Breve fanta(?) storia del cinema

Pubblicato: gennaio 27, 2010 in cinema

Italia, Roma. 1937, 21 aprile. Mussolini inaugura Cinecittà, concepita
come sede dell’industria cinematografica italiana, consistentemente
finanziata dal governo in quegli anni (risale al 1937 il primo
colossal italiano: Scipione l’Africano).

Ma e’ gia’ nel 1922 che afferma di ritenere il cinema “l’arma piu’
forte dello Stato” e appena un paio di anni dopo fonda l’istituto LUCE
che nel 1936 passera’ sotto il Minculpop.

Il cinema nasce all’inizio del secolo e l’Italia e’ subito pronta a
recepire la novita’ e produrre i primi “esperimenti”. Il sonoro
arrivera’ negli anni 30.
Con la prima guerra mondiale in Italia vengono gia’ prodotti i primi
film di propaganda. Non so bene come/dove venisse proiettato questo
genere di film (cinema? caserme?) ma questo e’ un esempio

Serve ancora qualche anno perche’ si arrivi a produzioni piu’
complesse, come ad esempio questa (peccato non si capisca di che film
sia…)

Qui si mescolano scene di vita comune alla forma piu’ istituzionale
del documentario con voce fuori campo e spezzoni vari. Si sviluppa un
minimo di trama con diversi personaggi: il reduce eroico, il capo
stazione inetto, i contadini che soffrono marchiati con falce e
martello. Nella parte finale vengono date delle informazioni precise.

In Germania nello stesso periodo Goebbles prende in mano tutti i mezzi
di comunicazione del Reich. Diversi film di propaganda vengono
affidati a Leni Riefenstahl come “Il trionfo della volontà”,
propagandone sparato sulla convention nazista. Ma e’ gia’ con Olympia,
sempre della stessa regista, che le acque iniziano ad intorbidirsi: un
documentario sulle olimpiadi del 36 a Berlino, commissionato dal
Comitato Olimpico, che costringe la critica a chiedersi se si tratti
di propaganda o meno.

Anche oltreoceano si danno fa fare: la US Navy arruola Frank Capra e
John Ford per realizzare una serie di documentari di propaganda sulla
guerra allora europea. Le animazioni vengono realizzate dalla Disney.


http://video.google.com/videoplay?docid=-254996800597949827#

Finita la guerra wikipedia ci dice “In Italia, come nei paesi europei
occidentali, la propaganda ebbe sempre meno presa e senso. Le nascenti
democrazie si impongono di lasciare questo mezzo al passato, si tende
comunque a delegare al documentario gli aspetti di informazione e
persuasione.”.

Fortunatamente quindi le democrazie occidentali rinunciano a questo
strumento e potremmo concludere qui il nostro post.

Oppure potremmo iniziare una storia alternativa, un po’ alla Philip K.
Dick, e immaginare un mondo in cui le cose siano andate un po’
diversamente.

Siamo quindi nel primissimo dopoguerra e accanto al cinema si e’
affiancata da qualche anno la televisione, anche se l’Italia dovra’
aspettare il 54 per le prime trasmissioni. Ulteriori avvenimenti
dell’inizio del 900 sono la nascita della psicanalisi, dello studio
del comportamento, dei traumi psicologici della guerra (Freud, Le Bon,
Bernays, Pavlov, Tavistock Inst.). Negli anni 50 verranno inoltre
istituiti i primi centri militari dedicati unicamente alla guerra
psicologica. Infine e’ nel 53 che prende il via il progetto MK-ULTRA
sulle tecniche di controllo mentrale.

In questo clima i governi, nelle sue diverse incarnazioni, militari,
servizi segreti, ecc. non perdono l’interesse per il mezzo
cinematografico per promuovere le proprie idee. Come viene ben
spiegato da Bernays l’utilizzo della propaganda non ha nulla di
immorale in quanto semplice strumento in grado di catalizzare,
concretizzare, rafforzare (crystalize in originale) quelli che sono i
reali desideri della gente che altrimenti resterebbero isolati e
dispersi senza ottenere risultati. Dal suo punto di vista e’ quindi
legittimo, ad esempio, che un governo eletto in base alla promessa di
fermare la guerra usi tecniche di propaganda per portare alla luce
l’opinione pubblica tramite il cui supporto manifesto sia poi in grado
di realizzare cio’ che i singoli desiderano. Diventa poi una questione
etica l’utilizzo corretto delle stesse.

Il governo decide quindi di non interrompere la collaborazione con il
cinema. Inizialmente tramite il semplice finanziamento dei progetti
ritenuti piu’ interessanti, senza bisogno di nessun intervento
diretto. Tramite un prestanome fondi governativi vengono usati per
finanziare le produzioni piu’ utili.
In seguito ai primi buoni risultati, tramite una serie di mezzi alla
luce del sole, organismi di censura, finanziatori, ecc. si cercano
registi e sceneggiatori che siano disposti a lavorare per aiutare il
proprio governo nel suo lavoro. A seconda delle occasioni e’ piu’ o
meno necessario che le persone che collaborano al progetto sappiano
tutti i dettagli. Basta magari sapere che un noto produttore cerca
attori per una nuova sceneggiatura. Il resto e’ normale
amministrazione. Non c’e’ nemmeno bisogno di chiedere segretezza: io
lo so, tu lo sai, non e’ un argomento di conversazione, semplice
discrezione, come con le tangenti.

Nei paesi acquisiti che escono dalla guerra, ad esempio in Italia, si
favoriscono produzioni positive, che favoriscano la ripresa, che
ispirino fiducia, che stimolino l’integrazione nord/sud e cosi’ via.

Con le piu’ diverse ricerche psicologiche effettuate in quegli anni
(tipo esperimenti di Asch, Milgram, ecc. quelle cose molto anni 60) ci
si rende conto che il modo piu’ efficace di veicolare i messaggi e’ in
modo occulto. Il governo prepara quindi una scaletta di temi che gli
sceneggiatori dovranno inserire nei loro lavori. Un accenno contro il
razzismo, uno a favore del femminismo, uno sui pericoli della armi da
fuoco, e cosi’ via. Film con target diversi avranno messaggi diversi,
insomma, nel giro di qualche anno la cosa prende piede. Le tecniche
migliorano, si studiano metodi per valutare l’efficacia dei propri
messaggi cosi’ come avviene per le campagne pubblicitarie e nascono
una serie di ditte specializzate in questo genere di attivita’. Un
grande risultato e’ la campagna antifumo che in un attimo fa sparire
il tabacco dal grande schermo.

Si hanno quindi i primi esperimenti piu’ complessi negli anni 60/70
sui temi della guerra fredda e del vietnam. Ahime’, non ricordo
abbastanza bene i film di quel periodo e quindi non mi voglio
sbilanciarne citandone alcuni.

La cosa funziona talmente bene che vengono aperte un paio di case di
produzione apposta, con un giro stabile di collaboratori, in grado di
produrre decine di lavori ogni anno in modo semplice e rapido. Non
sono piu’ necessari lunghi comizi in piazza al freddo, documentari o
presentazioni nelle scuole: basta inserire i propri “spot” all’interno
di film che il pubblico riconosce come forma di intrattenimento. A
partire dagli anni 80 la propaganda cinematografica e’ ormai
un’industria stabile e affermata. Si va dai semplici finanziamenti, ad
agenti sotto copertura che operano come attori o registi, ai contatti
nell’Academy fino alle produzioni realizzate completamente in proprio.
Un esempio di produzioni ancora grezza e’ Rocky IV, ma sono le
produzioni meno appariscenti quelle piu’ efficaci. Il problema che
nasce a questo punto e’ riuscire davvero ad individuarle? Chi non
ricorda la frase “i libici!” all’inizio di Ritorno al futuro inserita
subito prima della morte di Doc? Possibile che nessuno abbia pensato
quanto fosse poco “politically correct” una frase simile?

Esempi di film di pura propaganda recenti possono essere: Leoni per
agnelli, Regole d’onore, The hurt locker, The man who stare at goats e
probabilmente tutti i recenti film a tema bellico (Siryana, Black hawk
down, Jarheads, Three kings, ecc.). Probabilmente film come Good night
and good luck, tutti quelli sulla storia recente americana, certamente
Forrest Gump. Esempio clamoroso Don’t mess with the Zohan.
Esempio nostrano accertato, dalle intercettazioni di
Berlusconi/Sacca’, e’ Barbarossa, grezzo, esplicito, ma cmq adatto per
trasmettere una serie di informazioni agli adolescenti.

Per giustificare queste lista bisognerebbe esaminare ogni singolo
film, prossimamente ci provo magari con un paio visti di recente.
Altrimenti questo discorso sembra decisamente buttato un po’ li’. E’
senza dubbio un lavoro infame: cercare di individuare una serie di
messaggi, sconosciuti, che possono o non possono essere stati nascosti
all’interno di un film. Lo spazio per gli errori di valutazione e le
contestazioni e’ molto ampio.
Al tempo stesso ci sono una serie di elementi che puntano chiaramente
in questa direzione.

La tesi di fondo, riassunta, e’ che il cinema sia un’industria
sviluppata e finanziata principalmente per scopi politico/militari.
Cosi’ come l’aeronautica dove esiste poi una anche una derivazione
civile.
Questo punto di vista risolve anche, se necessario, la critica del
“grande complotto impossibile”. Cosi’ come non serve nessun “grande
complotto” per far funzionare l’industria del tabacco, quella delle
mine anti-uomo, la produzione di fosforo bianco, le tangenti in ambito
pubblico, ecc. cosi’ non e’ richiesto rapire la figlia del regista per
realizzare il proprio film. E semplicemente un lavoro.

Riferimenti:
http://cronologia.leonardo.it/storia/a1922f.htm
http://it.wikipedia.org/wiki/Film_propagandistico
http://en.wikipedia.org/wiki/Operation_Paperclip
http://www.youtube.com/watch?v=WYxsNgkG_M8 (scelto questa versione
perche’ l’unica sottotitolata)

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