Sul voto 2

Pubblicato: aprile 13, 2008 in voto
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Sono andato a votare.

Ribadisco la mia posizione. Il voto e’ uno strumento di misura del
consenso acquisito nel periodo precedente al voto (giorni, mesi ma
anche anni). In quanto tale necessita solamente di un campione
significativo di votanti, diciamo 10 milioni, forse anche meno.
Visto che cmq tutto si basa solo su grandezze percentuali e mai
assolute basta definire quali siano i rapporti tra i vari partiti.

Ritenere determinante ogni voto inizio a pensare sia una variazione
del paradosso del sorite (quello del mucchio) dove 1000 voti sono
significativi, quindi anche 999, …, quindi anche 1.
Infatti di solito la contro argomentazione che viene fatta e’: se 1
voto non e’ significativo allora non lo sono nemmeno 2, …, e nemmeno
1000.
A volte riformulato in “se tutti facessero cosi’…”.

Comunque, dicevo, sono andato a votare. Ho donato un campionamento in
piu’ al conteggio, la precisione della misurazione aumentera’ di
qualche milionesimo (cmq molto al di sotto della soglia di errore, ma
non voglio divagare).
Perche’? Perche’ ieri mi ha chiamato mia mamma e mi ha detto che se va
su Berlusconi e’ per colpa di quelli che non vanno a votare e cosi’
via. Quindi sono andato a votare per far contenta la mamma. Direi un
voto utile :)

Inoltre ho avuto modo di guardarmi attorno con uno sguardo diverso e
di notare come tutto quanto, aiutato dal bel tempo, avesse dei tratti
evidentissimi di celebrazione collettiva. Il cittadino prende in mano
i propri diritti e doveri e si reca a decidere le sorti del paese.
Quasi una processione di paese, una via vai di persone, vestite spesso
a festa, che fanno una cosa giusta. Ci si incontra, ci si saluta, ci
si rassicura o ci si contesta scherzosamente.
Un plebiscito della democrazia stessa in cui la folla conferisce
autorita’ al sistema. In questo nulla di male in fondo, ma molto
rituale senza dubbio.
Accanto a questo un pacato meccanismo di tifoseria, noi contro loro,
progetti di festeggiamenti in caso di “vittoria”, dopo notti insonni
passate a chiedersi cosa sia meglio. Sara’ meglio che venga a votare
tanta gente o meno?
E’ un piacere, un diversivo, la speranza del cambiamento, il senso di
star facendo qualcosa.
Il tutto preceduto dai bagni di folla delle convention da sempre
animate da canti, applausi, colori e danze.

E c’e’ anche un chiaro “empowerment” del cittadino, che diventa
artefice del proprio destino, potente, decisivo tanto quanto tutti gli
altri, quindi al massimo livello possibile. Non e’ piu’ ultimo, ne’
penultimo. E diventa anche responsabile di quello che succede, diventa
poi moralmente complesso rifiutare la propria azione.

Insomma, le premesse per un gran bel rito ci sono tutte. E in fondo
molto lontani da quello non siamo andati. Se ci si pensa abbiamo
ancora l’altare della patria, gli imponenti palazzi del potere, le
parate militari, e’ cosi’ via. Un retaggio religioso/nobiliare dei
7000 anni precedenti. Difficile da cancellare.

Niente, tutto qui.

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