell’arrangiarsi

Francesco (il cinefilo) risolve i problemi relativi all’affitto e alla casa con creativita’. Beatrice risolve i problemi economici frugando nell’immondizia (di fatto di quello si tratta…) e rivendendo su ebay. La positivita’ della cosa viene rafforzata dallo stile della narrazione e dal fatto che quell’episodio porta all’innamoramento tra lei e il protagonista.

l’amico (Chernobyl)

Personaggio secondario pero’ simbolicamente importante. Da un lato e’ un personaggio “negativo”: Francesco non lo vuole come coinquilino e la presentazione complessiva non aiuta, dall’altro e’ quello che si impegna sul lavoro e’ il suo progetto viene scelto come migliore. Personaggio senza amici (“vorra’ dire che mangero’ da solo”) e senza altri tratti evidenziati nel film.
Lui e’ pero’ quello che avra’ poi il posto fisso, grazie a Matteo, e ne sara’ felice.
Altri due esempi, a mio parere negativi, di posto fisso sono Angelica, sommersa totalmente da mille impegni e l’impiegata dell’amministrazione che si occupa dei rimborsi spese.

le due vie

Forse piu’ una nota cinematografica che sui contenuti, riguarda quanto siano contrapposte le due donne, che rappresentano le due vie. Angelica (anche se a tratti sembra quasi diabolica, potente e manipolatrice) e Beatrice: una bionda e una mora, una piu’ fredda e una piu’ mediterranea, una ultra decisa e l’altra perfino dichiara “sono indecisa” di fronte al sogno della sua vita. Una internazionale, l’altra che non e’ mai uscita dall’umbria, una ricca l’altra povera e cosi’ via.
Insomma, una sceneggiatura e caratterizzazione che non lasciano spazio a dubbi.

Angelica, che rappresenta il lavoro di successo, e’ fredda, dura, incomprensibile, pericolosa (a causa sua Matteo rischia di non pagare l’affitto). Beatrice e’ materna, accogliente, rassicurante.

la scelta

Angelica rende esplicito il tema: “quando arriva il momento giusto si tratta solo di scegliere: o dalla parte giusta o dalla parte sbagliata“. E a Matteo la scelta verra’ presentata in forma esplicita: restare precario o andare a Barcellona con Angelica: “un lavoro fantastico, una citta’ fantastica e non sei solo“. Insomma, “a no-brainer” direbbero, tutti i pretesti piu’ classici al cambiamento sono stati rimossi (soldi, solitudine, ecc.), si tratta solo di “capire chi sei veramente“.
E questa volta non c’e’ qualcun’altro che scelga per lui (come Matteo lamenta all’inizio del film), il taxi si guasta ma non abbastanza, e la scelta e’ finalmente sua. Solo che non e’ nemmeno in grado di motivarla e deve essere Angelica a cercare di spiegarla: “non posso rinunciare a essere quello che sono, sarebbe come tradire me stesso, so che sto rinunciando a una grande opportunita’ ma questa non e’ la mia vita, …, se l’unica alternativa che ho e’ vivere la vita di un altro allora preferisco tenermi la mia”. E lei conclude con “certo che sei un coglione pero'” al che lui persino annuisce.
Di fatto non c’e’ quindi una motivazione reale: lo faccio perche’ si’, perche’ io sono fatto cosi’. Ho fatto la mia scelta, ho capito chi sono veramente: un coglione. Il fatto di farlo come scelta esplicita nobilita e rende rispettabile la decisione.

un felice coglione

Il film e’ tutto nel finale: “Non so se mi rinnoveranno il contratto, non so cosa faro’ tra 6 mesi, non ho idea di quale sara’ il mio futuro. Guadagno in tutto 940 euro al mese.” ma sono felice. La canzone di Elisa fa da sfondo suggerendo “un segreto e’ fare tutto come se vedessi solo il sole”.
La sua scelta, in quanto protagonista, e’ la nostra, almeno del pubblico maschile (il pubblico femminile si sara’ diviso tra le due figure di riferimento).
In altre parole: il precariato e’ bello, ti rende felice, tu (laureato con successo) non fuggire all’estero inseguendo sogni non tuoi, rimani a casa tua, dove potrai essere davvero te stesso.

il libro

Nota a margine: il libro, italiano, da cui e’ tratto il film e’ stato distribuito gratuitamente online ed e’ uscito anche in Giappone, Germania, Austria, Corea, Cina, Taiwan, Olanda, Grecia e Portogallo (da wikipedia).
I due autori sono due giovani giornalisti al loro primo libro: bel colpo!
In seguito hanno pubblicato questo: Jobbing. Guida alle 100 professioni più nuove e più richieste (consiglio di leggerne la descrizione qui: http://www.ibs.it/code/9788820046507/incorvaia-antonio-rimassa-alessandro/jobbing-guida-alle-100.html).

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commenti
  1. fabio ha detto:

    Un bel film,divertente, un pò surreale,dove l’amicizia tra i 2 coinquilini fa da sfondo sempre presente, e dove i problemi sono meno problemi se vissuti con un pò di ottimismo

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