You don’t mess with the Zohan

Pubblicato: agosto 4, 2010 in cinema

Breve, tutt’altro a dire il vero, analisi del film in cerca di
contenuti propagandistici. Nel seguito racconto per intero il film
quindi se non lo avete ancora visto avete un ottima scusa per non
leggere questo post lunghissimo :)
Al tempo stesso se non avete visto il film non capirete pressoche’
nulla del post, anzi, e’ consigliato avere il film sottomano per
seguire meglio.

You don’t mess with the Zohan (2008)
Columbia Pictures
Prodotto dalla Happy Madison (fondata da Adam Sandler)

* Analisi

Prima scena: Zohan e’ sulla spiaggia che si diverte. Lui e’
assolutamente 1000 anni avanti a tutti gli altri.
Ma ahime’ non puo’ divertirsi perche’ il dovere lo chiama.
Messaggio: saremmo tutti felici se non ci fossero i terroristi.

La missione: un pericoloso terrorista, Phantom, e’ stato avvistatato a
Beirut, Libano. Caratteristica principale del terrorista,
lampeggiante, e’ “Hates Israel: yes”. La questione viene presenta su
un piano morale/emotivo. Non e’ un nemico, ma uno che odia.
Poi viene introdotto il tema degli scambi di prigionieri. I terroristi
vengono catturati, ma poi vengono rilasciati negli scambi di
prigionieri. Pare che Phantom sia stato rilasciato in cambio di due
soldati.
Viene poi presentato il piano: 20 uomini, con il rischio di causare
danni ai civili. Zohan si offre perche’ non vuole che ci siano feriti
tra i civili.
Zohan in questa e in molte altre occasioni viene utilizzato per
rappresentare Israele stessa. L’assonanza del nome con
Sion/Zion, il monte, usato anche per indicare l’intero popolo ebraico,
rafforza il rimando.
Messaggio: Libano rifugio dei terroristi. Non fare vittime tra i
civili e’ la nostra preoccupazione.

La cena: per colpa della guerra Zohan deve rinunciare al suo sogno.
Segue la cena con i genitori che rappresentano l’autorita’, il
buonsenso e il dovere. Per loro rinuncia alla festa con le 3 ragazze,
riconoscendogli quindi un’elevata importanza/rispetto. Il tema della
cena e’: voglio lasciare l’esercito. La madre elenca i suoi dubbi, tra
qualche bella battuta (“Stay in the army, play it safe.”). Viene poi
chiarito che questa non e’ realmente una guerra introducendo il
racconto dei fatti del 1967.

– We were surrounded on all sides, outnumbered.

– And in six days, we won.

Zohan ripete le parole del padre, come se le avesse sentite 1000
molte, e in questo modo le rende corali. Il riferimento e’ ovviamente
alla Guerra dei Sei Giorni

http://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_dei_sei_giorni

Il racconto richiama un tema classico della propaganda militare
Israeliana: “We were surrounded on all sides, outnumbered”.
La parentesi storica si conclude con la frase “Your generation likes
to forget that” che, sebbene in senso stretto sia riferita alle ultime
5 ore della battaglia, in realta’ si applica all’intero discorso: i
giovani dimenticano il passato.

E’ poi la madre a rispondere alla domanda del figlio su quando finira’
la guerra: “They’ve been fighting for 2000 years. It can’t be much
longer.”. Sebbene quel territorio sia stato conteso in piu’ occasioni
descriverlo come teatro di guerra da 2000 anni e’ sicuramente
ingannevole. In questo modo pero’ la guerra non viene presentata come
qualcosa di nuovo, un fatto recente, ma come una situazione
millenaria. Questo induce a non riecercare una causa concreta e
diretta per la situazione ma a considerarla come uno stato di fatto.
Infine i desideri del figlio, proposti come alternativa al servizio
militare, vengono ridicolizzati dai genitori, le sue parole “it’s
peaceful, no one gets hurt” vengono coperte dalle risa.

Slogan: l’amico di Zohan in questa prima parte definisce 3 slogan,
identificabili dal tono e/o dalla ripetizione.

You don’t mess with the Zohan!
No one can hurt the Zohan.
You never giggle at the Zohan.

La missione: Zohan assalta la casa dove e’ rifugiato Phantom disarmato
e senza uccidere nessuno. Durante l’assalto trova la possibilita’ di
dibattere il conflitto arabo-palestinese con un generico arabo (sono
due, ma ricoprono lo stesso ruolo e proseguono un unico dialogo).
All’inizio del dialogo il primo cattivo spara ad uno Zohan
apparentemente indifeso in risposta alle sue parole.

Z: I get it, I get it, you guys don’t like our country.
A: So we are the bad ones.
Z: I’d love to sit and discuss this with you, but I’m short on time.
A: I’m just saying. It’s not so cut-and-dry. We settled here for hundreds of years!
Z: Good point. None of my ancestors ever stepped foot in this land. No, you’re right.

Zohan risolve il dialogo da vincitore con il sarcasmo. Da notare i
passaggi “I’d love to sit and discuss” da parte di uno Zohan aperto al dialogo, “It’s not so
cut-and-dry” dell’arabo che non pone una vera controargomentazione ma
piu’ un cavillare, e l’utilizzo della parola “settled” (stabilirsi,
riferito a qualcuno che arrivi da fuori).

Arriviamo allo scontro con il cattivo, che appare a testa in giu’ sul
soffitto di una chiesa, scena che a me ha ricordato molto l’esorcista.
Anche il cane nero e’ un simbolo associato al demonio e di dubbio
valore narrativo per la scena. Il nemico e’ pero’ un codardo e fugge
allo scontro.
Phantom spara con un lanciarazzi facendo esplodere il negozio di una
persona araba del luogo. Zohan e’ subito pronto a rallegrarlo dandogli
un biglietto da visita con il numero di telefono, con prefisso
israeliano, di un servizio di “BOMB FIX” governativo gratuito. Questo
nonostante i danni siano stati causati dal cattivo.
Segue subito il riferimento all’intifada, rappresentata dal lancio di
pietre dei bambini, che di nuovo Zohan trasforma in un sorriso.
Arriviamo all’acquascooter dove di nuovo Phantom danneggia la sua
gente giustificandosi con un “Sorry. It’s for the cause”. Succedera’
di nuovo poco dopo.

La scena del combattimento non l’ho capita molto, e si sviluppa
attorno al tema di “I feel no pain”.

Lo scontro si conclude con l’apparente morte di Zohan e Phantom
festeggia urlando: I Kill! I Kill the Zohan. Nonostante il tempo
verbale utilizzato serva a caratterizzare il personaggio, il risultato
percepito e’ differente. Seguono grandi festeggiamenti della folla.

In seguito cerchero’ di essere piu’ breve, visto che siamo solo a 16
minuti di film!

Il tassista: l’america come luogo di liberta’, dove realizzare i
propri sogni. Il resto del mondo come luogo terribile e pericoloso.

La scena in cui Zohan si reca al salone di Paul Mitchel contiene una
frase che non si nota molto, ma significativa:

If I find out he was here…

…or you are keeping him hidden from me…

…I will destroy you.

Believe me this.

potrebbe essere volutamente ironica, ma il riferimento a chi offre
rifugio ai terroristi o anche solo alla deformazione professionale da
anti-terrorismo e’ cosi’ sottile che alla prima visione io non l’ho
notato.
Poi l’incidente della bici. Zohan si avvicina per difendere i deboli
dai prepotenti. Il businessman lo scambia per un arabo e viene punito
per il suo errore.
Entra il tassista arabo. La situazione e’ di disagio, il richiamo e’
al traffico. L’arabo e’ scortese, parla la sua lingua, ascolta la sua
musica: non si integra. Abbiamo la paranoia delle signore sul
terrorismo. Immediatamente dopo vediamo Zohan che invece viene
apprezzato dal popolo americano. Si integra talmente bene da poter
essere scambiato per un australiano, messaggio: gli israeliani sono
come gli occidentali. Zohan riconosce il tassista come un terrorista,
quindi i terroristi sono davvero ovunque, non erano paranoie quelle
delle signore. L’arabo, a questo punto terorrista, conta un mazzetto
di dollari. L’intera scena embra quasi un piccolo intermezzo
didascalico per spiegare la differenza tra arabi e israeliani.

Arriviamo alla disco, dove Zohan consiglia, da fratello maggiore, al
giovane di essere meno “picky” in fatto di donne. Poco chiaro a chi
sia diretto il discorso, ai giovani israeliani in USA? Segue una breve
parentesi dove il nero aggressivo e che parla in modo incomprensibile
viene punito. Zohan e’ appena diventato l’idolo della folla e viene
contemporaneamente celebrato da un suo fan come cacciatore di
terroristi: cacciare i terroristi e’ cool!

Zohan cerca lavoro. Non riesce a integrarsi coi neri e non ha successo
coi bambini. Torna quindi in una piccola riproduzione di
Israele/Palestina. Breve parentesi per consigliare a tutti i giovani
israeliani in America di fare qualcosa di meglio che aprire negozi di
elettronica.
Qui la situazione e’ tranquilla, non ci si odia e non ci si spara. In
qualche modo viene assolto il popolo palestinese in se’. Al tempo
stesso vengono presentati gli US come luogo positivo dove trasferirsi
per rifarsi una vita e realizzare i propri sogni. Il suggerimento
verra’ ripreso poi nella passeggiata al parco.

Lungo salto sull’apprendistato da parrucchiere, con solo un paio di
episodi degni di nota. Durante le lezioni notturne da chaffeur Zohan
punisce in modo deciso e immediato lo sgarro del suo insegnante. In
seguito Zohan punisce senza esitazioni il proprio errore sul lavoro.

Skip completo sulla parte del salone :)

C’e’ poi il breve episodio, di nuovo nei territori occupati, dove un
fin troppo paziente Zohan cede infine alle provocazioni. E compaiono 2
personaggi nuovi. Uno dei due ha un nome molto particolare: Nasi con
la s sibilante.

Poi c’e’ la breve parentesi su “the bush” che non avrei notato se non
fosse stata ripresa poi nella scena del medico. “The bush is the
biggest” afferma Zohan. Successivamente dal medico in un dialogo
brevissimo, meno di 30 secondi, appaiono le parole “emergency”,
“that’s not a real problem”, “No, not the bush.” in quello che
potrebbe essere un esercizio di PNL, anche perche’, nello suo slang
anglo-ebraico, Zohan pone sempre l’articolo davanti ai nomi propri.

La passeggiata al parco e’ l’occasione per una breve parentesi politica:

– I couldn’t take it there anymore.

– Look, both sides crazy.

– You have the hardcores on both sides.

– They just want to fight and fight. Nobody will win this way.

– It has to stop.

Si passa poi ai 3 terroristi improvvisati e pasticcioni che non
riescono a concludere un buon attentato.
Poi un breve parentesi contro le guardie cittadine, “night-watching
losers”, incompetenti e sfigate.

Si arriva ad 1 ora e 18 e riappare il tema politico. Il film dura 113
minuti, un bel po’ per un film di questo genere. Qui troviamo
israeliani e palestinesi che discutono.
Rilevante questa battuta

Arab: Not Israeli! Who else would write “Arab go home”!

Israeli: Oh, I don’t know, just maybe 99 percent of the world.

Viene spiegato, ed entrambi i gruppi lo confermano, che il processo di
pace e’ saltato a causa dell’omicidio di Rabin. Infine la discussione
va Off Topic e ci viene spiegato che “This is what happens when they
talk politics.”. In breve il motivo per cui da anni non si arriva a
nulla e’ per colpa di un attentato e dell’incompetenza dei politici.
Si passa poi alla trattativa tra i cattivi, molto ben caratterizzati
come “redneck” che vengono associati, senza motivo alcuno, a Mel
Gibson. L’associazione verra’ di nuovo ripetuta piu’ avanti.

Un po’ piu’ avanti l’allenamento di Phantom, diventa l’occasione per
associarlo al maltrattamento degli animali e al non rispetto per le
donne. Avanti ancora veloce, 1:30, la scena delle armi mostra come
dietro attivita’ apparentemente rispettabili si nascondano pericolosi
criminali.

Saltiamo infine al combattimento finale, 1:40. Phantom colpisce
ripetutamente Zohan che non reagisce. Non e’ lui a volere la guerra. E
infine e’ persino una donna a condannare l’arabo.
Al combattimento segue un breve scambio di battute

Israeli: People don’t like us too.

Arab: Why!

I: Because they think we are you.

[…]
A: Look, Bashir, no offense…but if you sat next to me on a plane, I
might want to get off too.

[…]
I: I am sorry about your goat.

Insomma, in poche battute la condanna, le scuse, il perdono, ecc.
Tutto nasce solamente da una serie di “incomprensioni”.

Finita la “guerra” tutti possono essere felici, ora che non e’ piu’
necessario combattere c’e’ anche la riconciliazione con i genitori e
la possibilita’ per ognuno di realizzare i propri sogni.

* Considerazioni

Tutto quanto scritto fino ad ora si puo’ debunkare
(smontare/contestare) con una mano sola, sia perche’ l’attivita’ di
debunking e’ molto semplice, sia perche’ il tema e’ complesso.
Dal mio punto di vista ci sono abbastanza elementi per considerarlo un
film di propaganda, cioe’ un film teso a veicolare contenuti non
espliciti sotto l’apparenza dell’intrattenimento. In pratica che ci
siano state delle precise scelte di produzione che vadano al di la’
dell’incontrare i gusti del pubblico occidentale. Cosi’ come rifiuto
l’ipotesi che si tratti di una sceneggiatura prodotta “in buona fede”
ma da una parte in causa, Adam Sandler.

Detto questo il film sembra avere due target principali: il giovane
israeliano e il generico popolo americano/occidentale. Al primo sono
rivolti i messaggi sull’importanza della guerra e di fare il proprio
dovere, i riferimenti storici, quelli sul ruolo di Israele nel
conflitto, le difficolta’ del processo di pace, ecc. Ai secondi si
cerca di illustrare innanzitutto la differenza tra arabi e israeliani
:), quasi un tormentone, e di nuovo la situazione politica del luogo.

Direi che per ora puo’ anche bastare :)

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