La concorrenza aiuta il mercato?

Pubblicato: aprile 21, 2009 in economia

Decine di economisti si saranno gia’ posti questa domanda e avranno dato le loro risposte. Stasera non ho voglia di cercarle e provo a dare la mia.

I monopoli uccidono il mercato: se sono l’unico a fornire un certo servizio posso deciderne liberamente prezzo e qualita’. Se il bene non e’ assolutamente indispensabile dovro’ cmq tener conto della domanda per definire un prezzo ragionevole, ma posso cmq approfittare un po’ di questa situazione.

La soluzione a tutto cio’ sembra essere la concorrenza. Mettere in conflitto tra loro piu’ societa’ porta a ridurre i prezzi e a migliorare la qualita’. In pratica devo essere migliore del mio concorrente per potergli “fregare i clienti”.

Ma e’ davvero cosi’?

Faccio un passo indietro. Supermercato: offerte. Nel 90% dei casi non ho una marca preferita, magari su alcune cose preferisco spendere di piu’, su altre meno, ma in fondo una o l’altra pari sono (detersivo, dentifricio, marmellata, biscotti, ecc.). Su questi prodotti quindi le offerte hanno la meglio: la mia scelta e’ guidata pesantemente da quale prodotto sia in offerta (nella fascia piu’ o meno di qualita’ a seconda dei casi). E qui mi sono detto: le offerte dei grossi supermercati uccidono la concorrenza.
Io infatti non compro un prodotto per la sua qualita’ e/o per la sua reale economicita’ ma perche’ un accordo commerciale di una grossa catena di distribuzione ha deciso il prezzo per quel prodotto.

E qui mi fermo perche’ il discorso sarebbe lungo. Da qui pero’ mi sono trovato a chiedermi: ma la concorrenza per cui mi sto preoccupando tanto, serve davvero?

Mettiamo che Mario e Luigi :) aprano due ditte molto simili. Entrambi investono in infrastruttura, ricerca e sviluppo, promozione, distribuzione, ecc. Ed entrambi cominciano ad applicare diverse strategie di vendita per attirare i clienti.
Una strada e’ ridurre i prezzi e le leve su cui lavorare per farlo non sono moltissime: ridurre la qualita’, sfruttare le persone o il territorio, ridurre i guadagni e, unica virtuosa, ridurre gli sprechi.
L’altra strada e’ puntare sulla qualita’, ma a meno di entrare nella fascia di oggetti di super lusso che lascio da parte, cmq ci si scontrera’ con il problema del prezzo. All’interno di ogni fascia di qualita’ paragonabile e’ alla fine sul prezzo che ci si scontra (nella realta’ credo sia piu’ sulla qualita’ della campagna pubblicitaria, ma qui la considero equivalenti).

Mario e Luigi si scontrano quindi sul mercato, risicano un po’ sulla qualita’, un po’ sui guadagni, spendono in pubblicita’, spendono per tenere le loro ricerche segrete e in brevetti, ma alla fine escono sul mercato con un buon prezzo/qualita’ e Claudio, il consumatore, e’ contento.

In questa descrizione rassicurante ci sono due passaggi secondo me critici: il costo della concorrenza e chi e’ Claudio.

In questo scenario sia Mario che Luigi hanno avuto costi extra: pubblicita’, segretezza, brevetti, ecc. Se quindi Mario avrebbe potuto produrre con un costo di 50 e vendere a 80, adesso si trova ad avere un costo in piu’, supponiamo di 20, da gestire. Potra’ quindi decidere di fare un 40 + 20 + 20: in pratica riduco un po’ i costi (materie prime, stipendi, qualita’, ecc.), riduco il mio guadagno a 20 e riesco a tenere fisso il prezzo. Oppure potrei decidere di fare 40 + 20 + 25 portando il prezzo a 85. In questo caso Mario guadagna 5 in meno, la qualita’ e’ inferiore o ci sono persone pagate meno e Claudio paga 5 in piu’.
Riassunto: Mario prende meno e Claudio paga di piu’ per un prodotto peggiore oppure i dipendenti di Mario prendono meno. Sembrerebbe una disfatta totale. In compenso pero’ le ditte di promozione e brevetti si portano a casa il loro 20.

Se Mario e Luigi lavorassero assieme potrebbero invece ridurre alcuni costi fissi (sede, ricerca, ecc.) aumentare i volumi ottenendo quindi prezzi migliori dai fornitori in modo da poter produrre a 30 invece che a 50. Poi ci sarebbero i due stipendi, in pratica 30 + 30 + 30 quindi il prezzo al pubblico sarebbe 90 e probailmente la qualita’ sarebbe migliore.
Riassumendo:
Mario da solo: 80
Mario vs Luigi: 85 (con qualita’ inferiore o stipendi inferiori)
Mario con Luigi: 90

Rimane solo da chiedersi: ma chi e’ Claudio? Claudio non e’ altri che un Mario o un Luigi: in questo esempio e’ consumatore, ma di certo sara’ anche produttore rispetto a qualcun’altro. Se quindi Mario e Luigi si devono strozzare (loro o i loro dipendenti) per fare un buon prezzo a Claudio di fatto anche Claudio viene danneggiato. Localmente il prezzo e’ inferiore, ma nel complesso ne risultera’ danneggiato.
La terza ipotesi, che sembra quella piu’ svantaggiosa, permette invece a Mario e a Luigi di avere gli stipendi giusti, anche se Claudio deve pagare forse un po’ di piu’ ma per un prodotto di qualita’ maggiore. Ma visto che Claudio e’ Mario, Claudio stesso viene premiato dallo stipendio piu’ alto e con il costo extra “pareggia”.
Lasciando stare i numeri, buttati li’ a caso, il discorso e’ semplice: la collaborazione paga.

Il rischio qui e’ che Mario e Luigi possano diventare un monopolio e approfittarsene. Per prevenire questo rischio si decide di danneggiare Mario, Luigi e quindi Claudio (oltre al fatto di non gestire poi molto il problema dei monopoli).

Morale: la concorrenza basandosi sul fatto di lavorare in una situazione di conflitto e quindi sfavorevole non puo’ far bene a nessuno. Le parti piu’ deboli (dipendenti, territorio, ecc.) sono quelle che pagano il costo del conflitto, oppure questo viene nascosto con l’inganno (qualita’ inferiore, pubblicita’, ecc,). Infine non permette alla societa’ nel suo insieme di svilupparsi al pieno delle sue possibilita’.

Esagerato?

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