Il voto come delega del potere

Pubblicato: luglio 30, 2009 in voto

Non e’ vero che il voto non ha importanza. Ha un’importanza enorme per chi lo esprime.

Alla base del voto c’e’ molto terra terra il “patto sociale” di Hobbes: la rinuncia di alcune delle proprie liberta’ per delegarle ad un altro soggetto (lo stato) che le amministri per conto nostro. In questo modo non e’ piu’ compito nostro occuparci di quelle questioni in quanto delegate oltre a diventare oggettivamente impossibile farlo se anche volessimo (perche’ la forza conferita’ allo stato e’ tale da impedircelo).

Insomma, se chiedo a tizio di andare a farmi la spesa io poi mi dedico ad altro. Anche perche’ la macchina l’ha presa lui e io se anche volessi orami non potrei farlo. Posso al piu’ aspettarlo alla sera, per “chiudere il cancello dopo che sono scappati i cavalli”.

Insomma, l’essenza del voto non e’ la preferenza, ma e’ la delega del potere. Un plebiscito di fatto, in termini di affluenza pura. Votare significa rinunciare alle proprie responsabilita’ oltre che alle proprie liberta’.

Torno su questo argomento per aver osservato poco tempo fa, e in piu’ occasioni, questo meccanismo in opera nel mio quotidiano. Le decisioni prese per voto sono quelle che piu’ difficilmente vengono messe in atto. I votanti non ne sono responsabili e la persona che si e’ presa l’incarico non lo fa per scelta ma per necessita’. Questa persona nel nostro contesto non ha pero’ la forza (il monopolio della violenza fisica legittima) per imporsi ed e’ facile che la sua azione non possa essere messa in pratica. Inoltre le opzioni non votate vengono di fatto accantonate in favore delle altre.

E la cosa evidente e’ che diventa persino difficile capire chi sia responsabile per l’insuccesso: ma come, l’avevamo votato tutti? Come mai non lo si e’ fatto? Non possiamo attribuire la colpa a noi stessi, nemmeno al sistema in quanto quello d’eccellenza, quindi rimane solo il destino avverso.

In questo modo la volonta’ e l’azione vengono soppresse, il potere viene delegato permettendo di mettere in atto azioni certamente non votate da nessuno.

Addendum: rispetto a questo punto di vista la monarchia e’ una forma di governo piu’ onesta. Chi e’ al potere ha ottenuto quella posizione tramite lo scontro, la violenza e ha vinto. I sudditi hanno perso, ma almeno hanno “lottato” e la posizione del sovrano e’ legittimata solamente dalla sua forza. Nulla quindi vieta la possibilita’ di un futuro cambiamento. Nel caso della democrazia lo scontro non e’ mai avvenuto, ci si trova di fronte ad una resa quasi incondizionata.

Delegittimare il meccanismo significa delegittimarlo sempre, anche quando il voto darebbe ragione a me, e la sistematica alternanza elettorale garantisce che l’apparenza sia dalla mia parte quel tanto che basta che il meccanismo venga accettato nel suo insieme.

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